Verso Italia-Australia: un viaggio nel pianeta <em> Wallabies </em>

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Archiviata la pratica All Blacks, l’Italrugby si tuffa nella preparazione verso l’ultimo test match di questo novembre di fuoco. Gli azzurri faranno tappa a Firenze, allo stadio Artemio Franchi, dove affronteranno la terza forza del ranking mondiale, l’Australia. Una nazionale che, come Nuova Zelanda e Sudafrica, quasi non ha bisogno di presentazioni, per la straordinaria tradizione che accompagna i Wallabies sin dai primi anni del ‘900.

Da sempre una squadra forte, fortissima; le due Coppe del Mondo e i tre Tri Nations conquistati parlano da sé. Da qualche tempo, però, gli Aussie sono anche una squadra discontinua nelle prestazioni. Continui alti e bassi talvolta inspiegabili in tutto l’ambiente, che, come spesso accade, addita l’allenatore come maggiore responsabile. Robbie Deans, infatti, una partita sì e una no è messo sulla graticola dai media australiani, che ne vorrebbero l’allontanamento, magari in favore di David Campese, il recordman dei canguri quanto a mete realizzate. Lo stesso Campese ha accusato Deans di aver distrutto il rugby australiano e che l’attuale coach sia la peggior cosa che potesse capitare all’intero movimento. Parole pesanti, che screditano ulteriormente il ct neozelandese, reo soprattutto di non sfruttare a pieno le immense potenzialità di ciascun Wallabie. Gli infortuni, poi, non hanno certo aiutato Deans, che deve fare a meno ancora di James O’Connor, Will Genia e James Horwill, senza contare il dubbio legato a David Pocock e alle sue condizioni fisiche.

L’anno in corso non è esattamente il migliore della storia australiana, per usare un eufemismo, eppure nei momenti di massima criticità e pressione mediatica gli Aussie hanno cacciato fuori il meglio di loro stessi, ottenendo vittorie fondamentali come quella di una settimana fa a Twickenham. L’Inghilterra non è apparsa irresistibile, è vero, ma i canguri sembravano già aver dimenticato il pesante 33-6 rimediato in Francia. Per Deans, ora, sarà importante mantenere alta la tensione in vista della sfida alla nostra nazionale: un’altra partita storta, d’altronde, potrebbe far aumentare sensibilmente le possibilità di vederlo messo da parte.
Come già accennato sopra, in Inghilterra si è vista una buona Australia, in netta ripresa sotto l’aspetto mentale e fisico. Si è rivista in campo quella voglia di giocare a rugby che sembrava smarrita nelle uscite precedenti. Inoltre, buone le risposte date dalla mischia, dimostratasi a sorpresa superiore a quella inglese. Il buon lavoro degli avanti, tra cui è spiccata la prestazione monstre di Michael Hooper, ha permesso anche ai trequarti di operare nel miglior modo possibile, utilizzando il piede nei tempi e nei modi appropriati.

Il vero dominio, l’Australia l’ha imposto nelle ruck e nei breakdown, dove Hooper ha costruito la sua prestazione da migliore in campo. E la vera battaglia con l’Italia, probabilmente, sarà proprio nelle fasi statiche del gioco, che decideranno gran parte del match. Gli azzurri possono contare su un reparto avanzato devastante, una realtà sicuramente conosciuta anche ai nostri antipodi. Chiedere agli All Blacks, spesso in difficoltà nei raggruppamenti e nella mischia.
Per gli azzurri un’impresa, questa volta, è davvero possibile, ma nonostante i Wallabies non stiano esprimendo il miglior rugby di sempre, resta comunque un incontro proibitivo. Robbie Deans, poi, vorrà assolutamente mettere le mani sulla partita, perché un altro passo falso potrebbe non essere tollerato.

Foto: abc.net.au

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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