Formula 1
Piola ricorda Gerhard Berger: “Spesso era senza soldi. Alesi temeva tantissimo i suoi scherzi”
Nuova puntata di Motor News con Beatrice Frangione che porta Giorgio Piola nel mondo della storia della F1. Sul canale YouTube di OA Sport il decano degli esperti di piloti, tecnica e quant’altro del Circus porta in scena il Gerhard Berger che ha conosciuto, quello delle interviste tecniche, ma soprattutto quello degli scherzi. Che erano tanti, tantissimi, terrificanti…
Sulla prima vittoria di Berger in F1, quella in Messico nel 1986 che è coincisa anche con la prima della Benetton: “Ne avevo fatto il disegno con un’aerodinamica stranissima fatta da Rory Byrne. Quel GP fu memorabile: caldo pazzesco, la macchina di Berger era quasi completamente aperta nella zona del motore. Il consumo delle gomme era stato pazzesco: sia Goodyear che Pirelli avevano sempre blister. C’è stata la risposta più curiosa e assurda che abbia ricevuto da un tecnico. Sulla linea di partenza io e un gruppetto di giornalisti inglesi avviciniamo Turchetti, il responsabile pista della Pirelli, e gli chiedemmo quante soste prevedesse. Lui mi disse una cosa buffissima: ‘Several’. Non lo sapeva nemmeno lui. E il paradosso fu che Berger vinse senza fermarsi, davanti a Prost e Senna, in un clima assurdo. Poteva essere benissimo Las Vegas, una roulette pazzesca“.
La macchina: “Era molto avveniristica, puntava molto sull’aerodinamica con quest’ala di rondine e i profili larghissimi all’esterno e più stretti all’interno che nascondevano un trucchetto, perché le bandelle laterali avevano una certa libertà, che io scoprii davanti a Rory Byrne, il quale ne rimase colpito da pazzi. Misi il piede sulla parte terminale della bandella e andò leggermente giù, poi furono fissate in maniera regolamentare e quindi fu una macchina del tutto buona. Aveva un 4 cilindri BMW turbo potentissimo, che non aiutava certo per il consumo delle gomme per l’usura, perché la potenza era brutale. Di Berger ci sono mille episodi degli scherzi pazzeschi: era un giocherellone. Non riporterò le centinaia di cose riportate su internet, dalla valigetta di Senna alle foto strane sul passaporto, ma quelle in cui sono stato o protagonista o spettatore. Si dice che Alesi odiasse Berger ma non è vero, aveva una paura pazzesca dei suoi scherzi. Vado in ordine un po’ al contrario. L’ultimissimo che gli fece: eravamo in aeroporto a Dubai aspettando la coincidenza. Vedo Alesi preoccupato: ‘Sto nei casini, mio figlio sta messo nei guai, mi ha chiamato adesso Gerhard, sembra abbiano fatto casino con delle ragazze e poi è finito in prigione’. Era veramente preoccupato, nonostante conoscesse quegli scherzi ci cascava sempre. Diceva: ‘Ha dovuto pagare 1000 euro di cauzione, adesso glieli devo mandare’. Gli dissi ‘Jean, stai tranquillo, è uno scherzo. Con quest’ultima battuta si è dato la zappa sui piedi. Lui è sempre senza soldi’. Spiegherò perché. Io gli ho fatto un’intervista in Canada (le interviste erano bellissime perché era veramente interessante, super tecnico, un piacere). Tutte le volte, invece che farla al circuito, mi diceva di farla venendolo a prendere in montagna e andare al ristorante. Quando scendeva dall’ascensore faceva segno con le tasche del senza soldi. Ho sempre dovuto pagare io. Difatti dopo una mezz’oretta Jean mi disse ‘Giorgio, avevi ragione, era il solito scherzo’ “.
Però anche lo stesso Piola è stato complice di uno scherzo: “Con la Benetton avevamo avuto l’idea di una finta corrida per la stampa e i tifosi. Jean e Gerhard erano vestiti da toreri e io da picador. Ci siamo tutti cambiati negli spogliatoi, quei vestiti mi andavano strettissimi. Io e Gerhard alla fine siamo andati velocissimi a cambiarci, non ne potevamo più. Jean era rimasto a chiacchierare. Gerhard, con un paio di forbici, piglia un paio di pantaloni. Io: ‘Gerhard, no, quelli sono i miei, questi sono quelli di Jean!”. Mi son sentito complice, glieli ho dati. Glieli ha tagliati a metà. Non ho avuto il coraggio di dirlo a Jean. Gliel’ho detto tanti anni dopo ad Abu Dhabi. In quell’occasione, però, Gerhard gli aveva fatto uno scherzo molto meno simpatico: gli aveva buttato via le chiavi della macchina. Piccolo particolare: non era una macchina in affitto, era quella di Jean. Lui ha dovuto chiamare il fratello, farlo venire col secondo paio di chiavi altrimenti sarebbe rimasto lì. Vero, Jean temeva Gerhard, ma erano super amiconi, solo che Gerhard faceva di quegli scherzi pazzeschi. Il buon Ron Dennis ci cascò: penso di essere furbo e al GP di Adelaide, l’ultimo della stagione, mise della polvere urticante nella tuta di Gerhard. Eravamo tutti nello stesso albergo. Gerhard andò in albergo, non so con quale stratagemma, si fece dare la chiave della stanza di Ron Dennis, prese passaporto e tutte le carte di credito, e col trapano gliele bucò. A quel punto aveva tutto organizzato. La cosa grave è che Ron aveva pianificato una vacanza a fine stagione e ha dovuto aspettare tutti i duplicati. Con Gerhard non bisognava rispondere, ma subire. Jean subiva tanto perché non poteva nemmeno osare un controscherzo: sarebbe stato pazzesco“.
Un altro di questi scherzi: “Un giorno siamo in Belgio. Mi disse ‘Mi porti la macchina in aeroporto?’, gli dico ‘Volentierissimo’. Non vedevo l’ora. Entro nell’abitacolo: chiave rotta nel canotto del volante. Si poteva mettere in moto, ma non più togliere, era infilata dentro. Ho posteggiato la macchina. Questi erano i suoi scherzi. Ma le interviste erano super tecniche e interessanti. Alesi, senza volerlo forse, si vendicò al Gran Premio d’Italia 1995. Lui era davanti, Gerhard dietro, e a un certo punto, non per colpa sua, è stato un caso, ma pare la vendetta della sorte, perse la telecamera della sua Ferrari e andò a picchiare nella sospensione di Gerhard che andò KO. Il fato ha vendicato un po’ Jean. Però tuttora sono amicissimi. Ma come compagno di squadra lo temeva“.
Il rapporto Senna-Berger: “Qui ci sono due episodi. Gerhard era molto alto. Quando arrivò in Ferrari nel 1987 dovettero tagliare la centina perché non ci stava dentro. Ferrari se la prese un po’ con me perché non guardavo le ragazze, ma le macchine. L’episodio si ripeté, per Berger, in McLaren. Lui non ci stava nell’abitacolo. Avevano dovuto alzare la centina del cruscotto, e fare questo molto più piccolo, ma questo non bastava. Lui doveva stare con i piedi in un’inclinazione del tutto innaturale: lui stesso aveva difficoltà dopo un certo numero di giri per crampi o problemi alle caviglie. Ma non si lamentò mai, tant’è che Ron Dennis all’ultima gara impose a Senna di farlo vincere. Senna fu un po’ fetente, perché Dennis gliel’ha dovuto ripetere 4-5 volte. I campioni come Senna e Schumacher sono sempre stati molto egoisti dal punto di vista dei loro successi, come anche Verstappen nell’episodio di Perez“.
Infine una breve opinione su Kimi Antonelli: “Credo sia sbagliato paragonarlo a qualunque altro pilota. Se lo vedi in strada ti verrebbe da dire ‘ma vai a scuola’, sembra abbia 15 anni. Lo vedi estremamente ‘bambino’: non sembra davvero uno che stia per diventare Campione del Mondo. Quando sale in macchina è magico, perfetto. L’ho definito anche impermeabile a qualsiasi pressione anche quando va male, anche quando c’è qualche sfortuna, anche quando la macchina a Sepang è un disastro contro la precedente. I giovani quando sono bravissimi spesso sono arroganti, lui invece è di un’umiltà pazzesca, ascolta tantissimo Bono e lui lo ascolta come se fosse un principiante. Nessun’arroganza, estremamente umile. Duro quando deve esserlo, prima era un po’ in soggezione da Verstappen, adesso non si fa più preoccupare. Nell’ultima gara è partito benissimo, era un punto debole a inizio stagione. Antonelli è Kimi, è lui, completamente diverso da tutti, ed è bellissimo che in questo momento in cui la F1 e anche altri sport non danno soddisfazioni ci sia un personaggio come lui. Ed è un personaggio bello, puro, da qualunque lato desta ammirazione e simpatia. Io ricordo spessissimo in passato che se per caso la Ferrari si ritirava moltissimi tifosi che chiudevano televisori e se ne andavano. A Monza abbiamo avuto lo spettacolo dei tifosi Ferrari ad acclamare Antonelli. Veramente fantastico. Quante volte abbiamo visto fischiare l’avversario di Schumacher? Arrivavano a Monza e si beccavano insulti e fischi. Ricordo Nakajima che aveva involontariamente messo fuori Senna in Brasile: Senna aveva questo pregio e difetto che come arrivava una macchina doveva passare era meglio lo facesse subito. Quando Nakajima arrivò a Monza c’era il paddock molto vicino ai piloti. Nakajima faceva inchini ai tifosi e non capiva che questi gli stavano tirando gli insulti più pazzeschi di questo mondo. Dato che in Giappone non usano insulti lui non pensava mai più che fossero così incivili e invece lo stavano massacrando. Invece adesso c’è stato un impatto veramente fantastico a Monza sul rispetto e sulla gioia di veder acclamare anche un avversario della propria squadra del cuore“.
