Daniele Ratto, la Spagna nel destino

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Poco meno di un mese fa, Daniele Ratto era convinto di essersi finalmente sbloccato: quarta stagione tra i professionisti, prima vittoria in carriera con una volata delle sue, lui che ha lo sprint nel DNA, alla Vuelta a Burgos. I giudici di corsa, tuttavia, accolsero il reclamo di Anthony Roux e declassarono per scorrettezze il ventiquattrenne della Cannondale, strozzandogli l’urlo in gola, nonostante le vibranti proteste.

Oggi, Daniele Ratto si è rifatto con gli interessi. Nel modo più assurdo, nella giornata più assurda: ma con la Spagna nel destino. Tempo autunnale, pioggia e vento: soprattutto, salite infernali, che sulla carta non lasciavano spazio ad un velocista. Torinese di nascita e bergamasco d’adozione, figlio e fratello d’arte (mamma Monica Lo Verso è un’apprezzata DS, la sorella Rossella uno dei talenti più cristallini del pedale rosa), Ratto ha seguito il campione del mondo Philippe Gilbert, l’esperto Luis León Sánchez, l’altro velocista Graeme Brown e il francese Steve Chainel in un tentativo apparentemente folle. Davanti restano in tre, poi in due, poi Daniele è da solo, quando di chilometri all’arrivo ne mancano più di 60 e ci sono tre GPM da doppiare. Inizia a stringere i denti, a gestirsi: il gruppo è troppo lontano, non rientrerà più, distrutto dalla pioggia, dal freddo e dai sintomi di ipotermia che fanno strage. Dario Mariuzzo gli urla di tutto dall’ammiraglia, Ratto prosegue del suo passo, una salita dopo l’altra, un tornante dopo l’altro.

La Collada de la Gallina è un piccolo inferno. Piccolo, perché è relativamente breve; ma le pendenze si impennano, le curve tirano, le gambe urlano. La differenza di passo tra Daniele, che si gioca la gloria di un giorno, e il gruppo dei migliori, che si gioca la gloria della Vuelta, è notevole, tuttavia anche il distacco è talmente ampio da non mettere mai in discussione questa impresa. Gli ultimi tornanti ricordano le leggende più grandi della storia del ciclismo: sguardo stravolto, velocità ridotta al minimo, “benzina” finita da un pezzo, mal di gambe solo a guardarlo in televisione. Ma Ratto c’è, Ratto c’è: prima vittoria in carriera, nel modo più incredibile, e un urlo che finalmente può esplodere in tutta la sua potenza.

foto di Patricia Cristens

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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