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MotoGP, la pioggia può essere l’incognita della fase finale del Mondiale? Sul bagnato non si corre quasi più…

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Motomondiale Pioggia / La Presse
Motomondiale Pioggia / La Presse

C’è un’attrice che non abbiamo ancora visto recitare sul palcoscenico della stagione 2026 di MotoGP. O meglio, di tanto in tanto ha effettuato dei cameo, senza tuttavia mai ergersi a protagonista vera e propria. Si parla della pioggia. Durante l’annata corrente praticamente non si è ancora vista, eccezion fatta per qualche apparizione sporadica e (quasi) ininfluente ai fini del Mondiale.

Quel quasi è rappresentato dalla Sprint di Jerez de la Frontera, dove l’acqua, seppur presentandosi in maniera estemporanea, è comunque riuscita a sparigliare le carte. Difatti, la mini-gara tenutasi nell’autodromo andaluso ha seguito un copione degno di un film thrilling, tanto da premiare Marc Marquez nonostante una scivolata (che, invero, ha rappresentato una benedizione, divenendo paradossalmente la chiave del suo successo).

Considerando che i prossimi quattro appuntamenti saranno in Giappone durante la stagione dei tifoni, in Paesi tropicali quali Indonesia e Malesia, nonché nella (fredda) primavera dell’Australia, è evidente che la pioggia potrebbe andare a condizionare lo svolgimento di uno o più Gran Premi, come peraltro ha fatto in tempi recenti proprio nei contesti citati. Purtroppo, gli standard “di sicurezza” attuali hanno notevolmente cambiato l’approccio alle intemperie.

Si dice “purtroppo” perché, oramai, il più delle volte quando piove non si corre. D’altronde, se si fa visita a nazioni in cui il meteo è estremo, è probabile incappare in eventi atmosferici poderosi. Per esempio, Sepang è famosa per degli scrosci di intensità furibonda, ma di durata limitata. Passi per evitare le tempeste, è sacrosanto. Tuttavia, è evidente come la percezione del rischio sia cambiata, ovvero si sia ridotta, e si cerchi di evitare quanto più possibile gare bagnate.

Un esempio può essere rappresentato dal GP del Giappone 2023, interrotto anticipatamente proprio quando la pioggia si stava infittendo. Non si trattava di una situazione esagerata, eppure venne esposta la bandiera rossa alla prima occasione utile, tramutando il Gran Premio in una seconda Sprint de facto, più lunga di un solo giro rispetto a quella canonica, giusto per conferire il punteggio pieno.

“O tempora, o mores!” ebbe a dire Marco Tullio Cicerone, ossia “Che tempi e che costumi!” a beneficio di chi non ha avuto i vantaggi di un’istruzione classica. È un peccato che l’approccio verso la pioggia sia cambiato, ragionando sempre e solo sul Safety First, schema di pensiero a causa del quale, talvolta, si esagera in termini di cautela, privando la MotoGP di una variabile talvolta decisiva.

Una variabile capace di far emergere abilità differenti rispetto a quelle canoniche, dinamica grazie alla quale sarebbe possibile premiare il centauro più completo e più talentuoso. Con la pioggia, si va oltre il mero mezzo meccanico. L’augurio è quello di poter assistere a qualche gara bagnata, senza eccessi e senza una situazione estrema. Speranza forse vana, considerata anche la piega presa dal meteo negli ultimi anni, sempre più estremo e sempre meno avvezzo alle mezze misure. Cionondimeno, come si suole dire, la speranza è l’ultima a morire.

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