ArtisticaGinnastica e cultura fisica
Il ko alla trave, la reazione fumosa, podio a 6 punti: l’Italia inciampa ai Mondiali, da dove ripartire con le Fate 2.0?
L’Italia è andata KO alla trave. Manila Esposito è caduta all’indietro sul doppio carpio in uscita (13.100), Sofia Tonelli si è fermata sulla stessa difficoltà della capitana (12.066), Giulia Perotti ha perso l’equilibrio sull’enjambé cambio con mezzo giro (12.566). Tre scivoloni sui 10 cm, l’attrezzo più insidioso, quello più imprevedibile e su cui l’errore è sempre dietro l’angolo: se in qualifica le azzurre si erano esaltate sul legno, in finale sono crollate e proprio lì è finita la nostra gara a squadre.
Il quintetto tricolore ha lasciato sul piatto tre punti abbondanti ai Mondiali 2026 di ginnastica artistica e sono sfumati all’istante i sogni di salire sul podio nella prova che premia la profondità del movimento ginnico di un intero Paese, demotivando sensibilmente le nostre portacolori: senza un reale obiettivo all’orizzonte, sconsolate e con visi mesti all’angolo, ci si è trascinati per un’ora, giusto per onore di firma, quasi non vedendo l’ora che si tagliasse il traguardo.
C’era oggettivamente poco da dire e da dare tra corpo libero e volteggio, capiamo lo stato d’animo e comprendiamo la situazione, ma era lecito attendersi una reazione d’orgoglio, che si è invece rivelata fumosa e non è piaciuta al DT Enrico Casella. Al quadrato e alla tavola, l’Italia è stata la peggiore del lotto (38.599 e 39.632, ottavi parziali di giornata): indubbiamente non erano i nostri punti di forza e i mancati doppi avvitamenti alla tavola in fondo alla rincorsa dei 25 metri si sono fatti sentire, sono riscontri che spiegano il morale a terra di tutta la truppa.
Le Fate hanno chiuso al settimo posto con il punteggio complessivo di 158.129: quattro punti in meno rispetto alla qualifica (162.420, ma è un confronto puramente statistico e con poca veridicità tecnica, visto che nel preliminare sono concessi gli scarti), sicuramente molto lontani dal potenziale massimo nelle corde. L’Italia si è fermata a 5.9 lunghezze di distacco dal terzo gradino del podio, su cui è salito il Giappone (164.063): sarebbe servita la gara perfetta per meritarsi la medaglia di bronzo e l’annesso pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Non ci sarebbero stati spiragli per vincere: la Cina (165.764) e gli USA (165.531) erano inarrivabili.
La gara di ieri sera andrà analizzata con grande attenzione e bisognerà farne tesoro, per cercare di non ripetere più certi errori. A sette anni dallo storico bronzo iridato di Stoccarda e a due anni dalla leggendaria medaglia d’argento conquista alle Olimpiadi di Parigi 2024, l’Italia si deve interrogare e deve chiedersi da cosa ripartire. Dalla qualifica di domenica, dove il gruppo era splendido. Manila Esposito è una certezza, Elisa Iorio è una veterana encomiabile, Giulia Perotti sta cercando di trovare la continuità, July Marano e Sofia Tonelli sono altre giovani.
Fate in versione 2.0 che devono crescere insieme, anche perché il futuro è questo, con la speranza di recuperare le gemelle D’Amato e Angela Andreoli. Tra dodici mesi ci saranno i Mondiali 2027 a Chengdu, preceduti dagli Europei in primavera: in Cina verranno messi in palio gli ultimi nove pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Si guarderà alla trasferta in terra asiatica per raggiungere un obiettivo che ci appare semplice, poi in California i sogni saranno altri.
