Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Nuoto

Giada Alzetta: “Cerco di rubare qualche dettaglio a Ceccon. Devo migliorare nella rana”

Pubblicato

il

Giada Alzetta
Giada Alzetta / LaPresse

Prossima a compiere 20 anni, Giada Alzetta ha già raccolto tanto di significativo nel 2026. Dopo l’argento europeo Under 23 nel 2025, i suoi 400 misti l’hanno portata ai più alti livelli anche continentali: oro ai Giochi del Mediterraneo di Taranto e poi sesto posto nella finale europea di Parigi. La nativa di Pordenone è al microfono di Sofia Altavilla, Enrico Spada e Alessia Polieri nella puntata di Swim Zone, sul canale YouTube di OA Sport, dove traccia un bilancio di presente e futuro della propria vita sportiva. E non solo.

Sulla stagione appena affrontata: “E’ andata secondo quelli che erano gli obiettivi prefissati. Non per questo non sono contenta, anzi. Però a settembre ci eravamo prefissati di andare agli Europei in vasca lunga, ma anche a livello di tempo era quello che volevamo. Io ho iniziato ad allenarmi seriamente l’anno scorso, perché ho fatto la maturità a giugno 2025 e sapete come funziona con la scuola. I miei allenatori hanno avuto questa filosofia: finché sei giovane lasciarti un po’ più libero per avere margine quando sei più grande. Non dico che mi aspettassi il salto, ma era molto voluto e cercato“.

Lo stile che sente peggio: “La rana. Lì è stato un percorso strano: da piccolina ce l’avevo buona come gli altri stili. Poi ho avuto un problema al ginocchio, niente di grave, ma per un po’ non ho fatto rana. Quello mi ha rallentato più mentalmente, perché tuttora, anche se non ho più male a volte viro a dorso, parto per fare rana e non la sento molto mia. Sto lavorando molto anche dal punto di vista mentale, anche perché negli allenamenti la rana l’alleniamo moltissimo. Nelle gare che ho fatto ho cercato di concentrarmi più su rana-stile perché il passaggio ai 200 ce l’ho molto buono e mi viene molto facile. Quest’estate il lavoro si è visto, ma si può fare molto meglio“.

Propensione alla fatica: “Di base a me il nuoto è sempre piaciuto tantissimo fin da piccola. E’ molto più il piacere che provo in acqua rispetto alla fatica. Fin da piccola mi hanno insegnato a essere più completa possibile. Poi con gli allenamenti si è visto che i 400 erano la gara che più mi si addiceva. Mi hanno dato questa gara, ecco“.

Le origini friulane: “Ora si vede sempre meno, sono fuori da 5 anni. La mia vita ormai è qui (in Veneto, N.d.R.), anche quando torno a casa lo faccio solo per rilassarmi un po’ perché sono delle colline. Gli amici e la socialità li ho qui. Secondo me non si vede da nessuna parte. Quando mi vedono in giro e dico che sono del Friuli, dicono che sembro veneta“.

Ancora sulla sua distanza: “Il merito dei miei allenatori è stato di farmi crescere con calma e farmi scegliere la distanza adatta, che sono i 400 misti”. E poi: “Stiamo cercando ancora di capire qual è il giusto bilanciamento tra prima e seconda parte di gara. L’anno scorso la prima parte si è rivelata facilissima, delfino-dorso, ma anche lì cercavo di nuotare facile sapendo che dopo c’erano altri 200 metri. Non partivo sparando tutto quello che ho. Sapevo che la gara non era finita ai 200, però in tutte le gare ai 200 passavo fortissima. Ma allo stesso tempo la rana non mi venivano. E agli allenatori dicevo che non sto strappando. Quest’estate siamo andati in Sierra Nevada ad allenarci e abbiamo lavorato molto su rana e stile. Sono passata un po’ più calma e sono riuscita a passare in 1’03”-1’04”. A Taranto sono passata forte, ma ero gasata dalla situazione in cui eravamo. A me è piaciuto tantissimo, anche con tutto il pubblico. Poi però mi sono mangiata un po’ le mani alla fine, non credevo di star facendo quel tempo quando ho visto alla fine“.

Gestione della gara: “Di base, con questa tattica, un po’ da aggiustare, anche agli Assoluti ci siamo detti ‘tu metti i paraocchi e guarda quel che succede nella tua corsia’. Se però accanto a te c’è qualcuno di forte questo ti spinge a dare di più. In gara questa cosa rischia di destabilizzare un po’. Da piccola guardavo troppo gli altri, ora crescendo ho preso molta più consapevolezza. Ora non guardo, anche perché mi trovo in una finale europea con nuotatrici che conosco di nome, ma non so come gestiscono la gara. Allora penso alla mia. Se a stile però sto lottando con qualcuna, ben venga. Di base cerco di fare la mia gara, non guardo quasi mai“.

Sulle sensazioni europee: “In Italia sono quasi sempre davanti a dorso. Ci eravamo preparati: a Parigi non sarebbe stato così, ci siamo detti ‘tu fai la tua gara, ormai lo fai tante volte’. Conosco le mie sensazioni quando gareggio. Mi ero preparata, non potevo passare davanti. A Parigi è stato bello, un discorso a parte, sembravo una bimba che scopriva il mondo. Quella finale la rifarei altre mille volte, sono contenta di come sono riuscita a viverla. Per me è stata una cosa bellissima, spero la prima di molte. Poi ovvio, finale europea, volevo dare tutto quello che avevo. Però quello che veniva veniva. Ci tenevo a fare un buon tempo, ma mi sono divertita tantissimo“.

Gare che vorrebbe fare oltre ai 400: “I 200 delfino li ho fatti a Parigi e li faccio spesso. In vasca corta mi piace molto gareggiare a stile, ma in vasca lunga non l’ho mai preparato in particolare. L’anno scorso abbiamo scoperto il dorso, ma non ho mai preparato un 200 dorso per bene. Mi sento molto a mio agio ultimamente, vorrei provarlo“.

Le cose trasmesse dagli allenatori: “Non è che c’è un momento di esplorare. Quando faccio tante gare le faccio per allenamento. Appena finita la World Cup, le ho guardate tutte e ho visto molti che fanno più gare senza essere mististi, li ammiro molto. Sicuramente vogliono divertirsi, prendono quelle gare con più leggerezza. Cerco di assorbire tutto quello che posso. Magari fanno 2-3 gare in un pomeriggio tutte ad alto livello”. E su Thomas Ceccon: “Prima di Parigi il giorno prima si è messo a dire ‘domani faccio questo e quello’, una cosa che solo lui ha. Nuotare con lui, che nuota tutti gli stili a tutte le distanze… lo ammiro tantissimo. Cerco di rubare qualche dettaglio da lui e farlo mio“.

Quanto è importante allenarsi con qualcuno che faccia le stesse distanze: “Tantissimo. Ora non ho una ragazza che fa proprio nelle mie gare visto che siamo tutte sparse, ma ho un ragazzo, Pier Andrea Matteazzi, che fa anche lui i 400 misti. ovviamente non gli sto dietro. E’ andato a Tokyo alle Olimpiadi; cerco di assorbire la sua tecnica di gara. Anche se non ho qualcuno che fa le mie gare, le mie distanze, avere il gruppo intorno sprona. Anche Thomas si è aperto molto. A me piace tantissimo avere qualcuno di supporto. Magari nelle vecchie squadre eravamo di più, ma tutti lo facevano perché dovevano. Ora noi siamo un gruppo di pochi ma buoni, siamo in una bolla, concentrati al 100% su tutto quello che facciamo. E lo facciamo perché lo vogliamo noi, vogliamo migliorare a tutti i costi. La situazione mi piace, mi sprona a migliorare sempre di più”. E ancora su Ceccon: “A me piace guardarlo, se sono ferma e lui sta nuotando magari mi metto sott’acqua e guardo come nuota, ha una cura dei dettagli molto particolare e dettagliata. Cerco di prendere tutto quello che posso“.

Progetti futuri: “Tra due settimane abbiamo gli Assoluti in vasca corta. Non faremo il Nico Sapio, faremo però una gara questa domenica in Veneto, per rientrare un po’ in gara. Poi appunto gli Assoluti, lì bisogna andar forte. Ci proviamo per qualificarci ai Mondiali in vasca corta, anche se l’obiettivo della stagione restano quelli in vasca lunga. Sulla corta mi piacerebbe, non mi riesce bene come la lunga, però ci stiamo lavorando“.

A settembre 2027 sarà contenta se: “Mi qualificherò ai Mondiali quest’estate“. Incalzata sui tempi: “Un paio di secondi in meno“.

CILCCA QUI PER RIVEDERE LA PUNTATA DI SWIM ZONE

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI