Formula 1GP Brasile
F1, GP Brasile 2026. Antonelli ‘buon samaritano’ in Mercedes? Ferrari deve riscattarsi dopo il pasticcio messicano
Nonostante il Gran Premio del Brasile abbia formalmente cambiato denominazione, diventando il Gran Premio di San Paolo, viene ancora oggi comunemente identificato con l’antico nome. D’altronde, non ci sono altre competizioni di Formula 1 in terra brasiliana. L’autodromo è peraltro quello ben conosciuto di Interlagos. L’edizione 2026 si annuncia interessante soprattutto per il tema del vice-campione del mondo.
Difatti, il titolo iridato è già stato conquistato matematicamente da Kimi Antonelli, che può ora permettersi di gareggiare senza alcun patema. Verosimilmente, il principale obiettivo dell’italiano potrà essere quello da fungere da “Buon Samaritano” in casa Mercedes, aiutando il compagno di squadra George Russell a chiudere in seconda posizione la classifica generale.
In realtà, l’aritmetica tiene ancora aperto il Mondiale costruttori. Però nessuno ha dubbi sul fatto che le Frecce d’Argento si fregeranno anche dell’alloro riservato ai team. D’altronde, i punti di vantaggio sulla Ferrari sono 126. È solo una questione di tempo. È tuttavia da rimarcare il fatto che Antonelli si sia laureato Campione ben prima della propria squadra. A dimostrazione della differenza effettuata sul team mate (e su tutti gli avversari in questo 2026).
La rincorsa al secondo posto nel Mondiale piloti riguarda Max Verstappen (261), Lewis Hamilton (259), George Russell (250) e Charles Leclerc (245). Francamente, il favorito per il ruolo di “vice” appare il lanciatissimo nederlandese. Se la meriterebbe anche, la piazza d’onore, perché la sua stagione è comunque positiva. Il ritardo prestazionale della Red Bull nella prima fase lo ha condannato, ma nel 2027 potrebbe essere il primo contendente di Antonelli.
Vedremo cosa combinerà la Ferrari, soprattutto se riuscirà a riprendersi dopo il masochistico Gran Premio del Messico. In Formula 1, se c’è qualcosa che riesce bene alla Scuderia di Maranello, è il “farsi male da sola”. Scherzi a parte, ritrovare la bussola è imperativo se si vuole essere per davvero un top team. Non solo per storia e potenza economica, bensì anche per gestione dei piloti e delle risorse.
