Formula 1
Piola: “Nel 2018 la Ferrari era la macchina migliore. Vettel aveva una leva in più sul volante rispetto a Raikkonen”
Sebastian Vettel è il protagonista della nuova puntata storica di Motor News, rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport. Giorgio Piola racconta la carriera dell’indimenticato pilota tedesco, vincitore di quattro titoli iridati con la Red Bull e a lungo alfiere della Ferrari, attraverso ricordi, aneddoti e approfondimenti.
Sul rapporto con Sebastian Vettel: “Devo dire che l’emozione era forte da entrambi i lati perché, faccio una premessa, lui apparteneva già alla categoria di piloti con cui non ho avuto un grande rapporto professionale perché con l’era di Internet io mi sono dedicato più ai disegni, alle macchine e agli ingegneri. Però Vettel è stato l’ultimo pilota con cui ho parlato, anche se a volte non per problemi veri, reali, di interviste, di lavoro. Ci siamo visti a Monza, è stato un piacere per entrambi e fra l’altro gli ho spiegato alcuni segreti dell’abitacolo della vettura di Schumacher che lui guidava e devo dire che eravamo tutti e due emozionati, ma, pur essendo un campione del mondo, pluricampione del mondo, è un ragazzo. Basta pensare che chiamava le sue monoposto con il nome, come se fossero delle fidanzate, che era spessissimo al telefono anche con la fidanzata, tanto che Michael Schmidt, quello che io considero il miglior giornalista della Formula Uno, però è tedesco e quindi estremamente quadrato, un giorno a Monza voleva parlare con Vettel, ma il tedesco era tutto il tempo al telefonino e voleva chiedere ai responsabili che proibissero ai piloti di usare il telefonino quando erano nel paddock. Comunque, un’altra volta invece mi viene a chiedere una cosa piacevolissima. A un certo punto io avevo presentato il libro, solitamente veniva presentato a Monza nella motorhome della Marlboro e mi dice ‘c’è Sebastian Vettel che chiede se gli puoi dare un libro perché non ha il coraggio’, perché fino ad allora non c’eravamo parlati tantissimo. Io poi, concentrato sul mio lavoro, spesso sono stato un po’ scambiato per una persona difficile, estremamente burbera. Quando gli ho consegnato il libro, addirittura ha voluto l’autografo e c’è proprio una foto che mi immortala mentre gli sto facendo l’autografo, ma la cosa più buffa è che me lo voleva pagare e gli ho detto no. Dopo quell’anno lì, sempre quando usciva il libro, io gli ho sempre regalato la copia. E poi c’è un’altra foto particolare, sempre per dire il legame, nonostante io non abbia avuto i rapporti come con Senna, con Piquet, con Mansell, con Patrese, con gli altri piloti che intervistavo a tutti i Gran Premi soprattutto per la Gazzetta dello Sport, quando lui si ritirò all’ultima gara ad Abu Dhabi nel 2018, io ho stampato una maglietta con il suo volante e gliel’ho consegnata. Peccato che anche in quella occasione, due giorni prima, mi fossi fracassato nella sala stampa, perché all’epoca del Covid avevano diminuito i tavoli perché eravamo in pochissimi, ma avevano lasciato le piattaforme con i cavi in alcuni tavoli scoperte. Io sono andato per rispondere al telefono di corsa e ho fatto un volo pazzesco. Quella volta, addirittura per qualche minuto, non mi ricordavo chi ero, tanto che un collega, Mark Hughes, mi disse: ‘Giorgio, ma la tua età?’. E io dico, ma che cavolo di età hai? Ma sai quando son nato? Non lo so. Sono andato al computer per vedere il mio nome e quando ero nato e non mi ricordavo la password, poi dopodiché è ritornato tutto. Però comunque in quella foto con le mascherine in cui saluto Vettel con il pugno, perché a quell’epoca si dava il pugno, dopo avergli regalato quella maglietta di cui avevo fatto soltanto due esemplari, uno per lui e uno per me, avevo un bell’occhio tutto nero perché avevo fatto un volo pazzesco. Poi Vettel mi è sempre piaciuto per il suo comportamento, a volte anche quasi un po’ da ragazzo, anche quando ha fatto quella botta con cui si è vendicato con Hamilton che gli aveva frenato davanti. Non era stata tanto una scorrettezza quanto la ripicca proprio di un ragazzino a cui quasi viene il gesto senza pensare di andargli a dare una ruotata, cosa che assolutamente sarebbe stata vista in maniera completamente diversa se lo avesse fatto un altro pilota. Da parte sua è stato proprio una cosa quasi da guascone”.
Sulla passione di Vettel per la F1: “Lui è veramente appassionato. E lo vedi, poi è proprio sincero. A Monza quando ha guidato la Ferrari di Schumacher era veramente emozionato e con l’ingegner Petrucci si è fatto spiegare tutto. Lo vedevi che proprio era quasi come un sogno poter salire su quella macchina mitica. Tra l’altro sia la F2002 che la F2004 sono state le due Ferrari migliori e quindi era veramente onorato e quando gli ho spiegato del famoso sedile con tutte le sacche ad aria era interessantissimo, quindi lo vedi proprio che trasuda di gioia di essere in Formula Uno e di guidare queste macchine che hanno fatto la storia del Cavallino e hanno fatto la storia della Formula Uno”.
Sul contributo apportato da Vettel alla storia della Ferrari: “Sì, purtroppo la sua ultima stagione è stata anche un po’ con tanti errori da parte sua, quello più brutto in Germania, sul bagnato, gara in cui è andato a sbattere quando ormai aveva la vittoria. Devo dire che quell’anno la Ferrari era veramente la macchina più forte. L’altro episodio negativo quando a Singapore si è inzuccato con Raikkonen che era partito benissimo e invece a Singapore era veramente dominante perché la Mercedes, non so per quale motivo, a Singapore aveva sempre tanti problemi a mettere a punto la gara e invece si inzuccarono. Verstappen che era dietro poteva anche lui vincere, però il più bravo di tutti era stato Hamilton che aveva aspettato saggiamente e poi aveva approfittato di una gara in cui non avrebbe vinto nella maniera più assoluta, perché aveva le due Ferrari davanti, ma anche Verstappen. Il britannico si è ritrovato con una vittoria invece che un quarto posto, che sarebbe stato teoricamente la sua posizione rispetto a come andava la sua macchina sulla pista di Singapore. Ma c’è un altro episodio legato al 2018. In questo caso l’episodio che mi ha fatto molto male, mi ha dato molto fastidio. Vettel realizza la pole position in Bahrain e io ovviamente nella mia ricerca di scoprire i segreti tecnici guardo tutto. Ci fu una foto su Internet, vista da tutti, in cui Vettel esulta e ha messo il volante proprio piatto piatto, appoggiato all’halo. Praticamente sembrava una foto fatta in studio. Ovviamente tutti cosa hanno fatto? Hanno guardato Vettel che esultava e hanno pubblicato quella foto senza notare questo volante in basso. Io col computer ho ingrandito la foto e ho visto subito una leva in più che Raikkonen non aveva. E mi ricordo che andai dall’addetto stampa della Ferrari e non volevano che si facesse il disegno e dico sì, però questa è una foto di dominio pubblico. Non è che l’ho fatta io e me la posso tenere nascosta, perché io devo dire che in vita mia molto spesso non ho pubblicato delle foto perché me le volevo tenere anche per il libro, perché il libro aveva senso se tu potevi avere cose in più. Da quando è venuto tanto l’avvento di Internet, il libro non aveva più senso perché tutti quanti pubblicavano tutto subito. Altre volte le consideravo troppo pericolose o troppo intime. Quella volta lì gli dico: senti, questa foto l’hanno vista tutti e lui ha fatto l’errore di piazzare il volante, così, non lo faccio subito. Potrei farlo subito perché io avevo già disegnato il volante, quello normale, senza questa leva aggiunta che ha avuto sempre e soltanto Vettel. Raikkonen non l’aveva mai usata. Però facciamo così, lo pubblico al prossimo Gran Premio, quindi ho aspettato ben quindici giorni e tu puoi immaginare con il sistema di Internet adesso della voglia di pubblicare tutti subito, anche rischiando errori, ma pur di poter dire sono stato il primo e avrei potuto farlo, l’ho tenuta lì e quando è apparsa invece ho avuto un po’ di guai e la cosa mi ha dato fastidio perché io ero convinto e sono tutt’ora convinto che ho fatto un gran piacere alla Ferrari, anche se poi una leva in più o in meno non significa niente se non sai a cosa serve. McLaren e altre squadre Lotus, Alpine hanno sei leve dietro. La leva aggiuntiva di Vettel poteva essere qualsiasi altra funzione che magari un’altra squadra aveva. Del bottone si è parlato, per esempio, tantissimo quando Hamilton era in Mercedes, del famoso magico bottone che lui schiacciava alla partenza, cioè non ha nessun significato, è soltanto un diverso modo di comando e una diversità per far capire che Vettel aveva un volante diverso da quello di Raikkonen, ma un po’ in tutte le squadre c’è questo. Non mi aspettavo veramente che potesse diventare un caso quello che invece io a tutt’oggi considero di aver fatto un gran piacere a tenerlo nascosto, anche se, ripeto, non valeva niente tenerlo nascosto”.
Su un possibile ruolo di Vettel nell’attuale Formula 1: “Sì, perché ha una passione infinita e lo vedi tutte le volte che viene in pista che è proprio interessato da pazzi. Non viene soltanto per comparire, per farsi vedere. Per esempio, Rosberg ha un atteggiamento completamente diverso, viene, fa il commentatore, ma vedi che parla quasi come se fosse veramente fuori, mentre Vettel quando arriva sembra che appartenga sempre a questo mondo e lo vedi che in teoria forse avrebbe persino voglia di correre, di guidare tutte le volte una macchina. E questo gli piacerebbe da pazzi, mentre Rosberg lo vedi dall’atteggiamento, si interessa molto a come appare, ai social, a fare i commenti e così anche altri piloti. Alcuni addirittura forse sarebbe meglio, tipo Montoya, che venissero un po’ meno. Però viene per seguire il figlio soprattutto, però poi fa sempre critiche e commenti. Vettel lo vedi proprio che starebbe benissimo in questo mondo, anche se sta diventando sempre più spettacolo e meno vero mondo della Formula Uno, come lui forse era abituato. Bisogna vedere in questo cambiamento della Formula Uno, come lui si troverebbe. Se parliamo della Formula 1 classica Vettel starebbe benissimo in qualsiasi ruolo”.
Sul trasporto di Vettel nell’universo Ferrari: “Lo vedevi proprio che era come un bambino portato finalmente a Disneyland in un posto del genere, dove si è divertito, si è appassionato. Ma ti dico, lo vedevi da come parlava con Petrucci, da come si faceva spiegare, ma anche dall’interesse dimostrato quando io gli spiegavo di questo sedile di cui lui non era a conoscenza, lo vedevi che era proprio contento di venire a sapere un altro segreto che fino a quel momento non aveva scoperto”.
