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MotoGP, Marco Bezzecchi all’esame di maturità. Terzo incomodo per il Mondiale, terrà testa agli spagnoli?
Riavvolgiamo il nastro del tempo e torniamo indietro di tre anni, alla vigilia del Gran Premio del Giappone di MotoGP 2023. Allora, come oggi, mancavano sette gare al termine della stagione. In testa alla classifica generale del Mondiale c’era Francesco Bagnaia, che aveva 13 punti di vantaggio su Jorge Martin e 44 su Marco Bezzecchi. Tutti su Ducati, anche se Bez correva con un modello meno evoluto. Proprio per questo stava disputando un’annata eclatante. Il riminese rappresentava la rivelazione di quel campionato. Aveva appena vinto in India, conquistando il terzo successo stagionale e, sempre in tema di “terzo”, rappresentava il terzo incomodo nella rincorsa all’Iride.
Ritorniamo nel presente. Al comando della graduatoria assoluta c’è Jorge Martin con 12 lunghezze di margine su Marc Marquez e 42 su Marco Bezzecchi. Dal punto di vista aritmetico, la situazione del romagnolo è identica a quella del 2023, in quanto fa da terzo incomodo nella sfida suprema. Uno dei due avversari è il medesimo, mentre l’altro è cambiato (ed è molto più temibile). Sono cambiati anche i mezzi meccanici, poiché abbiamo due Aprilia e una Ducati. Però qualsiasi sequel fatto bene ha esattamente questi connotati, un mix di novità e di elementi già conosciuti per non risultare né slegato dall’opera prima, né un ripetitivo remake di sé stesso.
Di sicuro, Bezzecchi farà di tutto per evitare che il 2026 diventi un remake del 2023. Dopo l’affermazione in India, arrivò quarto in Giappone e poi si procurò un infortunio alla spalla girando nel ranch di Tavullia. Non dovette saltare alcun Gran Premio, ma il suo rendimento ne risentì in negativo. Non fu mai un vero “terzo incomodo”, perché Bagnaia e Martin volarono via e si giocarono il titolo sino a Valencia.
Per Marco, in questo 2026, in realtà c’è tanto di diverso rispetto al 2023. All’epoca non aveva niente da perdere, già il fatto di trovarsi in lotta per il titolo rappresentava un traguardo eccezionale. Al contrario, oggi, la figura del riminese viene messa in discussione. È partito come un missile, con 4 vittorie e 2 secondi posti nelle prime sei gare. Sembrava destinato ad andare in orbita. Invece ha perso la rotta giusta e, soprattutto, ha perso tutto il suo vantaggio.
Gli avversari li conosciamo. Marquez non ha bisogno di presentazioni, Martin un titolo lo ha vinto. Dunque, la domanda che sorge spontanea è se Bezzecchi sia un pilota dello stesso calibro, ossia in grado di laurearsi Campione del Mondo, oppure no. Talvolta, queste domande trovano una risposta solo con il “senno di poi”. Cionondimeno, non può essere questa la discriminante al quesito.
Si può essere piloti degni di vincere un Mondiale senza riuscire mai a conquistarlo (Max Biaggi e Dani Pedrosa per citarne un paio), così come si può essere buoni piloti che in circostanze normali un Mondiale non lo vincerebbero mai, ma hanno modo di fregiarsene, sapendo sfruttare un’irripetibile occasione propizia (gli esempi ci sono, ma se non si può parlare bene di una persona, allora non se ne parla).
Tanti centauri sono capaci di effettuare segmenti di stagione eccezionali, salvo poi perdersi per strada e non avere la continuità necessaria sul lungo periodo per essere realmente competitivi in classifica generale. La vera differenza tra i Campioni e i Wannabe spesso si concentra in questa dinamica. L’abilità e la forza di restare al top per una stagione intera.
Indipendentemente dal fatto di riuscire a vincere il Mondiale 2026, non è tanto il conseguimento in sé a rappresentare il tema forte delle prossime gare, bensì la capacità di lottare concretamente per il successo supremo. Di Bezzecchi piace l’autocritica, il fatto di non cercare scuse, di non trincerarsi dietro a concetti astratti quando le cose vanno male. Ci mette la faccia e già per questo merita rispetto.
Forse meriterebbe anche di più. Esiste un terzo tipo di centauro, quello in grado di evolvere e maturare strada facendo, uscendo dalla categoria del “vorrei, ma non posso” per entrare in quella del “voglio e posso”. Non sempre si aggiunge il “riesco”. Quello non dipende necessariamente dal pilota in sé, bensì anche dalle circostanze che lo circondano. Scopriremo a breve qual è il fenotipo al quale appartiene il riminese, nella speranza che Bez possa essere davvero una forma alternativa di Best.
