Los Angeles 2028Pallavolo
Yuri Romanò: “Senza De Giorgi non avrei avuto l’occasione. Piazza ha spinto per avermi in Polonia”
Si rinnova l’appuntamento con Focus. Yuri Romanò è ospite della rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport. L’opposto della Nazionale italiana racconta il suo percorso di crescita, l’esperienza della rassegna continentale in Italia, il rapporto di fiducia con De Giorgi e la nuova avventura in Polonia.
Sul precoce inizio di carriera dall’A2 al titolo europeo: “Ci ho pensato più dopo perché durante è stato talmente veloce che quasi non me ne sono accorto, però ho cercato di godermela il più possibile ed è stato molto bello, ma anche diciamo che arriva da un percorso molto graduale. Perché comunque prima ho fatto tutte le categorie, ho giocato veramente dalla serie D fino all’A2 e poi questo ultimo step è stato molto veloce, ma penso soprattutto grazie a tutti gli step che ho fatto prima”.
Sulle difficoltà di gestione: “In realtà non tanto. All’Europeo ovviamente è stato molto veloce, ho vissuto il momento quindi è andata bene così e il post invece ero a Milano e comunque ero insieme a Patry, quindi diciamo che non avevo neanche la pressione poi in campionato di far vedere di confermarmi, ma per fortuna alla fine c’era Patry, quindi era lui il titolare. Ho avuto sì il mio spazio, ma senza pressione, con calma e anche lì è stato abbastanza graduale l’ingresso in Superlega”.
Sulla figura e sul rapporto con De Giorgi: “È stato sicuramente una figura molto importante perché ha creduto in me in un momento importante e poi, come dice lui sempre, ho sentito tante interviste in cui chiedevano di me, dice che attribuisce maggiormente il merito a me perché ho ricambiato la fiducia, però la realtà è che senza quell’occasione non avrei avuto la possibilità, quindi secondo me è un po’ cinquanta e cinquanta. Per me è stato un allenatore importantissimo anche per come lavora, soprattutto per l’inizio di quel gruppo lì. Eravamo molto giovani e avevamo bisogno di lavorare tanto e bene e lui su questo è uno dei più importanti allenatori anche qui in Polonia. Gioco con ragazzi che l’hanno avuto e la cosa che si ricordano di più e mi chiedono è ma fa ancora allenamenti così lunghi? Io ho risposto di sì perché, lontano dalle competizioni, quando si può spingere è uno che spinge tanto”.
Sulla lunghezza degli allenamenti: “Loro mi dicevano se sono ancora lunghi tre ore. Ho detto tre ore no però quando ha tempo e quando si può essere stanchi il giorno dopo, a volte le due ore e mezza le sorpassiamo. Credo però che sia quello che serve e nei periodi in cui puoi farlo, è giusto farlo e poi i risultati dimostrano che è servito”.
Sulla possibilità di non arrivare in alto: “No, in realtà no, ma perché anche grazie alla crescita graduale non è mai stata un’ossessione arrivare. L’obiettivo di arrivare a questi livelli e l’obiettivo concreto nella mia testa è arrivato quando ero vicino e lo vedevo possibile, molto possibile. Allora sì, me lo sono messo come obiettivo, prima era guardare più che altro lo step successivo. E infatti, cioè se ripenso agli anni passati così, non c’è mai stato questo desiderio tossico di arrivare, ma è stato vissuto con molta serenità”.
Sulla possibilità di rientrare in Italia e sulla carriera all’estero: “Allora, a livello personale sicuramente è un percorso che mi ha sempre stimolato e lo confermo. Vivere comunque fuori dall’Italia, in squadre, Paesi nuovi è un’esperienza significativa perché alla fine sono stato anche in paesi dove non è che si va spesso in vacanza per dire. In Russia ho giocato a Novyj Urengoj in Siberia e comunque anche in Polonia c’è l’occasione di conoscere paesi che non vediamo spesso ed è molto interessante e fa crescere molto dal punto di vista personale e a livello pallavolistico. Ovviamente giocare in Italia è bellissimo, è uno dei campionati migliori del mondo e farebbe sicuramente piacere essere in Italia e non fuori, ma allo stesso tempo penso che la pallavolo mondiale oggi offra tante opportunità interessanti sia a livello tecnico che a livello di obiettivi. La Polonia ha un gran bel campionato, in Turchia anche ci sono delle squadre molto forti che puntano anche a vincere la Champions League e in Giappone adesso il campionato è molto bello, quindi offre tante opportunità al mercato sotto tutti i punti di vista in tutti i paesi. In più abbiamo visto che comunque anche fuori dall’Italia stiamo bene. La mia famiglia è con me e viviamo bene anche fuori”.
Sulla condivisione dell’esperienza all’estero con i propri familiari: “Allora in Russia il cane no, perché poi con gli aerei era complicato. Qui a Varsavia siamo tutti cane, bambina e quindi siamo molto felici. Poi lei adesso frequenta la scuola internazionale, sta già imparando l’inglese, ha due anni e mezzo, quindi è una cosa che sicuramente sarà utile”.
Sull’incontro con Roberto Piazza: “Parliamo italiano e poi ovviamente quando mi deve dire qualcosa che è utile che ascolti anche la squadra me lo dice in inglese, però quando è proprio qualcosa per me anche in campo così in italiano ovviamente è più immediato tra di noi. Io sono molto contento di averlo ritrovato. Ci ho lavorato a Milano e mi son trovato molto bene e quando ho firmato per Varsavia non lo sapevo. Mi avevano detto che volevano prendere un allenatore top, ma non sapevo chi, non avevo idea. E poi ho saputo dopo perché quando poi è uscita anche la sua notizia, ci siam sentiti, ci siam visti a Milano e mi ha raccontato che lui già era in contatto e quando gli hanno chiesto di me ha spinto molto per prendermi, quindi anche questa cosa mi ha fatto molto piacere e sta andando bene. Lui comunque è uno molto ambizioso come me e come anche gli altri ragazzi che conosco da tre settimane adesso, ma ho già imparato un po’ a conoscerli e l’ambizione in tutto l’ambiente è tanta e lui è perfetto per questi ambienti”.
Sugli obiettivi della squadra e sui sogni: “Per dare un obiettivo concreto, che è quello che piace sentire a tutti, sicuramente migliorare rispetto alle stagioni precedenti. Loro hanno fatto tanti terzi posti in campionato, dimostrando che comunque sono una squadra che sa stare a quei livelli lì, ma non sono mai riusciti ad arrivare in finale. Quindi sicuramente l’obiettivo primario è migliorare e arrivare in finale. Poi speriamo di giocarcela con le più forti alla pari. Ovviamente può andar bene o male, però se vogliamo dare un obiettivo sì, la finale in campionato. Se penso a quello che giochiamo vogliamo fare bene in Champions League adesso ci sono squadre sicuramente attrezzatissime e poi la Champions è un torneo a eliminazione diretta e possono succedere tante cose imprevedibili. Io però l’ho giocata solo una volta a Piacenza e quindi sono prima di tutto contentissimo di poterla rigiocare e poi speriamo di godercela un bel po’”.
Sulle difficoltà incontrate nel giocare nei tornei esteri: “La difficoltà più grande, soprattutto in Russia, è stata la lingua, perché lì l’inglese è poco praticato, quindi ero con tanti ragazzi giovani che probabilmente avevano bisogno del mio aiuto durante allenamenti e partite. Io avevo molta voglia di darglielo, ma spesso la comunicazione era carente, quindi era difficile, anche se nei momenti della partita in cui hai pochi secondi per comunicare, non è che puoi chiamare quello che sa l’inglese, traducimi questo, quindi direi più che altro la lingua. Qui è diverso perché tutti parlano in inglese molto bene e in campo si parla inglese, è molto più facile capirsi. Però se devo dire una difficoltà anche qui la lingua. Capita che ogni tanto che magari tra di loro parlano in polacco e io non capisco niente ovviamente, quindi ci metti un po’ di più a entrare nel gruppo, però è normale che sia così”.
Sulla comunicazione quando i compagni parlano in polacco: “So che quando è qualcosa sono molto bravi, quando c’è qualcosa che o mi può interessare o coinvolgere switchano e parlano in inglese e anche perché tanti sanno bene cosa vuol dire giocare in un paese che non è loro e quindi capiscono quanto sia difficile, mi aiutano molto”.
Sulla capacità di non sentirsi arrivati: “Non so se esista un modo, però penso che la mentalità di un atleta di altissimo livello debba comprendere anche questo lato qui, nel senso se vuoi continuare a competere a questi livelli non puoi sentirti arrivato perché il gioco si evolve, i giocatori migliorano tutti, ci sono sempre nuovi giocatori forti e quindi se tu ti siedi un po’ rimani indietro. Bisogna sempre lavorare, sempre migliorarsi. Lo sport ti mette davanti a nuove sfide ogni giorno, parlando di nazionale, ogni estate e quindi magari qualcuno che non c’è dentro potrebbe dire magari dopo la delusione dell’Europeo potrebbe dire vabbè dai, hai vinto due mondiali, cosa te ne frega se perdi un Europeo? Non è assolutamente così per noi che la viviamo. Fa più male quella delusione lì, è più grande quella delusione che la gioia per la vittoria iridata, perché le sconfitte fanno molto più male. E poi ovviamente si riparte. Siamo anche abituati alle sconfitte, quindi si riparte e siamo pronti per lavorare e migliorarci anche in vista dei prossimi obiettivi. La sconfitta contro la Finlandia in particolare fa parecchio male perché eravamo in Italia, perché ci tenevamo a arrivare a Milano a giocare quelle due partite lì davanti a quel palazzetto incredibile che abbiamo visto com’era l’atmosfera e non esserci stati ha fatto male, oltre al risultato sportivo. In questa circostanza si aggiungeva l’aspetto dell’atmosfera che avremmo voluto vivere un po’ di più”.
Sulla possibile superiorità della Finlandia nel quarto di finale della rassegna continentale contro l’Italia: “No, non credo. È stata più forte quella sera, sicuramente perché ha vinto e son stati più bravi. Noi potevamo esserlo di più. Ci sono le giornate così e una grande squadra deve sapere anche in quelle giornate trovare un modo per portare a casa la partita. L’abbiamo fatto tante volte negli anni scorsi. Questa volta non ci siamo proprio riusciti, anche se per un attimo sembrava di sì, perché l’avevamo rimessa in piedi e al tie-break eravamo sopra. Non siamo stati però abbastanza squadra forte da superare quella giornata un po’ storta”.
Sulle caratteristiche della pallavolo polacca: “È difficile fare paragoni perché avendo Piazza che è italiano, quindi allena all’italiana, non so effettivamente come sia la cultura sulla tecnica o altri aspetti in generale. Mi sembra un campionato molto preparato dal punto di vista di allenatori, giocatori ovviamente, ma quello lo sanno tutti. Sul fatto che si lavori più, diciamo sì, la pallavolo sta diventando più fisica, sicuramente nel passato si vedevano fare la differenza giocatori anche non troppo alti. Adesso è quasi obbligatorio essere due metri, a parte poche eccezioni. Io penso che è lo sport che va in questa direzione, tanti sport cambiano, soprattutto quelli di squadra a livello di gioco negli anni e bisogna adattarsi e penso anche che se ci fosse un giocatore alto 1,90 ma fortissimo che riesce a fare la differenza, giocherebbe nelle migliori squadre comunque, quindi giocano e rendono di più i giocatori che fanno punto indipendentemente, poi è il fatto che siano tutti un po’ più alti, un po’ più potenti lo richiede il gioco”.
Sul cambio del gioco negli ultimi anni. Sui miglioramenti fatti e su quelli da poter fare: “Io penso sempre tanto all’aspetto mentale e sono migliorato molto sullo stare dentro la partita. Quando ero un po’ più giovane capitava spesso che, ovviamente l’opposto deve attaccare, fare punto, quando non andava molto bene in attacco uscivo un po’ dalla partita. Invece adesso, soprattutto grazie a Fefè che questa cosa me l’ha sempre ripetuta tante volte, se magari l’attacco non sta andando benissimo riesco a concentrarmi un po’ di più sugli altri fondamentali, che sia in battuta soprattutto, ma anche difesa, muro per aiutare la squadra, riesco a stare in partita e poi piano piano magari l’attacco torna e magari nei momenti importanti posso essere d’aiuto per la squadra, quindi questa cosa di star dentro la partita secondo me l’ho migliorata tanto ed è molto importante. Devo migliorare sicuramente la resa durante la stagione di club, perché mi si dice tanto che in nazionale sembro un altro giocatore e gioco sempre bene, mentre col club sono un po’ più altalenante. Questa considerazione si basa sicuramente sul fatto che in nazionale le competizioni sono più corte e nel club tutti più o meno in un certo momento hanno una flessione, se non altro fisica, e quindi gestire meglio questi momenti, cercare di essere più costante, di non scendere mai sotto un certo livello durante il campionato, quello sicuramente è un obiettivo che mi pongo da questa stagione in poi”.
Sugli idoli nella pallavolo e nello sport: “Nella pallavolo idolo vero no, se devo però sceglierne uno è Ivan Zaytsev, quando ho iniziato lui era l’opposto della nazionale, sicuramente guardavo lui come riferimento. Guardo veramente tutti gli sport di tutti i generi, ma non ho mai avuto una fissa per uno sport a parte l’Inter o per un giocatore che amo, cambio abbastanza spesso in base ai momenti. Allora l’ultimo anno è stato il periodo di Pogacar che è anche lì, quando lo dico, mi chiedono come fai a guardare il ciclismo?”
Sul sogno olimpico e sui sogni diversi dalle Olimpiadi: “Los Angeles costituisce un obiettivo a cui arrivare, nel senso che ho vissuto la mia prima Olimpiade a Parigi e è stato bellissimo, nonostante il risultato, viverla è stata veramente una cosa incredibile per me. E quindi viverne un’altra sarebbe bellissimo. L’obiettivo è essere lì ed essere nelle migliori condizioni possibili. Poi quando saremo lì, nel caso si parlerà di obiettivi, però sicuramente è un pensiero che c’è nella testa di tutti, anche dei miei compagni della nazionale”.
