Scherma, Mondiali Budapest 2013: finalmente Arianna, immensa Vale

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Ci voleva una giornata così per Arianna Errigo. Finalmente perfetta, senza intoppi né incroci beffardi come agli Europei di Zagabria, quando fu costretta ad affrontare Elisa Di Francisca ai quarti di finale per via del brutto girone della jesina.

Ai mondiali di scherma non può succedere, perché a far fede nella compilazione del tabellone è il ranking mondiale, così numero 1 e 2 al mondo possono incontrarsi solo in un’eventuale finale. Ma può succedere che sulla tua strada verso le medaglie ti imbatti nella campionessa più grande della storia, che causa maternità ha saltato tutta la stagione ed è dovuta passare dai gironi, che 83 giorni dopo il suo secondo parto dimostra di essere la solita Vale, e si lascia dietro Varga, Prescod e Boubakri prima di approdare ai quarti.

Vezzali senza pressione: il quarto di finale è un grande risultato nelle sue condizioni, e uscire con Arianna Errigo sarebbe tutt’altro che disonorevole. Arianna invece di pressione ne ha tanta, perché è la numero 1 del mondo, si gioca il Mondiale e la Coppa, e anche se ha solo 25 anni c’è già chi la dipinge come una meravigliosa opera incompiuta: fortissima, sì, bravissima, ma senza il guizzo d’oro a Mondiali, Europei e Olimpiadi. Di tempo, alla sua età, ce ne sarebbe quanto ne vuole per smentirli tutti, ma TsunAry ha fretta e non ha più alcuna intenzione di rimandare il suo appuntamento con la storia. Vale viene battuta 15-8, ma praticamente non c’è mai assalto. «Ho perso contro una compagna di squadra formidabile. Faccio i complimenti a tutte le mie compagne, e in bocca al lupo a Elisa e Arianna per le fasi finali del mondiale! Ci vediamo sabato, insieme, per vincere con la squadra di fioretto femminile!», scrive la campionessa jesina al termine del suo assalto, e ha ragione.

Perché pochi aggettivi si addicono ad Arianna Errigo quanto «formidabile». In semifinale batte la Deriglazova, in finale la Golubitsky, che aveva eliminato Carolina Erba ai quarti ed Elisa Di Francisca in semifinale. Niente derby azzurro, dunque, nessun regolamento di conti tra compagne di stanza, ma poco importa. Per la rivincita di Londra e Zagabria ci sarà tempo, quello che contava, stavolta, era l’oro mondiale.

In una giornata così, resta la delusione per una prova di sciabola che non è andata come ci si aspettava. Bravo Enrico Berrè, migliore degli azzurri (e non è la prima volta per il 21enne di Genzano) e haipiedi del  podio. Delusione e rabbia per Diego Occhiuzzi, eliminato nei 32 dall’abbordabilissimo georgiano Badzadze in uno degli assalti più lunghi della storia della sciabola. Una ventina di simultanei sul 14-14, almeno uno radicalmente inventato da un arbitro incapace di prendere una decisione, poi la luce rossa, quella dell’avversario, che si accende da sola. Niente stretta di mano per Diego, che non digerisce quella che ritiene (senza avere tutti i torti) un’ingiustizia subita.

In mezzo le prove di Luigi Samele e Aldo Montano, eliminati agli ottavi dal campione europeo Dolniceanu e dall’oro olimpico Szilagyi. Peccato, perché pur soffrendo un po’ troppo contro il senegalese Keita, Samele sembrava in palla, mentre Montano veniva da una rimonta capolavoro contro lo spagnolo Casares. Oro a Reshetnikov, e ci sarebbe poco da obiettare se si considerasse il valore dello sciabolatore russo. Tutto cambia se si ripensa all’assalto dei 32esimi contro Rousset. Sul 13-14, un attacco del francese viene clamorosamente girato e diventa la stoccata del 14-14 per Reshetnikov, che poi trova il guizzo per la stoccata decisiva e avanza tra le proteste dei transalpini e l’indignazione di buona parte del palazzetto. Un oro è sempre un oro, ma vincerlo così è meno bello.

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

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