Atletica
Yeman Crippa in una nuova dimensione: “Me la gioco con tutti: voglio essere più maratoneta. E alle Olimpiadi…”
Yeman Crippa è ufficialmente entrato in una nuova dimensione e, come ha dichiarato il suo allenatore Massimo Pegoretti, è definitivamente diventato un maratoneta completo. Il secondo posto conseguito a New York proietta il fuoriclasse trentino tra gli uomini emergenti della disciplina, soprattutto come ha corso la 42 km più prestigiosa al mondo: sempre nel cuore del gruppo dei migliori, bravo a rispondere al cambio di ritmo, eccellente nello staccare il campione in carica Benson Kipruto, encomiabile nello spalla a spalla con Andreas Almgren, che ha poi piazzato l’allungo risolutore nell’ultimo chilometro.
Il 30enne ha tagliato il traguardo con il tempo di 2h06:14, il sesto tempo della storia nella Major più iconica del calendario internazionale. Lungo un percorso particolarmente complesso e caratterizzato da un’altimetria esigente, dove è spesso difficile conseguire un risultato cronometrico di rilievo, l’azzurro ha brillato e ha dato seguito alla vittoria conseguita in primavera a Parigi: ora nessun obiettivo è precluso al nostro portacolori, che può guardare con ottimismo verso le Olimpiadi di Los Angeles 2028, a cui si è qualificato in virtù del risultato conseguito ieri pomeriggio.
Yeman Crippa ha espresso tutta la propria soddisfazione attraverso i canali federali: “Sono ancora incredulo di essere arrivato secondo a New York. Mi sembrava una gara di un altro livello, salire sul podio di una Major è qualcosa di speciale. Parigi in primavera ho vinto, ma qui è molto diverso. Un secondo posto del genere, dietro a un fenomeno come lo svedese Andreas Almgren, significa tantissimo. Ho realizzato quello che sognavo in questi mesi. Ci sono stati problemi negli anni scorsi, difficoltà di adattamento alla maratona, ma non dovevo mollare e adesso le soddisfazioni mi stanno tornando indietro“.
L’azzurro ha analizzato la gara: “Pensavo che il gruppo si sfilasse prima. Eravamo ancora in diciassette e preferivo una scrematura maggiore, anche perché non conoscevo il valore di tutti gli altri in volata. Siamo rimasti in cinque, poi in quattro, poi in tre. A quel punto ho fatto io l’azione e siamo rimasti in due. Ho pensato: posso provare a metterlo ancora in difficoltà, ma stava troppo bene. Mi sono tenuto il secondo posto. Ero contentissimo, le ultime energie le ho usate per arrivare sorridente. Mi sono detto: si sta realizzando quello che ho sognato. Ero felice, consapevole di avere il podio. Ho pensato a tutti i sacrifici fatti con il mio team e con il supporto della Federazione. Ho portato a termine un lavoro iniziato con tante persone“.
Un passaggio sul momento difficile, a maggior ragione dopo il ritiro ai Mondiali dello scorso anno: “Lì ho toccato il fondo. Anche quest’anno, tra il 25° e il 30° km, mi sono sentito quasi annoiato, affaticato, con una fatica strana. Quella in cui, se non tieni duro, rischi di mandare tutto all’aria. Quest’anno però mi sono preparato bene anche mentalmente. Sapevo quali erano gli errori e ne ho fatto tesoro. Mi vedevo in allenamento, sapevo che andavo bene, anche se c’erano cose da sistemare. Anch’io ho avuto dubbi, ma volevo andare fino in fondo e capire se sono un maratoneta, anche contro le opinioni degli altri. Quest’anno sono riuscito a essere protagonista in due maratone completamente diverse. A Parigi si correva per il tempo, qui uomo contro uomo. Se riesco ad arrivarci allenato e se non ho problemi di stomaco, come mi era capitato le prime volte, posso giocarmela con tutti“.
Il futuro è ben tracciato: “Sono arrivato secondo oggi, ma per la prossima devo tornare con i piedi per terra. Ancora non posso dare del ‘tu’ alla maratona. Si deve correre umili per riuscire a tirare fuori ogni volta il massimo. Adesso un po’ di vacanza in America fino a metà novembre: a New York, poi Philadelphia e Washington prima di un giro in Florida. Correrò una maratona veloce in primavera, preceduta da una mezza, con il mirino sui Mondiali di settembre a Pechino. Sullo sfondo, il grande appuntamento delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Voglio sfruttare le maratone prima dei Giochi per fare ancora più esperienza, per diventare ancora più maratoneta. Avrò 32 anni e vedo che chi fa ‘temponi’ adesso è avanti con l’età. Si possono fare ancora a 35 anni. L’importante è arrivare sani e fare tutto al meglio“.
