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Sport Invernali, la Fis decide per una “riammissione” di russi e bielorussi. La sensazione è che sia una farsa
Mercoledì 2 settembre, la Fis (Federazione Internazionale dello Sci e dello Snowboard) ha annunciato la “riammissione” degli atleti russi e bielorussi, seppur con lo status di “neutrali” e vincolati al rispetto di tutta una serie di condizioni. Si tratta di un passo avanti dopo il bando totale deciso nel febbraio 2022, ma è comunque una situazione molto lontana dalla completa riabilitazione. Andiamo però con ordine.
“In seguito delle recenti decisioni del Comitato Olimpico Internazionale, il consiglio FIS riunitosi a Thun ha deciso che gli atleti e lo staff di supporto di Russia e Bielorussia potrebbero partecipare alle competizioni FIS a patto di firmare una dichiarazione di neutralità basata su una serie di criteri stabiliti dalla FIS stessa. Verrà costantemente monitorato il rispetto di questi criteri, con la possibilità di sanzioni nel caso vengano violati. La partecipazione di questi atleti è ristretta alle competizioni individuali ed è soggetta al fatto che tutti gli atleti rispettino le disposizioni richieste in termini di normativa anti-doping” ha scritto la FIS in una nota stampa.
De facto, agli atleti di Russia e Bielorussia viene aperta la porta del ritorno nell’arena internazionale. De jure la situazione è ancora tutta da definire. Innanzitutto perché non sono stati resi noti i criteri che dovranno essere rispettati dagli atleti e, finché non saranno svelati, non si potrà parlare di riammissione concreta. D’altronde, se le condizioni decise dovessero essere impossibili da soddisfare, non vi sarebbe alcuna riabilitazione.
Per esempio, non bisogna dimenticare come gran parte degli atleti siano membri delle forze armate. Significa essere soggetti a un codice di comportamento interno e a degli ordini superiori. Vale per chi fa parte delle Сухопутные войска, così come dell’Esercito Italiano, dell’Arma dei Carabinieri o della Bundeswehr tedesca. Vale per tutti i militari e il codice di disciplina interno vale molto più delle disposizioni Fis.
Inoltre va sottolineato un passaggio significativo della nota Fis. È chiaramente scritto che atleti e staff di supporto “may be granted access”. Tradotto letteralmente, significa “potrebbero essere ammessi”. “Potrebbero”, al condizionale. Dunque firmare la dichiarazione di neutralità, i cui connotati non sono ancora chiari, non garantisce la riammissione, restando però una condicio sine qua non per partecipare alle prove internazionali.
Insomma, porta riaperta dopo quattro anni abbondanti, ma ancora protetta da una serie di catenelle di sicurezza che, non è affatto detto, possano consentire a qualcuno di entrare concretamente. Quindi, la teoria parla di “riammissione”, la pratica è ben differente. Di certo, con questa decisione, la FIS è riuscita a scontentare tutti.
I russi scuotono la testa e sorridono amaramente, perché sostengono (a ragione) di essere comunque discriminati, di dover sopportare un costante monitoraggio, vivendo quindi con una spada di Damocle e di non avere gli stessi diritti degli altri Paesi, soprattutto in termini di presenza alle prove a squadre. Le nazioni scandinave e quelle dell’Europa centrale fanno le indignate perché affermano (a ragione) che la posizione della FIS si è ammorbidita.
Vedremo come evolverà la vicenda nelle prossime settimane. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una riabilitazione-farsa, che teoricamente permette a chi ha passaporto russo e bielorusso di tornare, ma all’atto pratico pone una serie di condizioni che renderanno estremamente difficile un rientro concreto. Fino a quando non saranno stabiliti i criteri, nulla potrà essere chiaro.
