CIO: sei candidati alla successione di Rogge

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Dopo dodici anni, il belga Jacques Rogge, ormai 71enne, si appresta a lasciare il posto di Presidente del Comitato Internazionale Olimpico. Sono sei gli uomini candidati alla sua successione.

Iniziamo però con il bilancio della presidenza Rogge, che risulta essere mitigato: certo, il belga si è speso per la lotta al doping ed alla corruzione, che imperversava nel CIO ai tempi del suo predecessore, Juan Antonio Samaranch, ma non sono mancate le pecche in questi dodici anni. La trasparenza finanziaria è ancora lontana per il mondo olimpico, soprattutto di fronte ai budget esorbitanti che vengono spesi per l’organizzazione ed alla commercializzazione dei Giochi, che sarebbe contraria allo stesso spirito olimpico, tra sponsor munifici e diritti televisivi da capogiro. Ad ogni modo, della presidenza Rogge resteranno soprattutto l’attribuzione, per la prima volta, dei Giochi al Sud America e la creazione dei Giochi Olimpici della Gioventù.

Il favorito alla successione di Rogge sembra essere il tedesco Thomas Bach, medaglia d’oro nel fioretto a squadre nel 1976. Il sessantenne è stato vicepresidente del CIO durante tutta la presidenza di Rogge ed è il fondatore (nonché attuale Presidente) del Comitato Olimpico e Sportivo Tedesco dopo la riunificazione. Tra i punti forti del suo programma c’è la lotta al doping: squalifiche più lunghe (fino a quattro anni), maggiori controlli e fondi destinati alla ricerca per l’antidoping.

La maggioranza degli appassionati di sport, però, probabilmente fa il tifo per Sergei Bubka. L’ucraino, che non ha bisogno di presentazioni, è il candidato più giovane, con i suoi 49 anni, ma è già Presidente del Comitato Olimpico del suo Paese e vicepresidente della IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica. Il suo palmarès sportivo potrebbe giocare un ruolo fondamentale a suo favore, mentre dal punto di vista del programma anche Bubka si è speso soprattutto sul doping.

Altro vicepresidente del CIO assieme a Bach, Ng Ser Miang è uno dei candidati meno conosciuti dal grande pubblico. Il rappresentante di Singapore, ambasciatore del suo Paese ad Oslo, potrebbe divenire il primo asiatico a presiedere il CIO. Per lui la priorità è quella di ridimensionare i Giochi, soprattutto nei costi, ma anche nel numero di discipline coinvolte. Un punto che non piacerà a molti.

Medaglia di bronzo nel canottaggio a Città del Messico nel 1968, lo svizzero Denis Oswald è presidente della Federazione Intenzionale del suo sport da 25 anni. Secondo Oswald il programma olimpico andrebbe rivoluzionato: via le discipline più arcaiche per dare spazio a tante innovazioni e discipline più moderne che possano attrarre i giovani.

Richard Carrion, 60 anni da Puerto Rico, è l’unico dei sei candidati a non vantare una carriera sportiva di alto livello. Il suo campo è piuttosto quello dell’imprenditoria e la finanza. La sua carriera all’interno del CIO è strettamente legata a contratti munifici e ad importanti finanziamenti, e da esperto di danari il suo primo punto in programma consiste nella lotta alle scommesse illegali. Ad ogni modo, una sua vittoria rappresenterebbe una sconfitta dello sport e di Pierre de Coubertin.

Presidente della Federazione Internazionale di Boxe dal 2006, il 66enne cinese Ching-Huo Wu fa della lotta alla corruzione il suo punto forte. Dopo aver ripulito la boxe, Wu punta ancora più in alto, senza dimenticar il doping e le competizioni truccate tra le piaghe che affliggono lo sport di alto livello. Tra i punti in suo favore, il merito di aver introdotto la boxe femminile ai Giochi e la volontà espressa a chiare lettere di portare i Giochi in Africa per il 2028.

Non ci resta che aspettare le ore 17:30 italiane per conoscere il nome del nuovo Presidente del CIO.

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giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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