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Atletica

Roberta Bruni attacca la Federazione: “Ti curo se sei ricco, mancato il supporto. Fuori dalla Nazionale. Quei 15.000 euro…”

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Roberta Bruni
Roberta Bruni / Lapresse

Roberta Bruni si è duramente sfogata sul proprio profilo Instagram, lamentando il mancato supporto ricevuto dalla Federazione dopo l’infortunio accusato ai Campionati Italiani. La 32enne romana ha accusato un parziale distacco del tendine del bicipite femorale, non ha potuto partecipare agli Europei di Birmingham e si è dovuta sottoporre a un intervento chirurgico. Ed è proprio sull’operazione che si è voluta soffermare la specialista del alto con l’asta.

Finalista ai Mondiali di Tokyo nel 2025, Roberta Bruni è stata perentoria sui social: “Questo è stato un anno nero, ma, come alcune piante che ho studiato, il mio fusto si piega, ma non si spezza. È stata una stagione difficile, condizionata dal recupero lampo del 2025 per poter andare ai Mondiali di Tokyo dove sono stata finalista a soli due tre mesi da una frattura all’osso sacro. Il mio fisico ha chiesto il conto e durante i campionati italiani di Firenze ho avuto un parziale distacco del tendine del bicipite femorale da trattare con intervento chirurgico che mi ha impedito di partecipare agli Europei di Birmingham“.

Roberta Bruni arriva subito al punto: “Triste? Si, ma ancor più triste scoprire che pur facendo parte della squadra nazionale (ah, la squadra… ma ci torneremo su questo concetto), non rientravo nella fascia ristretta degli atleti che hanno diritto al supporto medico in caso d’intervento. Perché, in perfetto stile americano, ti curo se sei ricco, che nel nostro sistema vale per gli atleti super top! Gli altri possono smettere! E così sarebbe stato se non avessi avuto papà pronto a pagare 15.000 euro per il mio intervento. Fine della storia triste? Sembrerà un accanimento, ma a volte alla tristezza può seguire altra tristezza“.

La primatista italiana di specialità ha poi proseguito: “Oggi apprendo di non far più parte della squadra nazionale per il biennio olimpico finale che ci porterà a Los Angeles 2028. Motivo? Non rispettavo nessun criterio d’accesso che mai avrei potuto soddisfare essendomi rotta un tendine ai campionati italiani che ho sempre onorato e vincendone anche 12! Probabilmente non sono un’atleta d’interesse mediatico e certamente non una medagliata mondiale o olimpica, ma il mio l’ho sempre fatto, conquistando 5 finali di Diamond League, finali mondiali olimpiche ed europee anche coronate da record nazionali… ma non comprenderò mai il senso d’investire soldi e supporto nei primi due anni di un ciclo olimpico e poi, di fronte a un’atleta operata, non investire nel biennio finale. A voler essere onesti, qualcuno ha investito soldi per due anni per poi lasciar morire il suo investimento. Perché, in fondo, il sistema AEC non è un investire e supportare un percorso di un’atleta; è solo un meccanismo premiale di risultati già acquisiti. Se li ottieni, sei dentro. Sei t’infortuni e non li ottieni, sei fuori“.

A più riprese capitana della Nazionale, Roberta Bruni ha concluso con un chiaro messaggio: “Parliamo di te atleta, a cui domani potrà succedere lo stesso. Parliamo di te allenatore che domani potrai avere un tuo atleta in questa situazione. Parliamo di te genitore che per anni hai fatto sacrifici per portare tuo figlio a fare atletica e, sul più bello, magari non hai la disponibilità per pagare 15.000 un’operazione e vedrai quel sogno spezzarsi all’improvviso. E allora quel concetto di SQUADRA, di cui sono stata capitana anche due volte, esaltato sotto una foto in partenza da un aeroporto, con quell’aria un po’ di famiglia a uso giornalistico, perderà valore all’improvviso e ti renderai conto che sei solo e che la squadra in realtà è rimasta solo in quella foto. Grazie però di cuore al mio gruppo sportivo Carabinieri che è sempre pronto a tendermi la mano, invece di voltarmi le spalle. Sono grata per questo!“.

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