Pallanuoto
Del Lungo: “Il Settebello è cresciuto tantissimo. C’è un giovane portiere che sta facendo bene”
Nuova puntata di Focus, il contenitore multisport di OA Sport che, sul canale YouTube, ospita il meglio di quel che c’è tra i numerosi confini delle discipline. Ai microfoni di Alice Liverani c’è uno degli uomini più rappresentativi della pallanuoto italiana ormai da ben più di un decennio. Si tratta di Marco Del Lungo, che tra i pali ha segnato un’era.
Sul continuare a vincere: “Per noi atleti di alto livello bisogna sempre riazzerare tutto per rimanere ai massimi livelli ed evolversi. Anno dopo anno bisogna trovare sia lo stimolo che la voglia di rimanere al più alto livello“.
Come arriva alla pallanuoto: “Sono passato per una scuola di pallanuoto. A Civitavecchia c’è una forte tradizione cittadina, molto sentita: ho fatto le varie scuole nuoto, se n’è aperta una di pallanuoto e lì si è aperto il mio percorso sportivo. Iniziai come marcatore del centro, un anno mancò il portiere, mi fu chiesto di andare tra i pali e da lì amore a prima vista“.
Le sensazioni in porta: “A volte mi sono sentito solo. Non sentivo la partecipazione della squadra, dovevo assorbire determinate responsabilità che in quel frangente della partita dovevo colmare. Questo all’inizio, poi dopo diventa una sfida personale“. E sulle responsabilità: “Impari a gestirle. All’inizio ho seguito un percorso psicologico, mi ha aiutato a superare determinati ostacoli, ero rimasto in stallo. Queste situazioni poi avvengono come fosse una routine. Sto affrontando questo, va affrontato così, va affrontato in questa maniera. Essendo la mia mentalità molto pragmatica, riesco adesso a riconoscere che è quasi subito immediato“. E poi ancora: “Il fisico si può allenare e recuperare da un infortunio. Per il mentale c’è bisogno di un percorso, che può essere breve, ma anche più lungo e continua durante l’arco della carriera di uno sportivo“.
Il tipo di lavoro fisico in corso: “I cambiamenti sono continui: se vediamo la carriera di uno sportivo inizia che è bambino, evolve, cresce, deve fare accorgimenti mirati in base a età e situazione che sta vivendo, oltre che a comportamenti e stili di vita che devono essere adatti a quel tipo di situazione. Adesso sto cercando un percorso di nutrizione che serve continuamente per un atleta: sappiamo che bisogna mantenere il fisico e alimentarlo coi giusti nutrienti, con l’integrazione e i supplementi, anche con continui piccoli accorgimenti perché magari possono insorgere piccoli infortuni, segnali sui quali lavorare immediatamente per mantenere lo status di alto livello“.
La medaglia di bronzo di Rio 2016: “Per me partecipare alle Olimpiadi è il massimo possibile. Poi io che aspiravo a partecipare alla Nazionale, giocare le Olimpiadi, raggiungere una medaglia in quel frangente lì è stato l’apoteosi. Avere al collo una medaglia olimpica non è per tutti. Ce l’ho nella mia teca, ogni tanto mi vengono in mente determinate cose. Abbiamo vissuto trasferte, allenamenti, la sofferenza che un atleta deve sopportare, lo stress, il viaggio, la felicità di quel momento dopo il fischio finale“. E su se sarebbe stato meglio un argento pur perdendo una finale: “Una medaglia olimpica è una medaglia olimpica. Non se ne denigra una per un’altra. Sono contento così come sono“.
Poi c’è il successo del cuore: “L’oro di Guangzhou, arrivato tre anni dopo Rio. Arrivavamo da un percorso un po’ complicato. Io ero secondo portiere in quel periodo, divento primo, andiamo ad affrontare un Mondiale dove io e altri due ci ammaliamo di morbillo, la squadra viene a mancare di tre elementi fondamentali. Percorso un po’ travagliato. L’anno dopo semifinale con la Spagna finita 4-3, punteggio relativamente basso ad alto livello, dove ci viene negato il gol del pareggio. L’oro di Guangzhou è stato una cavalcata trionfale da questo punto di vista, con voglia di riscatto. Si vedeva negli occhi dei ragazzi che partecipavano la battaglia per voler raggiungere un risultato importante. Qualsiasi richiesta fatta dall’allenatore tutti la coglievano all’unisono. Questa sinergia era bellissima. Nei rapporti lavorativi extra sportivi questa cosa ti stimola a fare di più. Lavorare così e impegnarsi, sacrificarsi così vuol dire sentire molto meno la fatica e il sacrificio che uno sta facendo. Quello è stato un percorso molto bello“.
Il principio è: “Cercare immediatamente la soluzione al problema, risolvere il problema per andare avanti, trovare un escamotage, superare, diventare ancora più forti affinché il problema non si riproponga“.
La Nazionale dopo Parigi: “Bisogna capire subito le cose andate e non andate, fare un mea culpa personalmente e pensare cosa potessi io fare in più, come atleta, ma anche nei riguardi della squadra. Poi mettersi a testa bassa, lasciar perdere commenti, non commenti, famiglia e tutto quanto e tirare dritto verso l’obiettivo finale. E’ molto laborioso, è difficile far accettare alle persone una cosa del genere. E’ facile accettare lo scaricabarile verso l’altro. La cosa più faticosa è cercare di capire dove l’atleta poteva dare di più, è il primo passo dove una persona deve fare un passo indietro o in avanti per ritornare in superficie. E poi lavorare a testa bassa senza farsi influenzare da altre persone“.
Trasmettere ai giovani: “Dovrebbero essere stimolati. Tutti i ragazzi hanno un potenziale che devono saper esprimere. Avere a fianco una persona che li aiuta, alleggerendo determinate situazioni, lasciar giocare liberamente“. Sul lato personale: “Pretendo molto da me stesso e dalle altre persone, a volte anche troppo, e questo mi porta via delle energie a volte. Sto cercando di utilizzare tematiche diverse, di parlare, di elevare il potenziale nascosto dei ragazzi“.
Obiettivi del Settebello nel breve termine: “Non vedo ostacoli sulla nostra strada se non noi stessi. Vedo un gruppo unito che è cresciuto tantissimo dagli Europei alla World Cup ai Giochi del Mediterraneo. Campagna ha voluto una squadra molto giovane, dove i giovani potessero sentirsi responsabili di quello che facevano. L’affrontiamo a testa alta e andiamo avanti nel nostro progetto“. E su chi può essere un portiere del futuro: “Andrea Scateni, della Lazio, sta facendo molto bene: è stato chiamato dal Progetto Giovani, ma adesso dovrà lavorare parecchio. Ci sono portieri di alto livello, Nicosia, De Michelis e via dicendo. Sta lavorando bene, è sulla strada giusta, ma servirà tanto lavoro per arrivare fino a questi livelli“.
