Scherma, Mondiali 2013, Irene Vecchi: «Il mio fuoco d’artificio»

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Sorridente e raggiante. La sconfitta in semifinale contro Ekaterina Dyachenko non ha cancellato la solita solarità dal volto di Irene Vecchi. Anche perché quello ottenuto a Budapest, per lei, è il primo bronzo mondiale, e segue immediatamente quello continentale arrivato a Zagabria. Per questo non ha dubbi: «Sono contenta così, torno a casa felice con una medaglia. Questo è stato un anno particolare».

Perché lo spiega lei stessa, con la sua parlata livornese: «Sono ripartita da un’Olimpiade positiva, dove avevo fatto i quarti di finale, perdendo da un grande campionessa che ha dimostrato anche oggi il suo valore (Olga Kharlan, ndr). Ero abituata a partire in sordina, invece quest’anno è arrivata subito la vittoria in Coppa del Mondo a Londra. Non me l’aspettavo. Forse è stato merito della tranquillità e serenità. Avevo detto che mi sarebbe piaciuto finire l’anno con un fuoco d’artificio, forse oggi il fuoco d’artificio me lo sono regalato».

Quella medaglia, però, poteva essere ancora più preziosa, e lei non se lo nasconde: «Potevo arrivare in finale, lei l’ho già battuta qualche volte. Forse non sono stata capace di lasciar andare il cavallo, condizionata dall’atmosfera del mondiale, ma va bene così. Spero non sia l’ultima medaglia, ora c’è la prova a squadre, non voglio sentirmi appagata».

Per lei, comunque, è stata una giornata da incorniciare: «Durante tutta la gara non ho pagato lo scotto dell’emozione, ho sempre lasciato andare le sensazioni positive. Anche contro la Vougiouka». La greca l’aveva battuta in semifinale agli Europei, Irene si è rifatta con gli interessi, con una splendida rimonta costruita con stoccate coraggiose e bellissime: «Mi hanno detto che ero sotto, ma non me lo ricordo», confessa ridendo, «forse proprio non averci pensato troppo mi ha fatto bene. Meglio batterla qui che a Zagabria».

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

Foto di Augusto Bizzi

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