Tennis: Giorgi e Fognini, due potenziali campioni che l’Italia sta aspettando

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Camila Giorgi e Fabio Fognini, nonostante le loro differenze caratteriali e non solo, sono accomunati da un’unico, singolare, fatto: tanto puro talento e così poca costanza. L’Italia necessita di grandi campioni e, guardando la loro potenza a tratti devastante, continua a sperare di trovare in questi due atleti ciò di cui ha bisogno. Intanto, i due, oltre allo spettacolo del loro gioco, ci offrono qualcos’altro: Fabio dei teatrini di cui potremmo fare benissimo a meno, Camila una serie di contraddizioni che non sembrano avere fine.

Alzi la mano chi, almeno una volta, o anche più di una, non ha perso la pazienza guardando i suoi match. Fabio Fognini è il simbolo dello sport italiano che non funziona. Crisi nera per l’azzurro, difficile ricordarsi anche quando essa sia iniziata, considerata la mole di spettacoli agghiaccianti a cui ci ha costretti ad assistere. Gestacci al pubblico, insulti all’avversario, racchette spaccate e fatte volare in aria, partite perse per capricci inutili. Questo è il ritratto del nostro Fabio, che nasconde il purissimo talento che si cela dietro quella maschera di arroganza: una facilità di gioco impressionante, colpi potenti, precisi, da top ten. Ripetutamente il ligure ha tentato di giustificarsi e criticato i giornalisti che, a suo dire, sono troppo cattivi con lui. Ma, il buon Fabio, che immagine offre dell’Italia nel mondo? Non stiamo di certo qui a fare retorica, ma la questione è seria. L’immagine di un’Italia svogliata, svogliata come i suoi match, che corrono via veloci senza apparente spiegazione, match buttati al vento contro avversari mediocri. Un’Italia incapace di prendere provvedimenti seri per sanare la situazione. Un’Italia che, tutto sommato, si rispecchia in Fognini, tanto “che sarà mai, povero ragazzo, era nervoso..”. Noi tutti ci auguriamo che il treno della top ten ripasserà di nuovo l’anno prossimo e che, soprattutto, Fabio abbia sistemato per tempo i suoi bagagli per salirci su e non correre il rischio di perderlo di nuovo. Che questa volta però lo faccia con la qualità primaria nello sport, quella senza la quale non si va da nessuna parte. Il rispetto.

Situazione analoga per Camila Giorgi, che non pecca di atteggiamenti sbagliati come il caso precedente (è anzi educatissima), ma di un’incostanza che ha pochissimi eguali nel circuito femminile. Battere Sharapova e perdere successivamente da giocatrici oltre la 100esima posizione non è un’impresa facile, ma Camila può dirsi esperta in questo. Ciò non accade perchè perde le staffe a metà incontro, ma perchè fin dall’inizio imposta male il suo intero piano tattico. La Giorgi è una potenziale top ten, lo sanno tutti e non è una sorpresa. La sua forza mette in difficoltà chiunque. Ma il suo gioco dipende molto dal caso: un giorno servirsi di cannonate per fare punto può essere proficuo, il giorno dopo magari anche, ma quando si arriva al terzo giorno, quelle cannonate possono anche finire in rete. E così i giorno successivo. La mancanza di uno staff tecnico ideale quanto può influire su questo rendimento altalenante? L’impressione è che sia addirittura determinate. Papà Sergio avrà certamente i suoi meriti, ma forse è il caso che Camila se ne separi per trovare la tecnica e la mentalità necessarie ad una competizione ad alto livello. La Giorgi è ancora giovane e, per fortuna, ha davanti a sè molti anni. Sta a lei (e non solo) capire come trascorrerli.

L’Italia, come sempre, aspetta i suoi campioni.

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stefania.gemma@olimpiazzurra.com

Foto: Federtennis/Tonelli

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