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Scacchi

Scacchi, Olimpiadi 2026: Italia Open contro l’Inghilterra per tentare la storia. Sonis e Di Benedetto sognano medaglie individuali

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Francesco Sonis
Francesco Sonis / FIDE / Rafal Oleksiewicz

L’Italia Open, nella sua storia alle Olimpiadi degli Scacchi, ha alcuni riferimenti assoluti in termini di migliori risultati della storia. In termini numerici il miglior piazzamento è il 10° posto di Londra 1927 (prima edizione con 16 partecipanti), in termini più effettivi si può citare il 14° posto di Salonicco 1988 (con 106 al via), ma anche il 15° posto di Istanbul 2012 (la penultima volta azzurra con Caruana, che dal 2015 giocò in quota USA) merita sicuramente parecchio spazio.

Ora, a Samarcanda, in Uzbekistan, la squadra formata da Lorenzo Lodici, Luca Moroni, Francesco Sonis, Sabino Brunello ed Edoardo Di Benedetto può riscrivere la storia azzurra. Se dovesse battere l’Inghilterra, infatti, dall’attuale 22° posto potrebbe balzare, con una serie di incastri fortunati, anche non solo fin dentro la top 15, ma anche dentro la top ten, con un massimo limite del quarto posto in situazioni incredibilmente fortunate. Risparmiando la quantità mostruosa di calcoli sulle combinazioni da tenere in considerazione (ce ne sono a migliaia, oltre 2000 già solo per la top ten in caso di vittoria, figuriamoci anche solo per il resto dei piazzamenti da miglioramento: il tutto a causa degli spareggi tecnici), c’è evidentemente margine per sperare in qualcosa di grande. L’Italia finora ha fatto registrare sei vittorie, due pareggi e due sconfitte. Paradossalmente, rispetto alle altre occasioni non ci sono stati i grandi picchi di imprese come con Norvegia nel 2022, Paesi Bassi nel 2024 e altre cose simili. Ci sono state però varie performance solide contro squadre più in basso, e per questo capitan Michele Godena può sorridere in vista dell’ultimo turno (che, lo ricordiamo, inizia non alle 12:00, ma alle 8:00).

Turno nel quale gli accoppiamenti saranno i seguenti (prima il Bianco e poi il Nero): Lorenzo Lodici contro Nikita Vitiugov (che rappresenta l’Inghilterra dal 2023, in risposta all’invasione russa mossa contro l’Ucraina), Michael Adams (ex numero 4 del mondo) contro Luca Moroni, Francesco Sonis contro Gawain Jones (affermato autore di libri in particolare sulla Difesa Siciliana), Luke McShane (che è rarissimo caso di scacchista-lavoratore a questi livelli, in specie nel settore finanziario) contro Edoardo Di Benedetto. E qui arriviamo al secondo livello di situazione.

Sonis e Di Benedetto, infatti, possono sognare la medaglia rispettivamente in terza scacchiera e in quinta scacchiera (in questo caso si parla anche di prima riserva, concretamente). Andiamo però con ordine a organizzare i due casi. Per quanto riguarda Sonis, sono da tenere d’occhio in particolare i risultati di Shant Sargsyan (Armenia), Alexander Predke (Serbia), Mahammad Muradli (Azerbaigian), Quoc Hy Nguyen (Vietnam) e Jaime Santos Latasa (Spagna). Attualmente la classifica vede Sonis nono con performance ELO di 2645: Sargsyan l’ha di 2715, Nguyen di 2689, Predke di 2686, Muradli di 2677, Santos Latasa di 2669 e il ceco Jan Malek di 2647. Questi va però escluso subito perché nell’ultimo turno non giocherà. Vanno parimenti esclusi Frederik Svane e Nodirbek Yakubboev: il tedesco e l’uzbeko lottano per l’oro e l’argento.

Affinché Sonis raggiunga il bronzo, devono verificarsi contemporaneamente cinque condizioni. Innanzitutto che l’italiano vinca, cosa che lo porterebbe a una performance di 2694, e poi le seguenti quattro: sconfitta di Sargsyan contro il croato Ante Brkic (scenderebbe a una performance di 2672), patta tra Predke e Muradli (perché se uno dei due vincesse resterebbe davanti, invece pattando restano a 2682 e 2667), sconfitta o patta di Nguyen contro il kazako Aldiyar Ansat (2617-2664 i due casi), sconfitta o patta di Santos Latasa contro il georgiano Levan Pantsulaia (2612 o 2651 i due casi).

Affinché, invece, sia Di Benedetto a raggiungere il bronzo, bisogna intanto tenere d’occhio la regola per cui si devono avere almeno 8 partite giocate, il che esclude alcune figure dal conteggio anche davanti a lui in classifica, perché non hanno il requisito. Battendo McShane, l’italiano giungerebbe a una performance di 2602. Sono tre gli incontri da seguire: Asrorjon Omonov (Uzbekistan 3) contro Esteve Mateu Guiu (Andorra), Vladimir Hamitevici (Moldavia) contro Roberto Molina (Brasile), Dimitris Alexakis (Grecia) contro Khuyagtsogt Itgelt (Mongolia). Prendiamo i casi uno per uno. Se vince, Omonov realizza una mostruosa performance di 2976 e se patta di 2620, ma se perde scende a 2512. Parimenti, perdendo, Hamitevici scenderebbe a 2532, mentre Alexakis, pattando o perdendo, si troverebbe a quota 2579 o 2538. Poiché non vengono schierati, “escono” Radoslav Dimitrov (Bulgaria), Awonder Liang (USA) e Jules Moussard (Francia), tutti sopra Di Benedetto; parimenti restano fuori Gleb Dudin (Ungheria) e Daniil Yuffa (Spagna) perché troppo avanti.

L’Italia femminile, invece, è attesa da una sfida ai limiti dell’impossibile contro l’Ucraina, una delle grandi deluse di questo torneo: vincere significherebbe tentare almeno l’assalto alla top 25 o top 20, ma di facile qui c’è poco. Gli accoppiamenti sono questi: Anastasiia Hnatyshyn-Marina Brunello, Olga Zimina-Anna Ushenina, Nataliya Buksa-Tea Gueci, Giulia Sala-Tetyana Skabarchuk. L’importante, per le allenate da Mihail Marin, sarà dimenticare l’occasionissima andata via contro la Serbia e sapere di poter realizzare un risultato paragonabile a Chennai 2022 (29° posto) o, meglio ancora, a Budapest 2024 (20°).

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