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MotoGP, Marc Marquez fuoriclasse a tutto tondo. Non solo superiore in termini di talento, ma anche di carisma
Marc Marquez non è un pilota di un’altra categoria, è un centauro di almeno due categorie superiori rispetto alla concorrenza diretta. Tanto per cominciare ha letteralmente portato a scuola Jorge Martin sotto ogni aspetto, perché lo ha provocato alla vigilia del Gran Premio d’Australia, lo ha costretto a rischiare e a tenere una condotta di gara seguita raramente nel 2026. La conseguenza è stata una caduta del madrileno che, associata alla vittoria nella Sprint, porta El Trueno de Cervera a +10 in classifica generale.
Si è issato in testa alla graduatoria iridata nonostante un infortunio primaverile e a dispetto del fatto di dover correre con una moto inferiore ad Aprilia. Non sempre, non dovunque e generalmente di poco. Però è indiscutibile che sia la RS-GP ad avere complessivamente la meglio sulla Desmosedici e non viceversa. Dunque, nonostante il doppio handicap (in termini di gare disputate e di mezzo meccanico), vederlo davanti a tutti nella rincorsa al Mondiale è impressionante.
Così come è sensazionale la sua capacità di sfruttare al meglio qualsiasi opportunità propizia. Anzi, talvolta è in grado di crearsele da solo, come avvenuto nel weekend accorciato di Phillip Island, durante il quale ha messo prima alle corde e poi al tappeto Martin. Peraltro, il vero highlight del suo fine settimana non è stato né il trash talking in conferenza stampa, né l’affermazione nella Sprint. Il suo capolavoro è stata la pole position.
Si è vista tutta la differenza di “manico” tra Marquez e il resto dei piloti. Un delta che, sul bagnato, è stato quantificato nell’1,56% del tempo del rivale meno lontano. È tantissimo in una categoria dove oramai si ragiona per centesimi di secondo e non più per decimi. Soprattutto, è una performance strepitosa se si guarda a quanti centauri sono rimasti racchiusi in 1494 millesimi partendo dalla seconda posizione in poi.
Simpatia e antipatia sono sentimenti soggettivi che nulla hanno a che fare con le analisi razionali e sensate. Marc Marquez è un fenomeno. Chi non riesce ad ammetterlo o è in malafede, ovvero obnubilato dal tifo, oppure vede una realtà tutta sua. Essere fuoriclasse non significa non sbagliare mai, capitava anche a Valentino Rossi o Mick Doohan. Gli esseri umani sono fallaci e quindi propensi all’errore. Essere hors categorie significa essere in grado di fare cose che altri non concepiscono neppure.
Se El Trueno de Cervera dovesse vincere questo Mondiale, avrà compiuto una delle più grandi imprese della sua carriera. Sta combattendo su più di un fronte e sta usando tutte le armi a sua disposizione, agonistiche e dialettiche, per fregiarsi dell’ennesimo titolo. Phillip Island ci ha detto chi è il miglior stratega nella MotoGP del 2026; e ce lo ha detto per dispersione. Stratega perché il suo profilo va oltre quello del pilota, ma è quello di chi sa usare il proprio carisma. Come avevano fatto Doohan e Rossi, appunto. Il carisma o ce l’hai o non ce l’hai. Non è qualcosa che può essere inventato o trovato cammin facendo nella vita. Non completare l’operazione Iride, a questo punto, sarebbe un peccato.
