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TennisUS Open

US Open 2026: Alexander Zverev e Ben Shelton cercano il trofeo a New York in una finale dai tanti temi

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Alexander Zverev, Ben Shelton
Alexander Zverev, Ben Shelton / LaPresse

Alexander Zverev contro Ben Shelton: è questa la finale degli US Open, che mette di fronte l’uomo che più ne ha disputate quest’anno negli Slam, tre, contro colui che si trova alla prima assoluta in questo tipo di contesto. 23 anni dopo, gli Stati Uniti potrebbero avere un nuovo campione Slam. Sull’Arthur Ashe Stadium, in buona sostanza, c’è particolare attesa per un pomeriggio completamente diverso da quello di Sinner-Alcaraz del 2025.

Rimane in piedi la possibilità di avere quattro campioni Slam diversi nei quattro tornei, un discorso che non si pone dal 2014. Allora i quattro furono Stan Wawrinka, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Marin Cilic, e se questa è stata una quasi normalità nel periodo in cui di campioni se ne alternavano davvero tanti in vetta ai quattro tornei maggiori, adesso sembra quasi qualcosa di molto vicino all’utopistico.

Shelton può farcela con le stesse armi che lo hanno accompagnato fino a questo momento: un servizio quasi fuori scala per larga misura, dei colpi pesantissimi e una grandissima esplosività. A tutto questo si è aggiunta una grande, anzi grandissima qualità: la tenuta mentale, perché solo con quella è possibile sconfiggere un Carlos Alcaraz che pure magari non si trovava al meglio, ma in ogni caso è stato in grado di trascinare quel quarto di finale al quinto set, a un’ora assurda. Che, a tal proposito, dovrebbe imporre riflessioni non sulla riduzione dei set, ma sul cambio degli orari di inizio. O sull’uso differente degli impianti di gioco per i quarti. Ritornando alla grande speranza a stelle e strisce, Shelton sa anche come caricare la folla, un tratto comune a lui e a Frances Tiafoe, lo sconfitto in semifinale. Questo, però, suona molto come il suo momento. Quello di un tennista che non ha avuto un percorso poi così comune, nel senso che prima di esplodere sul circuito ATP ha vissuto due anni ai Florida Gators, nel tennis universitario. Un mondo in precedenza un po’ sottovalutato, ma che adesso sta avendo riscontri molto maggiori. Oggi per Shelton sarà importante tenere alta la percentuale di prime, usare bene il rovescio che è un colpo di quelli importanti, giocarsela sugli scambi brevi e soprattutto capire, mentalmente, che può cogliere il suo obiettivo.

Dall’altro lato, per Zverev conterà tanto l’aspetto mentale sotto altri punti di vista. Quale versione ci sarà: quella molto tesa vista contro Cobolli al Roland Garros o quella determinata vista contro Sinner a Wimbledon, che pure hannoo per paradosso prodotto due risultati opposti? Ai posteri l’ardua sentenza, ma è chiaro che, finché il servizio del tedesco reggerà, tutto gli sarà favorevole. Nondimeno, c’è un altro elemento a suo favore: Shelton soffre molto il suo gioco, considerato che ci ha perso cinque volte e che finora non ha trovato soluzioni contro la capacità del nativo di Amburgo di aprirsi il campo, fare spesso quel che vuole con il citato dritto e in generale neutralizzare le armi che stanno dall’altra parte della rete. Oltretutto, la versione di Zverev vista cammin facendo è diventata sempre migliore. Certo, anche a New York, come a Parigi, i giocatori affrontati non sono sempre stati i big per arrivare all’ultimo atto, ma bisogna batterli. Lui ha rischiato di perdere due volte. E sa quello che ha speso per arrivare fin qui.

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