Atletica
Leonardo Fabbri: “So di valere i 23 metri, ma non sono più un’ossessione. Ho risposto a chi non capisce nulla di atletica”
Leonardo Fabbri, numero uno del ranking del getto del peso di World Athletics, è ospite di Sprint Zone, format in onda sul canale YouTube di OA Sport. L’atleta toscano, che ha raggiunto la vetta al termine di una stagione nella quale ha conquistato il secondo titolo europeo consecutivo, punta già alla prossima stagione: Europei indoor di Valencia, i Mondiali di Pechino e il superamento della barriera dei 23 metri sono gli obiettivi principali.
Sulla soddisfazione per il riconoscimento di numero uno di World Athletics: “Sicuramente è una grandissima soddisfazione che penso premi la continuità che c’è stata nell’ultimo anno. È stata la prima volta quest’anno, sono passato primo con la vittoria di Eugene, gara in cui ho raccolto un sacco di punti perché 22,74, più la vittoria in Diamond League, paga tanto. Da lì sono stato primo, poi alla fine me la sono giocata con Campbell, anche se per come l’ho vissuta meritava lui perché comunque è stato molto regolare sopra i 22,50, ha fatto 23 poi all’ultima gara in finale Diamond League, quindi ero lì che ci speravo. Alla fine per tre punti sono primo, quindi bene. L’anno scorso ero secondo per tre punti dietro a Kovacs, invece adesso primo sempre per tre punti”.
Sulla possibilità di continuare a crescere: “Quando vedo uno anagraficamente più grande di me mi fa sempre ben sperare, mi fa sempre credere di più in me stesso, al fatto che insomma il meglio debba ancora venire. Campbell ha fatto 23 adesso, ma lui comunque è bronzo alle Olimpiadi a Parigi, quindi sono comunque già due-tre anni che lancia intorno ai 22 metri, quest’anno ha fatto 23 a trent’anni quindi chissà che il prossimo anno che li compio io speriamo possa toccare a me”.
Sul rapporto con la soglia dei 23 metri: “Il 2024 me lo sono goduto tantissimo e poi dopo il 22,95 sono andato un po’ in difficoltà, ho iniziato a fare gare sempre sopra i 22, ma senza lanciare con così tanta facilità come a inizio stagione, perché ogni risultato sotto i 23 lo vedevo come un lancio brutto. Non riuscivo a godermi anche una vittoria, a Londra ho vinto contro Crouser, Kovacs però ha fatto 22,50, magari anche quello me lo faceva godere poco. L’anno scorso peggio ancora, quest’anno invece mi son concentrato solo sul divertirmi e sul cercare di vincere il più possibile, avere più fiducia e credere tantissimo in me, ci sono riuscito. Sapevo di valere 23 non tanto dagli allenamenti, però avevo una facilità di lancio che mi permetteva di fare 22 anche lanciando male. Questa cosa qui mi faceva capire di valere 23, però secondo me è solo rimandato perché so di valerli. Fa bene iniziare poi la stagione, la preparazione, allenamenti un po’ più duri ed essere motivato, avere uno scopo importante”.
Sulla soddisfazione di una stagione in cui il divertimento non è mancato: “Sbattere la testa come è successo ai Mondiali indoor è servito. Alla fine le cose brutte cerco sempre di vederle come un modo per crescere sotto tutti i punti di vista. Mi è servito a farmi scivolare un po’ tutte le cose brutte o che gente che non capisce niente di atletica dice e di pensare a me, a divertirmi e a fare del mio meglio. Ho dimostrato di essere uno forte e penso si sia visto perché veramente in questa stagione un po’ in tutte le gare è andata bene, le ultime magari meno perché ho un po’ rosicato, perché avevo gli altri che lanciavano tanto nonostante lanciassi sempre sopra i 22, è stata una bella stagione in cui veramente mi sono divertito e non mi è pesato”.
Su un primato ampiamente meritato: “Penso che anche nell’ottica di fare 23 è importante rimanere bene o male da quelle parti lì. L’anno scorso ho fatto troppe gare a 21 metri, qualcuna addirittura sotto. Per fare 23 metri, i 22 devono venire così come son venuti l’anno scorso, poi di occasioni buone ce ne sono state l’anno scorso per fare 23, però anche lì son cose che serviranno poi nella gestione delle gare per fare meglio. Io l’anno scorso, anche in tutte le gare fatte bene, ho fatto un lancio solo buono e poi mi sono sempre un po’ spento, quindi dobbiamo lavorare su quello, perché comunque anche Campbell è uno bravo perché inizia la gara a 22 poi continua sempre in crescendo, così è più facile fare il lancio come ha fatto poi del 23,08, quindi bisogna lavorare su quello, ci stiamo lavorando e, una volta raggiunto quello, penso sia un grandissimo passo in avanti”.
Sull’imminente partenza per il Sudafrica: “Partiamo il 17 novembre, stiamo un mese. Rientriamo per Natale e poi ritorniamo a gennaio come facciamo sempre. Alla fine abbiamo visto che funziona e quindi sono contentissimo di andare perché per allenarsi è il posto migliore che ci sia”.
Sui programmi per la stagione: “Ci sono delle pedane molto performanti lì, molto veloci e sfruttiamo anche il clima, perché c’è un caldo secco che difficilmente trovi e quindi gareggiare mi aiuta tanto a entrare in condizione. Cercheremo una o anche due gare lì e poi faremo qualche indoor e gli Europei”.
Sul problema delle pedane indoor: “La scorsa stagione mi ha dato molta fiducia, anche perché quasi tutti i miei lanci migliori sono stati centrali l’anno scorso. Io ho sempre fatto tutti i lanci lunghi a destra che sarebbero stati nulli in qualsiasi pedana indoor. L’anno scorso invece abbiamo lavorato molto bene a livello tecnico con Paolo e sono riuscito a fare tutti i miei lanci migliori al centro o addirittura a sinistra. Eugene era quasi a sinistra quindi questa cosa sicuramente aiuterà, anche in ottica poi indoor c’è da capire la pedana, perché comunque anche la pedana è diversa e adesso stiamo lanciando sulla pedana di legno e mi sto trovando bene. Servirebbe insomma anche un aiuto dall’esterno per creare delle strutture un po’ migliori, perché visto che poi le medaglie anche a livello indoor sono importanti sarebbe bello preparare le gare un po’ meglio”.
Sui miglioramenti in fase di lancio: “Fondamentalmente sono molto fiducioso soprattutto per questo. Adesso abbiamo ancora due-tre mesi per migliorare, quindi sono fiducioso”.
Sulla diversità di reazione dei diversi lanciatori sulla stessa pedana: “Lì cambia tanto anche il tipo di tecnica che hai, magari gli americani che sono più forti e puntano meno sulla tecnica patiscono meno questa situazione. Per me che non sono molto forte, ma punto più su tecnica e velocità, la pedana fa una grande differenza, quindi comunque anche essere così tanto continuo per me è molto importante perché significa che a livello tecnico sto lanciando bene e riesco a gestire anche le varie pedane differenti, che sia più scivolosa, più ruvida, quindi è tanta roba”.
L’importanza del risultato: “Alla fine sì, conta il numero e il risultato. Poi anche Parigi, per carità, tutti sanno come è andata, ma poi alla fine uno dei risultati è quello. Quindi sono tutte chiacchiere, chiacchiere da bar”.
Sui Mondiali di Pechino 2027 e l’importanza di gareggiare: “Gareggiare ci aiuta a entrare in condizione. Io direi anzi meglio così, almeno vieni da tutto un blocco di gare, c’è la finale di Diamond League subito prima quindi cambia poco. In qualche modo ti organizzi e pianifichi bene tutto, però anche due anni fa a Tokyo ha funzionato bene. Siamo anche lì molto molto fiduciosi, è un grande obiettivo, stiamo lavorando bene”.
Sulla capacità di conciliare la vita privata con l’essere sempre in giro: “Quest’anno penso non mi sia mai capitato di stare più di una settimana a casa. Alla fine la mia priorità ora come ora è l’atletica, quindi alla fine al primo posto viene quella. Se c’è da spostarsi lo faccio e tutto il resto viene dopo, alla fine me la vivo così, è una cosa che non mi pesa e che mi rende felice perché so che quello che faccio mi fa fare poi i risultati e quindi va benissimo così, son felice di questo”.
Sulle idee per il post carriera: “Ci penso, ma non così tanto. Appena ci inizio a ragionare poi mi dico no, ma ancora ho da fare, pensiamo a lanciar lontano. Allenatore no, mi piacerebbe in qualche modo, magari coi bambini. Allenare i bambini sì, ma non l’alto livello. Penso di poter dare tanto insomma con l’esperienza che sto acquisendo e che acquisirò anche a dei giovani lanciatori che poi un domani speriamo possano fare anche più di quello che ho fatto io al momento. Mi viene in mente questo, fuori dall’atletica ancora non lo so. Penso e son convinto insomma di avere ancora tanto per pensarci quindi vediamo più avanti”.
