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Calcio

Alessia Rognoni, 10 anni all’Inter e una carriera in crescita: “La promozione in Serie A è il ricordo più bello”

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Inter calcio femminile
Inter calcio femminile / IPA Sport

Focus, rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport, ospita Alessia Rognoni. L’attaccante in forza al Bologna, ed ex Inter, ripercorre le tappe principali della sua carriera, si concentra sulle ambizioni future e analizza i progressi del calcio femminile in Italia.

Sull’inizio in una squadra maschile: “Giocavo con i maschi nel mio paese fino a 12 anni e poi sono andata all’Inter. Io abito a San Martino Siccomario che è un paese in provincia di Pavia. I miei compaesani mi seguono con orgoglio e spesso quando torno mi chiedono e comunque sono sempre aggiornati tramite i miei genitori, tramite i miei amici”.

Sull’ingresso all’Inter: “Avevo dodici anni. Sì, per fortuna avevo la mamma che si è presa questo impegno di accompagnarmi tutti i giorni fino a Milano. Sono riuscita a rimanere a casa e avere questo grande sostegno da parte dei miei genitori”.

Sull’esperienza e i ricordi della decennale esperienza in nerazzurro: “È vero, è stata lunga, però è stata veramente emozionante e importante. I ricordi sono tantissimi, intanto ho vinto parecchi campionati anche nel settore giovanile e poi il ricordo più bello è sicuramente la promozione in Serie A nel 2019, è un sogno che tutti hanno da piccoli e quindi è sempre bello vincere un campionato”.

Sulle ultime partite nell’anno della promozione: “Sì, me le ricordo molto bene. L’ultima partita, quando abbiamo raggiunto definitivamente l’obiettivo. Sì, ho realizzato una doppietta e c’erano tutti i miei amici, la mia famiglia fuori. È stato veramente emozionante anche vedere a fine partita mia mamma con le lacrime agli occhi dalla gioia perché era un sogno un po’ di tutti e quindi conservo solo ricordi belli”.

Sulla pressione di chi arriva presto ad alto livello: “Sicuramente un po’ di pressione negli anni è chiaro che l’ho avuta e continuo ad averla perché comunque ci sono degli obiettivi ogni anno e quindi un po’ di pressione ci sta, però faccio quello che mi piace. Ho sempre fatto questo, vivo di questo fin da quando sono piccola e cerco di viverlo con più serenità possibile”.

Sulla mancanza della propria gioventù: “In realtà non vivevo troppo questa mancanza perché mi piaceva quello che facevo e per me è sempre stata la mia priorità su tutto. Non l’ho vissuto proprio come un sacrificio ma più come qualcosa che mi facesse stare bene, quindi per me rinunciare ad andare a ballare o a una serata con i miei amici ormai era diventato normalità, non mi pesava. Loro sapevano, quindi ci vedevamo in altre occasioni, passavamo momenti insieme durante la settimana però erano i primi a sostenermi e a rispettare questa mia vita. Hanno sempre capito il mio percorso e mi hanno sempre aiutata, supportata e sostenuta, quindi da questo punto di vista ho ancora tutte le mie amicizie, nonostante io sia fuori casa da diversi anni, ma quando torno ci ritroviamo sempre e questo per me è bellissimo”.

Sulle diverse tappe rilevanti della carriera: “Sono partita con i ragazzi fino a 12 anni, poi sono stata selezionata all’Inter e ci sono rimasta dieci anni fino alla promozione in Serie A nel 2019. Poi sono stata a Como e purtroppo era stato l’anno del Covid, quindi il campionato si era fermato. Poi ho fatto tre anni a Verona, di cui uno in Serie A e dopo sono andata a Parma dove ho raggiunto di nuovo la serie A e poi sono arrivata a Bologna, squadra in cui milito per il secondo anno”.

Sul momento in cui capire il proprio valore: “Fino a quando ho giocato all’Inter e a Como lavoravo in un’azienda nella quale avevo un contratto a tempo indeterminato. Quando l’Hellas Verona mi chiamò decisi di provare a lasciare tutto per inseguire veramente quello che poi era il mio sogno e la mia passione. Sono andata a Verona a ventitré anni e lì insomma ho capito che forse era proprio quello che volevo fare, che volevo concentrarmi solo ed esclusivamente sul calcio. Mi sono tolta diverse soddisfazioni ed è iniziato il mio percorso effettivo di crescita e di giocatrice come professionista, direi che il mio punto di partenza come atleta è Verona”.

Sulla crescita sul piano mentale: “Diciamo che anche a livello mentale devi sempre fare un percorso parallelo. Ci sono stati tanti cambiamenti da un punto di vista fisico perché quando arrivi a certi livelli, e soprattutto per come è adesso il calcio, devi assolutamente adeguarti. Ho incrementato molto gli allenamenti anche a livello proprio di forza e di conseguenza anche a livello mentale ti devi comunque incanalare nella giusta mentalità, sempre più professionista, stare attenta a quella che è la vita al di fuori del campo in tutti gli aspetti, dall’alimentazione al comportamento, a qualsiasi cosa e devi crescere sì, velocemente, cioè passare da una ragazza che gioca a calcio a una giocatrice. C’è differenza”.

Sull’aspetto più bello del proprio lavoro: “Quello che continua a piacermi più di tutto è fare gol. Vivo da quando sono piccola di questo, la cosa che più mi piace è segnare. Poi c’è tutto il mondo dentro e intorno che comunque non smette mai di farmi imparare, di farmi crescere e di arricchirmi come persona, quindi dal gruppo inteso come compagne, chi sta intorno, chi ci lavora, tifosi, è un contesto bello”.

Su un gol da ricordare con particolare emozione: “In questo momento mi viene un po’ difficile, sono stati tutti per me importanti, come ti dicevo per me il gol è la chiave del mio istinto, del mio giocare a calcio, quindi per me sono tutti importanti”.

Sugli aspetti positivi di Bologna: “In realtà mi piace tutto, sto bene nella società, sto bene nella città, e questo sicuramente è importante per un atleta in generale. Il benessere mentale deve, secondo me, esserci in ogni situazione. Bologna è una città che offre veramente tanto, sia a livello culturale che a livello sportivo e mi piace perché c’è una mentalità molto aperta e mi ci ritrovo molto anche nelle persone. Per quanto riguarda invece la società, fin da subito mi sono sentita un po’ come a casa, ci sono delle persone veramente disponibili, che ci credono e che in questi anni stanno facendo tanto per il movimento femminile, sia a livello di investimenti ma anche a livello proprio di presenza, di cultura. A me piace molto seguire anche quello che è il settore giovanile, spesso vado dalle nostre bambine e vedere che sono così tante che praticano questo sport e che si divertono è veramente emozionante. Quando ero piccola io non c’era tutto questo, quindi è bello vedere che il movimento è in crescita da questo punto di vista”.

Sulla crescita del calcio femminile negli ultimi anni: “Direi che rispetto a quando ho iniziato io a giocare a calcio è cambiato veramente tutto, dalle strutture agli staff che sono sempre più preparati, alla visibilità. Certo ancora c’è tanto da fare. Se penso al calcio all’estero, in Italia siamo ancora un po’ indietro, però sono stati fatti veramente dei grandi passi. Quando ero piccola mi allenavo in campi che a malapena avevano l’erba o in cui l’area medica magari era quasi inesistente. Adesso invece già dall’età di quattordici anni iniziano a fare un percorso importante anche con la forza e quindi sono tutte cose che aiutano e che servono”.

Sul rischio delle giovani atlete di poter perdere la fame: “Tante volte effettivamente ci penso che magari questo avere tanto può togliere magari qualcosa a livello emotivo e caratteriale. Però io penso che certe cose uno le ha, le ha dentro a prescindere da quello che c’è intorno, quindi spero di no”.

Sul ruolo più congeniale: “In realtà a me piace molto l’esterno perché comunque mi sento più a mio agio anche proprio perché forse sono più frontale alla porta, posso puntare, comunque sono delle caratteristiche che penso di avere. È chiaro che anche la punta è il mio perché sono ancora più vicina alla porta, quindi tornando al discorso di prima, chiaramente mi piace”.

Su un giocatore o una giocatrice con cui giocare: “A livello femminile, Alexia Putellas, mentre come calciatore io sono innamorata di Lautaro. Non posso che dirti lui”.

Su uno sport diverso da praticare: “Potrei dirti uno sport un po’ di tendenza di oggi, giocherei a padel. Sì, è un po’ più gioco, lo vedo come un po’ più un gioco più che uno sport. Sì, più un divertimento”.

Sugli obiettivi della stagione: “Obiettivi di squadra chiaramente è cercare di raggiungere la Serie A. Ce la stiamo mettendo tutta, è un percorso lungo e faremo del nostro meglio per cercare di raggiungerlo. Obiettivi personali: cercare di aiutare il più possibile le mie compagne, non solo attraverso i gol, ma in generale sia come calciatrice che come persona”.

Sul ruolo di chioccia della squadra: “Sì, mi piace. Poi adesso ci sono tante ragazze giovani, quindi c’è bisogno dell’esperienza e dell’aiuto di noi più grandi”.

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