Dagli oriundi ai “nuovi italiani”: come cambia lo sport azzurro

Dalla nazionale di calcio del 1938 al prossimo playmaker della nazionale di basket Travis Danier sembra trascorsa un’eternità, eppure, passando per Josefa Idem, Fiona May, Carlton Mayers, Sergio Parisse, Andrew Howe e Mario Balotelli, la cultura multietnica ha preso sempre più piede nelle nostra società ed in particolare nel mondo dello sport, che si è fatto carico di essere espressione massima di questo radicale cambiamento facendo velocizzare notevolmente il processo d’integrazione all’interno del nostro Paese.

Accade quindi che tutte le selezioni nazionali ormai siano composte da atleti oriundi (parenti con origini italiane), naturalizzati ( hanno sposato uno/a italiano/a e possono ottenere la cittadinanza), equiparati (si trovano nel nostro paese da molto tempo e ottengo la cittadinanza per circostanze temporali) e dai “nuovi italiani” (nati in Italia da genitori di origine straniera) che spesso, oltre il loro contributo sotto il profilo umano, apportano anche un’importante aggiunta tecnica.

Le rappresentative italiane che attingono maggiormente da questi serbatoi sono quelle di hockey e baseball  dove le origini  statunitense e argentine sono profondamente radicate; basti vedere le ultime convocazioni dell’hockey prato femminile in cui figurano molte oriunde tra cui Macarena Ronsisvalle, Celina Traverso, Valentina Braconi Brisigelli e Magdalena Gonzalez Casale.

La nazionale di calcio, guidata da Cesare Prandelli, si affida in questo momento ad una coppia offensiva formata da “nuovi italiani” come sono Mario Balotelli e Stephan El Shaarawy, e in futuro non è escluso l’inserimento di qualche nuovo oriundo nel pacchetto arretrato, che, con Gabriel Paletta e Facundo Roncaglia, si andrebbe ad arricchire di due pedine importanti.

La pallavolo e l’atletica sono altri due sport dove, grazie all’inserimento  dei “nuovi italiani” e la naturalizzazione di alcuni atleti giunti nel nostro paese in giovane età, si vedono risultati importanti.

La nazionale maschile di Mauro Berruto alle ultime Olimpiadi, trascinata Ivan Zaytsev, Dragan Travica e Michal Lasko,  è riuscita a giungere fino al bronzo e se l’ha fatto lo deve in gran parte a questi tre splendidi professionisti. In ottica femminile la nostra squadra potrebbe beneficiare in futuro dell’inserimento di Valentina Diouf, già campionessa del mondo con la selezione juniores.
L’atletica inoltre, dopo aver vissuto un periodo difficile nel nostro Paese, si sta rilanciando e se può farlo guardando il futuro con occhio vispo è merito del talento di Yadisleidy Pedroso Gonzalez, Eusebio Haliti e Dariya Derkach.

A conclusione di questa panoramica è impossibile non citare lo sport “principe” per quanto riguarda integrazione e multietnicità, ovvero il rugby. La nazionale della palla ovale ha impegato e continua a farlo numerosi atleti oriundi (Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni su tutti), naturalizzati (Cristopher Burton), equiparati (Tobias Botes) e anche  i “nuovi italiani” (Paul Derbyshire).
In futuro si potrebbero potrebbero inserire anche l’italo-australiano James Ambrosini e l’italo-argentino Alberto di Bernardo, inoltre si punta anche ad osservare la zona delle isole del Pacifico (Tonga, Fiji e Samoa) da cui spesso arrivano interessanti giocatori, quale è, ad esempio, Manoa Wosawai,  ormai da anni nel giro della nazionale.

michele.cassano@olimpiazzurra.com

 

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