Rugby
Rugby: Possesso, disciplina e carattere hanno condannato l’Italia
Il 7-66 di Torino è un risultato pesantissimo, soprattutto a causa dello 0-45 dei primi 40 minuti, che di fatto chiudono la partita prima ancora che possa iniziare. Nella ripresa il Sudafrica ha abbassato i ritmi e l’Italia ha potuto giocare. Ma da dove nasce una sconfitta umiliante e pesante per gli azzurri?
Nasce prima di tutto dal possesso. L’Italia perde palla nei primi minuti, subisce una pressione continua e non riesce mai a stabilizzare il gioco. Quesada parla di situazioni create in parte dagli stessi azzurri: un calcio stoppato, un in avanti, una palla recuperata e subito persa. Così il Sudafrica gioca con il campo a favore e costruisce il parziale di 0-45 in mezz’ora.
Il secondo nodo è la disciplina. Nicotera ammette che sul tema c’era un focus specifico e che l’Italia è mancata: troppi calci di punizione concessi, soprattutto nel punto d’incontro, hanno regalato agli ospiti territorio e possesso. Il giallo a Hasa al 30′ per fuorigioco è stato punito subito. Difendere a lungo senza respiro ha poi logorato un reparto già in affanno.
Dove si è subito di più è nel gioco aereo e nelle fasi di conquista. Il Sudafrica ha dominato i palloni alti e ha fatto leva su touche e drive, che hanno fruttato almeno tre mete (van den Berg, Marx, Kolisi). Nicotera parla di organizzazione prima ancora che di forza fisica. In difesa, inoltre, si sono aperti varchi evidenti: Feinberg-Mngomezulu è passato tra Nicotera e Fusco e Willemse ha segnato dopo la finta di Wiese. In attacco l’Italia ha prodotto poco, con cariche che non vincevano la collisione e calci che restituivano il pallone agli Springboks.
La mischia, invece, ha tenuto e in alcuni momenti ha fatto la differenza. Nella ripresa quella azzurra ha sgretolato il pacchetto avversario, ma l’occasione è sfumata con il calcio debole di Garbisi, finito in un calcio-passaggio per gli ospiti. Con la panchina (Varney, Fischetti, Zuliani) e palloni puliti è arrivata la meta di Ruzza, frutto di touche, avanzamento e passaggio a cambiare fronte. È un segnale per l’Argentina: con meno falli e più possesso, l’attacco azzurro può esprimersi.
