Softball
Lucia Polini: “Livello molto alto in Italia nel softball. Ho imparato tanto in Messico dalle più grandi”
Nuova puntata di Strike Zone, il contenitore del canale YouTube di OA Sport dedicato alla doppia anima del batti e corri, quella del baseball e del softball. Stavolta si va sul softball, e precisamente con Lucia Polini, che da Bollate all’Italia ha fatto più di un bel balzo. Da ricevitrice, sì, ma non solo: è stata lei la chiave decisiva degli Europei Under 22 vinti dalla squadra azzurra.
Il momento da ricordare della stagione: “Per me è stato molto importante la vittoria dell’Europeo Under 22. La finale è stata ricca di emozioni, è il momento che più mi ricordo per emozioni. E ovviamente la vittoria del campionato, è stata un’emozione molto intensa e unica“.
E proprio con l’Under 22 è stata lei a decidere la finale: “E’ sempre una questione di piccoli dettagli, e quello è stato un grande esempio. Avevamo di fronte una lanciatrice di livello molto alto. Ogni contributo da parte di ognuna di noi poteva cambiare il risultato, è stato speciale”. Sul percorso e sul punto chiave: “E’ stata una preparazione molto lunga, iniziata molti mesi prima: la squadra ha iniziato a formarsi con debito anticipo. Abbiamo avuto un pre-Europeo in cui si sono messe le basi per una squadra molto unita: è stato un punto centrale per noi. Avevamo ragazze che venivano dall’America, che non avevano giocato molto spesso assieme, o italiane al college negli USA. Trovare la confidenza di giocare insieme e la tranquillità di sentirsi compagne di squadra è stato importante. All’Europeo, con alti e bassi, abbiamo trovato questa coesione che è fondamentale. Ognuna ha trovato il suo posto e in che modo contribuire al successo della squadra. Ricordo anche la partita con l’Olanda, molto importante, quella più tesa. Lì abbiamo trovato la forza di andare avanti assieme con l’energia di ognuna di noi per contribuire a qualcosa di più grande“.
Si svelano i segreti della preparazione e dell’Europeo: “La preparazione è iniziata in inverno con i test atletici, poi a febbraio abbiamo avuto il raduno ad Anzio tutte assieme dove abbiamo iniziato a porre le basi. A gennaio c’è stato il raduno in Messico con la Nazionale Elite, dove c’erano anche alcune Under 22. Ho avuto l’opportunità di ricevere Julianna Verni, poi lanciatrice principale del nostro Europeo. Conoscerci in anticipo è stato molto utile. Abbiamo avuto diversi raduni in concomitanza con la regular season di A1, in cui abbiamo giocato con le squadre della massima serie. Questo ci ha aiutato a tenerci al passo. Battere due volte la Cechia non è stato facile, anche perché avendo loro il vantaggio del tifo di casa c’è sempre questa componente di energia e concentrazione rilevante. La prima partita ci ha aiutato molto, per la finale, ad avere dei piani, contro una lanciatrice già vista con cui si è fatta più o meno fatica. La volta successiva puoi avere già un vantaggio su di lei, e sai come affrontare questi battitori. E ci ha dato anche una spinta. C’è più confidenza nell’andare avanti. Con la Cechia ogni piccola azione da parte nostra poteva fare la differenza“.
Sul raduno messicano: “Ogni volta che si può giocare con le più grandi è un’opportunità gigantesca. In Messico è stato molto utile perché in Italia l’off season non abbiamo l’opportunità di giocare partite, dobbiamo allenarci al chiuso. E’ stato molto importante dal punto di vista della preparazione, e c’è la componente di imparare da ragazze più grandi, disponibili e desiderose d’insegnare. Il Messico è stato questo ed anche vedere una realtà che è un sogno per noi giovani, per capire che quella un giorno può essere la nostra realtà e raggiungere obiettivi così grandi“.
L’interpretazione del ruolo: “E’ stupendo. Ci sono molti aspetti interessanti di questo ruolo: intanto il rapporto coi lanciatori. Senza conoscere a fondo il proprio lanciatore non si riesce ad avere una sintonia che si porta in campo. Nel mio club questo è stato il rapporto con Laura Bigatton, la mia lanciatrice per gli ultimi due anni. Questa sintonia permette di portare in campo una qualità maggiore. E anche in Nazionale il rapporto con Julianna e le altre lanciatrici è fondamentale. La nostra pitching coach, Greta Cecchetti, ci ha fatto conoscere meglio i lanciatori a livello profondo, per riuscire a capire, in situazione di difficoltà, come poter aiutare. Ed è fondamentale per la squadra. E questo porta in gioco anche la strategia del gioco“.
Sensazioni e dinamiche nella stagione di Bollate: “Questa è stata la stagione in cui ho sentito di più il mio club, sono stata più partecipe nonostante un piccolo infortunio al menisco per il quale ho iniziato a giocare u po’ più tardi. In questa stagione rispetto alla scorsa abbiamo fatto più fatica, inizialmente, a dominare gli avversari. Molto spesso vincevamo con grandi risultati, quest’anno molto spesso ci siamo trovati con risultati molto stretti. Questo è stato utile anche in vista dei playoff dove abbiamo avuto molte partite tirate e serrate. Ci ha permesso di trovare una sintonia e non mollare, le caratteristiche della squadra di quest’anno“.
La competitività del softball italiano: “Molto alta. Basti pensare alla nostra squadra, che raccoglie giocatrici da diverse parti del mondo, tutte di alto livello. E con Forlì abbiamo fatto primo e secondo posto in Coppa Campioni. Il livello è alto e si vede nelle competizioni internazionali“.
L’inizio del viaggio azzurro: “La prima volta in Nazionale è del 2018, un anno dopo aver iniziato a giocare. Il momento della prima convocazione fu un’emozione grandissima. Rappresentare l’Italia in diverse competizioni di altissimo livello nel mondo non è mai scontato ed è bellissimo. Condividere l’onore con compagne di squadra con cui si è fatto un lungo percorso, con tutti i sacrifici visti di ciascuna, è bellissimo, come lo è imparare da chi ha indossato la maglia prima di noi“.
Inevitabile chiedere come nasce la passione softball: “Da piccola ho fatto atletica per pochi anni, mia sorella era anche lei atleta. Poi ho giocato a calcio per cinque anni. Mi divertiva, ma era una squadra di soli maschi. Poi ho deciso di cambiare, sono stata per un po’ alla ricerca di uno sport, casualmente mi sono imbattuta nella squadra del Bollate. Non sapevo cosa fosse il softball, sapevo cosa fosse il baseball. Però l’ho trovato, me ne sono innamorata subito per l’ambiente che si respirava. I volontari sono bravissimi a farti sentire a tuo agio e conoscere lo sport. Ho giocato a Bollate da allora“.
Un tema, quello della multidisciplinarietà sportiva, che non è nuovo: “Entrare nell’ambito sportivo da quando si è piccoli ti fa sviluppare caratteristiche di disposizione caratteriale al sacrificio e all’impegno di questo tipo. Per me è stato questo. Il calcio non lo giocavo a livello di alti, nemmeno l’atletica, ma avere questa grinta fin da piccoli ce lo si porta dietro. L’aspetto mentale da piccoli non è tanto rilevante, ma imparare il fallimento fin da piccoli, giocare in squadra, aver fiducia nelle compagne, capire che da soli non si va da nessuna parte, sono caratteristiche che diventano importanti“.
Quel che entra della Lucia persona nella Lucia atleta: “Tutto. Nel senso che quando si condivide con la propria squadra la maggior parte del tempo, tutta la personalità ricade anche in campo. La disponibilità al sacrificio è qualcosa che abbiamo tutte, come la voglia di dare il massimo e aiutarci a vicenda“.
Obiettivi futuri: “Si può sempre migliorare sull’aspetto mentale. Questo è uno sport molto incentrato sul fallimento: quando inizi a esserne consapevole e a gestire tutte le emozioni si può diventare giocatori migliori. Ci sono situazioni in cui essere concentrati al massimo in quel momento è fondamentale. Poi ho tanti margini di miglioramento in battuta, sulla velocità sulle basi, sul lato tecnico, su molte cose”. E proprio sul discorso di softball come “sport incentrato sul fallimento”: “Se si pensa alle statistiche, un giocatore che arriva in base 3 volte su 10 è considerato ottimo. Il fatto che un grande giocatore 7 volte su 10 fallisce cambia la prospettiva. A volte non ci si sente al massimo, ma l’importante è essere lì ogni volta nonostante non si riesca a dare il meglio e questo può cambiare il risultato nei momenti più importante. All’Europeo ho faticato in diverse situazioni, ma in finale, ogni volta, pensando di potercela fare, ho avuto una battuta importante e altre situazioni e questo è stato fondamentale“.
