Rossella Ratto, il bronzo di una squadra straordinaria

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Mai medaglia fu più costruita, cercata, meritata di quella strappata oggi da Rossella Ratto nella prova femminile. Mai un qualsiasi risultato è stato in grado di dimostrare, più di quello odierno, quanto il ciclismo sia uno sport di squadra, non solo individuale.

Le azzurre erano state chiare: “Una per tutte, tutte per una“. La squadra più forte, come testimonia il grande controllo in ogni fase della corsa e l’aver piazzato tre atlete tra le prime otto al traguardo. Ma la campionessa inarrivabile era un’altra: era Marianne Vos, contro la quale l’Italia ha provato tutto ciò che poteva provare. Prima si è cercato di sfiancare la nazionale olandese, poi di mettere in difficoltà questo mito vivente del pedale con una serie di azioni individuali: nulla da fare. Rossella Ratto, paradossalmente, sembrava quella che aveva speso di più con una corsa encomiabile sin dalle prime battute (ma che dire, ad esempio, di una Valentina Scandolara praticamente mai scivolata oltre le prime cinque posizioni del plotone per più di metà corsa, o di una Francesca Cauz che ha acceso la miccia su Fiesole?). La bergamasca, figlia e sorella d’arte, si era esibita in una prima, dispendiosa azione assieme a Lucinda Brand, venendo stoppata a trenta chilometri dall’arrivo; poco più avanti, però, Tatiana Guderzo, a quel punto capitana designata, si rende conto di non essere al top.

Le immagini parlano chiaro: si tocca la gamba sinistra, al primo scatto potrebbe pagare dazio. Parla con Salvoldi, in quel momento, probabilmente, si decide la tattica e viene fuori la grandezza della squadra italiana, che ha più di una freccia al proprio arco: la giovanissima Rossella, sarà lei a giocarsi le carte tricolori, nonostante la vicentina venga riportata sotto un’ultima volta da un’Elisa Longo Borghini in versione locomotiva, tanto più straordinaria se si pensa all’incidente di inizio estate. In via Salviati la Vos se ne va, come da copione: Johansson e Ratto non demordono, si lanciano all’inseguimento, staccano le altre.

Ma è disumana, troppo disumana l’olandese: troppo di un altro livello, troppo perfetta. Terzo titolo per lei, Rossella invece si porta a casa un bronzo incredibile, senza neanche disputare lo sprint con la Johansson, stravolta da una giornata pazzesca. E‘ suo quel bronzo, sì, ma è anche di Valentina Scandolara, Susanna Zorzi, Giorgia Bronzini, Noemi Cantele, Elisa Longo Borghini, Francesca Cauz e di una Tatiana Guderzo che scoppia in lacrime travolta dai crampi. E’ il bronzo del tecnico Edoardo Salvoldi, centotrentesima medaglia (così, a spanne, rimandiamo a più avanti per i conti più precisi) tra Europei e Mondiali di ogni categoria ed Olimpiadi durante la sua gestione. E’ il bronzo dell’Italia ciclistica che domani, tutta insieme, si stringerà attorno a Vincenzo Nibali, Michele Scarponi, Filippo Pozzato, Diego Ulissi, Alessandro Vanotti, Ivan Santaromita, Rinaldo Nocentini, Luca Paolini e Giovanni Visconti per tentare un altro numero, un’altra impresa, un’altra gioia: ma se gli azzurri sapranno fare squadra come hanno fatto oggi le loro connazionali, il podio sarà più vicino del previsto.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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