Sci alpino: Federica Brignone verso la polivalenza

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Quinta nel 2011, sesta nel 2012, nona nel 2014 e settima nel 2015: sono i risultati di Federica Brignone nella classifica finale di gigante in Coppa del Mondo, a testimonianza di come la valdostana, salvo il passaggio a vuoto dovuto all’infortunio alla caviglia nel 2013, si sia stabilmente insediata nell’élite della disciplina.

Nel dettaglio, sono sette i podi conquistati dall’atleta del Centro Sportivo Carabinieri, a cui si aggiunge però lo splendido argento mondiale di Garmisch 2011. In tanti le fanno puntualmente notare come le manchi ancora una vittoria, ma Federica non è certo una che crede alle maledizioni o si dispera per questo: anzi, è la prima ad essere perfettamente consapevole delle doti in suo possesso, ovvero una tecnica sopraffina a cui si aggiunge un’eccellente sensibilità. Certo, paga qualcosa sul piano del peso e della massa muscolare rispetto alle campionesse di altre nazioni e questo potrebbe rappresentare un gap in un momento in cui lo sci sembra essere, appunto, sempre più “muscolare”, tuttavia siamo convinti che, per quanto fatto vedere in più e più occasioni, il famigerato successo sia davvero solo questione di tempo.

D’altronde Federica ha 25 anni compiuti solamente in estate: sta dunque entrando nella piena maturità agonistica, quando un buon numero di stagioni garantiscono esperienza, conoscenza delle piste e adattabilità alle più diverse condizioni di gara. Non solo: è anche il periodo in cui l’atleta si “conosce” meglio, ovvero scopre limiti e potenzialità. Tra quest’ultime, senza dubbio, un pensiero alla polivalenza, piccolo-grande sogno che la figlia di Maria Rosa Quario ha sempre cullato più o meno esplicitamente.

Anche in tal senso, i segnali giunti nell’ultima stagione sono incoraggianti. In slalom, Federica ha sempre gareggiato tanto – anche per la cronica mancanza di alternative valide, bisogna riconoscerlo – e ottenuto poco: eppure, quel quattordicesimo posto fatto segnare a Zagabria rappresenta il suo miglior risultato nella disciplina. L’impressione comunque è che i rapid gates possano costituire più un’arma eventualmente in chiave combinata alpina che non un settore nel quale trovare terreno fertile: d’altronde è proprio in velocità, e nello specifico in supergigante, che la Brignone sembra davvero essere pronta per sbocciare. Non a caso, si tratta della specialità in cui tecnica e sensibilità si coniugano meglio senza richiedere grandi contributi alla già citata massa muscolare, che può fare la differenza nei lunghi tratti di scorrimento della discesa: in superg sono arrivati un sesto posto a Garmisch e un settimo a Meribel, nel marzo scorso, che l’hanno fatta entrare a pieno titolo in quel notevole e interessantissimo plotone di gigantiste-supergigantiste capitanate da Nadia Fanchini e comprendenti anche Elena Curtoni, Karoline Pichler, Marta Bassino, Francesca Marsaglia e Sofia Goggia.

Quest’anno, dunque, non ci stupiremmo di vedere una Federica Brignone particolarmente brillante in superg. E stabilmente sul podio in gigante, magari col meritato primo acuto.

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foto: credit Fisi

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marco.regazzoni@oasport.it

 

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