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Tennis

Jannik Sinner si allena in palestra a Montecarlo: il post scherzoso di Darren Cahill

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Jannik Sinner e Darren Cahill
Jannik Sinner / IPA Sport

Chi suda sul tappetino e chi sta a guardare, a braccia conserte, con la faccia di chi la fatica l’ha già fatta e adesso la osserva. A Montecarlo, dentro il Country Club, la fotografia è questa, in un bianco e nero che la rende quasi un quadro di genere: Jannik Sinner sdraiato su un fianco, impegnato in un esercizio di allungamento e stabilità, e dietro di lui, in piedi, il suo staff che sorride. La mette su Instagram Darren Cahill, australiano di lungo corso e di molta ironia, e la chiosa con quattro parole e un sospiro: “The hard work continues, for some…“. Il duro lavoro continua, per alcuni.

Gli altri, i fortunati, sono lo stesso Cahill, il preparatore Umberto Ferrara e l’osteopata Andrea Cipolla, tre uomini in piedi e di buon umore, come a un’inaugurazione. Lui, il ragazzo di Sesto Pusteria, è a terra a rimettere in sesto il ginocchio che lo ha fermato e gli ha fatto saltare la parte finale della stagione. Non è una scena drammatica, anzi. Dice di un clima sereno, di una squadra che scherza anche mentre lavora, perché la riabilitazione è fatta di ripetizioni noiose e di pazienza, e un sorriso aiuta.

Eppure sotto le battute c’è altro. Quel che si vede in questi giorni nel Principato somiglia a un passaggio di consegne, lungo, affettuoso, senza strappi. Lo aveva scritto per primo il Times, e le conferme si sono fatte via via più robuste: l’avventura di Cahill con Sinner starebbe arrivando ai titoli di coda, e dal 2027 si aprirebbe un’altra stagione, anche tecnica. Non c’è nulla di ufficiale, sia chiaro, ma le ipotesi hanno gambe solide.

Al posto dell’australiano, l’uomo che ha accompagnato Jannik fino alla maturità mentale e ai primi Slam, ci sarebbe Magnus Norman. Lo svedese, ex numero 2 del mondo e regista dei successi di Stan Wawrinka, sarebbe già stato visto in zona per i primi colloqui. Si affiancherebbe a Simone Vagnozzi, e il doppio allenatore, formula che ha portato bene all’Italia del tennis, resterebbe in piedi come prima, cambiando un nome ma non l’architettura.

Mentre ci si domanda come Norman, se sarà lui, metterà le mani sul gioco di Sinner in vista del ritorno nel 2027, il diretto interessato si occupa d’altro: suda. Tra una battuta di Cahill e un ordine di Ferrara la ricostruzione va avanti, un esercizio dopo l’altro. Il trono del mondo, per ora prestato ad Alexander Zverev, è una cosa seria, troppo grande per distrarsi. Nemmeno quando gli altri, lì dietro, hanno scelto di guardarti riposando.

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