Pattinaggio di figura, Grand Prix Final: dominio dei vincitori

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La prima parte della stagione del pattinaggio di figura si è archiviata a Barcellona con la finale del Grand Prix 2014-2015, in attesa che nei primi mesi del prossimo anno si svolgano i Campionati Europei ed i Campionati Mondiali. Sul ghiaccio catalano non sono mancate le sorprese, ma in tutte le quattro specialità i vincitori hanno dominato la competizione, meritando a pieno titolo la medaglia d’oro.

La gara più attesa, per tanti motivi, era certamente quella maschile. In molti volevano sapere se, dopo l’incidente della Cup of China e la prova opaca dell’NHK Trophy, il campione olimpico Yuzuru Hanyū sarebbe riuscito a tornare ai suoi livelli. Il ventenne ha risposto affermativamente, prendendo le misure con un corto di ottima fattura e scatenandosi nel programma libero, nel quale ha ottenuto il suo record personale, sfiorando di circa due punti il primato mondiale di Patrick Chan, che quest’anno non ha gareggiato. Se il mondo del pattinaggio esulta per aver ritrovato uno dei suoi campioni più brillanti, il pubblico sagnolo ha potuto festeggiare la medaglia d’argento del padrone di casa Javier Fernández, uno dei più bravi a gestire la tensione che nel free program ha fatto tante vittime. Il due volte campione europeo è riuscito così a vincere l’argento nella prima finale organizzata in Spagna, mentre Sergej Voronov, terzo classificato, ha dato ancora una volta prova di grande solidità, facendo fruttare la sua esperienza nei confronti dei più giovani avversari, che forse gli sono superiori tecnicamente ma che pagano in freddezza nei suoi confronti.

Considerata una grande promessa già da diverse stagioni, Elizaveta Tuktamyševa non era mai riuscita a confermarsi ai massimi livelli. La russa, che tra due giorni compirà diciotto anni, sembra finalmente aver trovato la maturità necessaria per affrontare le gare che mettono in palio le medaglie, scavalcando nelle gerarchie nazionali le più giovani connazionali, a partire da Elena Radionova, giunta seconda, ma soprattutto Julija Lipnickaja, letteralmente esplosa nel programma libero, dove è sembrata essere la brutta copia di sé stessa. L’esperienza, invece, non manca di certo ad Ashley Wagner, ventitreenne statunitense, che dopo un brutto corto è riuscita a rimontare fino alla terza posizione, confermandosi sul podio dopo l’argento ed il bronzo delle due precedenti edizioni.

La bandiera canadese ha sventolato sul gradino più alto del podio sia nella danza che nelle coppie di artistico. In quest’ultima specialità, Meagan Duhamel ed Eric Radford hanno riportato il loro Paese al successo ed al podio in questa gara tredici anni dopo il trionfo di Jamie Salé e David Pelletier, battendo i rivali designati Ksenija Stolbova e Fëdor Klimov, che hanno lasciato scappare gli avversari sin dal programma corto. Terza posizione per i cinesi Sui Wenjing e Han Cong, che confermano la grande qualità della scuola cinese nelle coppie di artistico: la Cina, che presentava tre entries a questa finale, è sempre salita sul podio dall’edizione 1998/1999, con l’unica eccezione della gara di tre anni fa.

Nella danza, infine, Kaitlyn Weaver ed Andrew Poje hanno interrotto la serie di cinque vittorie statunitensi, regalando al Canada la medaglia d’oro a tredici anni di distanza dall’ultima, proprio come nelle coppie di artistico. Nel duello nordamericano, i pattinatori della foglia d’acero hanno nettamente dominato nei confronti dei pur bravi Madison Chock ed Evan Bates (Stati Uniti). La medaglia di bronzo è andata ai giovani francesi Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron, rispettivamente diciannove e venti anni, che dopo aver accusato la tensione nella short dance sono riusciti a rimontare dalla quinta alla terza posizione nella danza libera. Per la sesta edizione consecutiva, dunque, sono questi tre Paesi ad occupare il podio della danza, nonostante abbiano tutti cambiato interpreti, a dimostrazione della solidità di queste tre scuole.

 

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giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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