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Formula 1

Peter Bonnington non ha dubbi: “Antonelli è un talento generazionale. All’inizio era un diamante grezzo…”

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Kimi Antonelli
Antonelli / Lapresse

Dopo aver vinto ben sei titoli mondiali piloti in Mercedes con Lewis Hamilton dal 2014 al 2020, Peter Bonnington è ripartito praticamente da zero nel 2025 ricoprendo il ruolo di ingegnere di pista di un rookie appena diciottenne come Kimi Antonelli. Dopo una stagione d’esordio comprensibilmente difficile, la collaborazione tra ‘Bono’ ed il driver bolognese è diventata vincente al termine di un 2026 da sogno che ha proiettato il giovane azzurro nella storia della Formula Uno come il campione iridato più giovane di sempre.

“Ovviamente c’è stato tutto il lavoro del TPC con lui, la Formula 2, il karting, quindi ci sono state tantissime persone coinvolte nel suo percorso. Credo che l’espressione ‘diamante grezzo’ descriva perfettamente ciò che avevo visto fin dall’inizio nei test TPC. C’era un diamante grezzo, ma era davvero molto grezzo. Sai, dimostrarlo su una vettura di Formula 2 va bene, ma credo che per capire davvero se un pilota può fare il salto successivo sia necessario portarlo al livello seguente, dove può sperimentare la potenza e il carico aerodinamico di una F1. E lui ci è riuscito. Ho pensato: okay, è un diamante grezzo, ma ci sarà ancora tanto lavoro da fare. Non mi aspettavo però che tutto accadesse così in fretta“, ammette Bonnington ai microfoni di Sky durante i festeggiamenti per il Mondiale.

“Pensavo che ci sarebbero voluti alcuni anni. Ovviamente aveva al suo fianco un compagno di squadra eccezionale come Russell, un pilota molto forte dal quale poter imparare. Ma arrivando a quest’anno abbiamo visto alcune prestazioni davvero straordinarie e credo che, una volta iniziata la stagione europea, abbia pensato: ‘forse sì, forse è possibile’. Lui è come una spugna: riesce ad assorbire tutte le informazioni che gli vengono date e questa è una delle qualità sue qualità, imparare in fretta. La questo la prima stagione è stata di apprendimento, mentre questo è stato l’anno dell’esecuzione“, spiega la storica spalla di Hamilton in Mercedes.

“Credo che si usi spesso l’espressione ‘talento generazionale’ e, a mio avviso, lui è il prossimo talento generazionale. Per anni ho creduto nella regola delle 10.000 ore. L’ho detto tantissime volte: ero convinto che fosse davvero così. Poi però ho avuto modo di osservare la grandezza da vicino e ho capito che il talento puro esiste davvero. È quel paio di decimi al giro che non puoi imparare semplicemente continuando a girare e accumulare esperienza. O ce l’hai oppure no. E lui ce l’ha, come Lewis e Michael“, le belle parole spese dall’ingegnere britannico per Kimi.

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