Scacchi
Scacchi, Olimpiadi 2026: Italia di forza con Open e femminile. Battaglia nelle classifiche generali
Nono turno di grande spessore per le due squadre italiane alle Olimpiadi Scacchistiche in corso di svolgimento, anzi prossime alla conclusione, a Samarcanda, Uzbekistan. Mancano, infatti, due turni alla conclusione, due turni nei quali sia la squadra nazionale Open che quella femminile possono sperare in un deciso miglioramento del loro piazzamento con due risultati positivi. Intanto ci sono successi molto importanti di cui andiamo a raccontare.
OPEN: ITALIA-CILE 3,5-0,5
Lorenzo Lodici-Rodrigo Vasquez 1-0
Si comincia con una Quattro Cavalli a tinte molto di Spagnola, ma di fatto il prosieguo della partita dopo l’apertura ha molto di pattaiolo fino alla 29a mossa, quando Lodici comincia, molto lentamente, ma anche molto inesorabilmente, a prendere del vantaggio importante grazie alla mobilità della sua Torre, al controllo della diagonale a1-h8 con l’Alfiere camposcuro e soprattutto a una grande pazienza necessaria per gestire questo finale. E che al Bianco torna utilissima, visto che per forzare la posizione Vasquez la fa crollare, permettendo a Re, Torre, pedone a e Alfiere di organizzare qualcosa di magnificamente coordinato al fine di provocare l’abbandono alla 60a mossa.
Pablo Salinas-Luca Moroni 0,5-0,5
Patta senza sostanzialmente colpo ferire tra Salinas e il Grande Maestro di Desio e il numero 2 cileno in questa fattispecie. Si comincia con una Nimzo-Indiana variante Bronstein, con sottovariante intitolata a Gligoric. Tutto bene fino alla 16a: qui Salinas una piccola svista la commette, ma è difficile vedere alla scacchiera che alla 17a, dopo il cambio dei pedoni, la colonna e è realmente libera e proprietà della Torre, forse il vero vantaggio concreto della questione. Di fatto il Nero ha i pedoni c ed e avanzati, il Bianco un Cavallo pronto a balzare ovunque, ma i presupposti per sfondare non ci sono. Patta per triplice ripetizione di posizione alla 32a.
Francesco Sonis-Mauricio Marrujo 1-0
Attenzione al percorso di Sonis, perché il Grande Maestro sardo è sempre più in corsa per una medaglia individuale in terza scacchiera. Settima vittoria su otto partite giocate, davanti a lui nella classifica ci sono solo Nodirbek Yakubboev per l’Uzbekistan, Frederik Svane per la Germania e Shant Sargsyan per l’Armenia. E dietro gente come Predke, Korobov, anche lo stesso Hans Niemann (l’americano è nono). In questa partita in particolare si va per l’Indiana di Re, con il Nero che finisce nei guai fin da quando su su 12. Cxf6+, presumibilmente per non voler cambiare gli Alfieri camposcuro, cattura con 12… exf6. Il contraltare è che si perde un bel pezzo di controllo del centro, e per di più con una brillante combinazione Sonis dalla 23a in poi guadagna la qualità (nei tanti cambi resta con Donna, Cavallo e Alfiere contro Torre, Alfieri e Cavallo). L’italiano rischia di riportare in partita Marrujo alla 32a, ma vede una variante concreta in cui il cileno cade in pieno: ci si ritrova con Donna contro Cavallo e Alfiere e struttura pedonale molto migliore per il Bianco. Che, con la sola sovrana sulla scacchiera, controlla praticamente tutto e forza l’abbandono di Marrujo alla 51a. Va pur detto: Sonis sta producendo davvero tante brillantezze a Samarcanda.
Hugo Lopez-Edoardo Di Benedetto 0-1
Spazio ce n’è anche per l’ultimo arrivato della rappresentativa azzurra, che dopo una Francese classica trasposta in una variante senz’altro bella da vedere alla scacchiera sfrutta alla grande il fatto che Lopez tenda a pensare davvero troppo. Ritrovarsi con 10 minuti per fare 20 mosse (più 30 secondi di incremento per ognuna) tanto buona come idea non è, in genere, e così a Di Benedetto basta essere concreto: pedone h che avanza, Torre sulla colonna semiaperta c e Cavallo piazzato sulla stessa colonna in maniera virulenta. Alla fine la posizione del Bianco crolla, il Nero entra per fare incetta di quanti più pedoni possibili ed arriva l’abbandono di Lopez alla 42a.
FEMMINILE: ITALIA-UZBEKISTAN 3 2,5-1,5
Prima di iniziare, dovuta premessa: Uzbekistan 3 è la terza squadra uzbeka. Ogni Paese ospitante ha infatti il diritto di avere più di una formazione, e di solito sono tre.
Zilola Aktamova-Marina Brunello 0-1
Ritorna a vincere Marina Brunello, che comunque fino a questo momento non è mai stata battuta in otto partite e ciò è titolo di merito (con tre vittorie e cinque patte). Aktamova sceglie la variante avanzata della Caro-Kann con 4. h4, ed il seguito è molto più aggressivo di certe varianti della Francese che sono molto istruttive, ma pur sempre ad alto contenuto tattico. Dalla 25a mossa in poi il Bianco perde nettamente coordinazione, sbaglia alcune scelte importanti sul lato di Re e così il Nero ha due fattori fondamentali a proprio favore: proprio la coordinazione, che soprattutto a livello pedonale è infinitamente maggiore, e la coppia di pedoni passati uniti b e c, che diventano la chiave della vittoriosa conclusione dopo 43 mosse.
Olga Zimina-Maftuna Bohomurodova 1-0
Bella e necessaria vittoria di Zimina, che la ritrova dopo due sconfitte nei suoi ultimi due impegni. Stavolta è tutto controllato in maniera abbastanza veloce in un confronto del tutto atipico, in cui le Donne sono già fuori dalla scacchiera alla settima mossa. Decisivo il fatto che il Nero alla 12a pensi per ben 26 minuti, giocando l’arrocco corto che di base è una scelta di sicurezza, ma in questo caso fa solo il gioco del Bianco che costringe il Nero a doppiare i pedoni sulla colonna e e porta la Torre in d1, su colonna aperta. Nondimeno, c’è l’Alfiere campochiaro sulla diagonale a1-h8. Le Torri di Zimina entrano poi nelle retrovie dello schieramento nero, fanno incetta di pedoni e con il matto in arrivo in tempo tre mosse giunge l’abbandono di Bohomurodova alla 41a.
Barchinoy Shokirjonova-Tea Gueci 0,5-0,5
In realtà di questa partita c’è abbastanza poco da dire, se non che si parte con un’Inglese Anglo-Indiana. Molto alta la precisione delle due, e di questa partita va ricordata la tenuta di Gueci che, alla 32a, non cade nella trappola di 32. Ae5, un finto sacrificio che, se accettato, porta dritti al matto in due del Bianco. Si arriva così nel più classico dei finali di Alfieri di colore contrario, una sentenza di patta quasi sempre.
Kamilla Rubinshtein-Ozoda Shakhzodova 0-1
Non sta vivendo un gran momento Rubinshtein: mezzo punto nelle ultime 4 partite. E anche qui, dopo una linea piuttosto moderna della Caro-Kann, non riesce a mantenere la parità dopo una partita tenuta in equilibrio un po’ per tutto il tempo nonostante alcune difficoltà iniziale. Pesa l’errore alla 37a mossa che, nel finale di Torri, lascia il Nero con il pedone c in più, e non tanto perché è il pedone sbagliato quanto perché il Re va dritto a sostenere quel pedone, e il solo modo di evitare la promozione, per il Bianco, è un sacrificio di Torre. Inevitabile l’abbandono alla 55a.
Capitolo torneo Open: a due turni dalla fine l’Uzbekistan ritorna in testa. Lo fa in parte per meriti propri, grazie al 2,5-1,5 che cancella le speranze di vittoria degli USA (decisivi i due Nodirbek, Abdusattorov e Yakubboev, su Caruana e Niemann, mentre Sindarov perde da Wesley So), in parte perché l’India batte la Germania, ieri co-leader, ancora per 2,5-1,5 grazie a Gukesh che batte Alexander Donchenko. In corsa per il podio anche Uzbekistan 2, la seconda squadra uzbeka, insieme proprio agli indiani e all’Armenia, che vince il sempre carico di tensione (per motivi extra-scacchistici) match con l’Azerbaigian per 2,5-1,5. A 14 sembrano tagliati fuori dalla lotta vincente Cina, Germania, Spagna, Francia, Ungheria e Ucraina. Nel femminile, invece, la Cina batte per 3-1 l’Armenia e, approfittando del riscatto dell’India con un rotondo e uguale 3-1 sull’Uzbekistan, se ne va con due punti di vantaggio proprio su Kazakistan, India e Mongolia (con kazake e mongole che pareggiano 2-2. Nella giornata di domani per l’Italia ci sarà in chiave Open la Colombia, team piuttosto solido, ma che si può e deve battere, mentre tra le donne c’è la complicata Serbia, con Teodora Injac che ne è il faro.
