Formula 1GP Singapore
Hamilton parla chiaro: “La Ferrari è veloce in curva, ma a Singapore soffriremo i rettilinei”
Singapore è un circuito che ha un posto speciale nella storia di Lewis Hamilton. Alla vigilia del 17° round del Mondiale 2026 di F1, il pilota della Ferrari, che arriva da un podio ottenuto nel GP del Bahrain, spostato per ragioni di emergenza a Sepang, in Malesia, è stato invitato a tornare con la memoria al suo giro “mostruoso” in qualifica del 2018, considerato uno dei migliori mai visti in F1.
Hamilton ripercorre il cammino che lo ha portato fin lì: “Ricordo quel periodo e il percorso fatto negli anni, dall’equilibrio del 2012 al passaggio in Mercedes, lo sviluppo di una macchina insieme a loro, la spinta per ottenere certe cose e, alla fine, il traguardo raggiunto. Il 2018 fu epico, almeno per quanto riguarda le sensazioni che provai“.
Il britannico ammette di cercare ancora oggi quella stessa emozione ogni volta che torna a Singapore, ma le variabili cambiano di continuo, a partire dalle gomme: “E ogni volta che vengo qui cerco di ritrovare quello stesso tipo di sensazione, ma le gomme sono sempre diverse: ogni anno si ritorna e c’è il problema del surriscaldamento. Ma la preparazione è diversa: le cose che facevamo in Mercedes all’epoca, e che facevano anche le altre squadre per raffreddare le gomme posteriori, vengono vietate, e così arrivano nuovi modi di lavorare sugli pneumatici“.
Alla domanda su quali caratteristiche della sua monoposto possano favorire una buona posizione in qualifica, Hamilton indica i circuiti cittadini come terreno favorevole: “Penso che la nostra macchina sia generalmente buona sui circuiti cittadini, in particolare quando non ci sono rettilinei particolarmente lunghi. Se guardate le ultime gare, siamo veloci in curva, meno nel rettilineo. Questo è un circuito ad alto carico aerodinamico e quindi spero che il vantaggio che gli altri hanno sui rettilinei lunghi si riduca un po’ e che si possa iniziare a tenere il loro passo grazie alla velocità nelle curve“.
La chiave, secondo il pilota della Ferrari, sarà la stabilità: “Per noi si tratta soprattutto di assicurarci di avere una piattaforma stabile e solida sotto di noi, in particolare nelle zone con le asperità, perché qui il fondo è sconnesso“.
Lewis si è espresso anche sul tema delle corse in condizioni di bagnato, con parole che sono una vera dichiarazione d’amore per la guida sotto l’acqua e, al tempo stesso, una critica alla crescente prudenza dell’ambiente: “Le gare sotto la pioggia non sono più quelle di una volta, questo è certo. Ho vissuto gare bellissime, come quelle sotto l’acqua nel 2008. Ma allora avevamo anche più occasioni per fare test. Avevamo gomme da bagnato migliori, che venivano sviluppate di continuo. E io adoro guidare sotto la pioggia. Credo che chi organizza il tutto stia diventando sempre più prudente. E anche i giovani piloti che arrivano in F1 sono sempre più cauti. Noi piloti della vecchia scuola vogliamo andare avanti, i giovani preferiscono non guidare quando le condizioni sono quelle, e chi comanda finisce per ricevere informazioni contrastanti. Sono anche estremamente prudenti“.
Il sette volte campione del mondo rivendica poi un approccio opposto: “Io, invece, penso che dovremmo scendere in pista anche in condizioni estreme. Perché è lì che veniamo davvero messi alla prova. È più rischioso? Assolutamente. Ma alla fine è questo che lo rende una sfida. Quando sono stato in pista con le slick sul bagnato, verso la fine, ho amato quella sfida. Il motorsport è questo: quando devi affidarti all’istinto. Ed è esattamente lì che puoi davvero fare la differenza. Credo anche che sia esattamente lì che io ho fatto la differenza“.
