Dal Tour alla Vuelta a España: Chris Froome per entrare ancora nella storia

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In principio fu Jacques Anquetil nel 1963, ma da allora soltanto il connazionale Bernard Hinault riuscì ad eguagliarlo nel 1978. Da quel momento, da 37 lunghi anni, nessun altro ha mai più ripetuto tale impresa: né Merckx prima, né fuoriclasse come Indurain e Fignon dopo. Contador, dal canto suo, non ci ha mai nemmeno provato. Eppure, il 2015 potrebbe essere l’anno buono per spezzare la maledizione della doppietta Tour-Vuelta, soprattutto se a provarci sarà un corridore del calibro di Chris Froome.

Il trionfo al Tour de France non ha evidentemente saziato il britannico del Team Sky, intenzionato a cancellare l’onta dei due secondi posti raccolti nelle classifiche generali della Vuelta 2011 e dello scorso anno. Inaccettabile per un vincente come lui, capace di conquistare dieci corse a tappe dal 2013 ad oggi dominando spesso in lungo e in largo incurante di critiche e – purtroppo – di attacchi ignobili da parte di alcuni spettatori sulle strade della Grande Boucle (clicca qui e qui per approfondire). D’altronde, lo stile di corsa non ortodosso e la straordinaria potenza e meccanicità del Team Sky hanno rimandato inevitabilmente ad un certo Lance Armstrong, non esattamente il termine di paragone più esaltante soprattutto in terra francese. Da qui la scarsa (eufemismo…) empatia sviluppata con il pubblico d’Oltralpe, fin dal 2013 sempre sospettosi sulle prestazioni del white kenian. A differenza di atleti del recente passato, tuttavia, Froome ha anche dimostrato di essere umano, non la macchina infallibile che in tanti (troppi) presupponevano.

La dimostrazione più evidente, del resto, è arrivata nelle ultime due tappe alpine del Tour de France. A La Toussuire e sull’Alpe d’Huez, Froome era il lontano parente del cannibale ammirato sui Pirenei e in particolare a La Pierre-Saint-Martin, quando ha letteralmente ammazzato la corsa con una delle azioni più devastanti viste nel ciclismo internazionale negli ultimi anni. Difficilmente sulle strade della Vuelta rivedremo il Froome di quel giorno, ma al tempo stesso sarebbe una sorpresa rivedere il keniano incapace di rispondere agli attacchi di Nairo Quintana. Più plausibile una condizione non eccellente, ma sufficiente magari per poter rompere il tabù del secondo posto e svettare anche in un Grande Giro che non sia il Tour de France, dimostrando una volta per tutte di essere un fuoriclasse a trecentosessanta gradi. Dalla sua, oltretutto, il capitano della Sky avrà anche la cronometro di 39km alla 17esima tappa, con cui potrebbe fare la differenza sui vari Nibali, Quintana e Aru, ed una terza settimana (dove almeno al Tour tende a calare) impegnativa, certo, ma non estrema come i quattordici giorni precedenti. I presupposti per entrare ancor di più nella storia, insomma, ci sono tutti.

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daniele.pansardi@oasport.it

Foto: Facebook Vuelta a España

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