Formula 1
Piola: “Mansell era un leone, non rispettava nessun limite. Piquet lo beffava con tanti scherzi”
Giorgio Piola ha voluto ricordare Nigel Mansell nell’ultima puntata di Motor News, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il giornalista, commentatore televisivo e massimo esperto di tecnica della Formula Uno, ha voluto ripercorrere con la memoria la carriera del pilota inglese che ha scritto pagine indelebili del motorsport dopo aver corso con Lotus, Williams, Ferrari e McLaren.
Giorgio Piola inizia da un quadro generale del pilota inglese: “Nigel Mansell è stato un grande. Era imprevedibile. A volte era bellissimo intervistarlo, a volte era un tormento soprattutto quando qualcosa non era andato bene e se ne lamentava. Ricordo una volta in Brasile che lui arrivò in ritardo e io dovevo intervistarlo prima che la Gazzetta chiudesse il numero del giorno dopo. Lui mi fece cenno di seguirlo nel box quando era già vestito, pronto per scendere in pista, persino con il casco. Ha risposto a tutte le mie domande e, dopo l’ultima, fece cenno ai suoi tecnici di accendere la vettura. Che personaggio”.
Il “Leone d’Inghilterra” ha vissuto una carriera con un titolo iridato, 31 successi ma, anche, numerose occasioni mancate: “La più clamorosa quella gomma esplosa in Australia ad Adelaide. Il titolo era suo e, invece, quello pneumatico scoppiò anche in maniera scenografica. Ne approfittò Prost in quella occasione nel 1986. Ha poi sempre dovuto lottare con i compagni di squadra. Con Patrese l’aveva avuta vinta, anche perché il team aveva scelto di puntare su di lui. Per lui la bestia nera fu Piquet. Per me non era veloce come Mansell, ma Nelson riusciva a beffarlo anche con tanti scherzi. L’inglese e il suo ingegnere di pista ascoltavano molto quando il brasiliano studiava gli assetti sulla sua monoposto. Una volta lo copiarono, ma l’assetto era stato detto apposta perché era impossibile. Nonostante quello Nigel ci provò perché aveva lo stesso carattere di Villeneuve ma, suo malgrado, fece un incidente talmente pesante che chiuse lì il suo weekend”.
Un aneddoto incredibile del classe 1953: “Al GP del Belgio negli anni ’80 il Raidillon e la sua compressione portavano addirittura a qualche rottura di sospensioni. Non era mai successo un problema con il volante però. In quella occasione Mansell, per due anni consecutivi, piegò il volante della sua Williams. Talmente era forte e potente piegò il volante, una cosa che face solo lui”.
Dopo quel periodo è passato alla Ferrari nel 1989 prima che nel 1990 annunciasse il ritiro. Nonostante quello poi nel 1991 torna alla Williams con la clamorosa FW14B: “Una monoposto fantastica, una delle migliori in assoluto della storia della F1. Una volta ero andato in visita alla Williams per intervistare Frank. Nell’attesa in fabbrica ho avuto modo di vedere la vettura aperta e sul banco che stava provando le sospensioni attive. Patrick Head si imbufalì per quella mia mezzora di visione, perchè non potevo stare lì”.
Nel 1992 arriva il titolo con 9 vittorie e 14 pole position. “Nel complesso della sua carriera avrebbe meritato di più. Ha fatto anche qualche incidente di troppo. I suoi incidenti, però, erano sempre di foga. Ne fece uno in Messico durante le prove che era del tutto inutile. Senna gli tirò una staccata, ma lui volle infilarsi lo stesso. Faceva quasi tenerezza nella sua grande forza e voglia. Ricordiamo a Dallas quando spinse la macchina nel caldo torrido fino a svenire. Era davvero un leone. Non per cattiveria, ma perché non rispettava nessun limite. Non andava oltre come faceva Villeneuve, ma quasi. Un grande sportivo che ama ancora il motorsport e me lo conferma ogni volta che ci vediamo”.
