Tuffi
Nicola Marconi: “Servono più piscine per trovare più talenti giovanili. Abbiamo atleti acerbi che faranno bene”
Nicola Marconi, allenatore e responsabile del settore tuffi della Marina Militare e tecnico responsabile del settore giovanile azzurro, è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. Il tecnico, ex tuffatore tre volte oro continentale, si è raccontato a 360 gradi, andando ad analizzare soprattutto la situazione a livello giovanile.
Il nativo di Roma inizia proprio dal suo racconto: “Penso sia stata una cosa graduale. Io ho iniziato da fratello maggiore, quindi è arrivato Tommaso, infine Maria. In poche parole una cosa di famiglia. C’è anche mio cugino Benedetti ed il mio fratellastro Rinaldi. Una famiglia allargata. Il mondo dei tuffi è piccolo, ci sono pochi impianti, i praticanti non sono numerosi ed è semplice trovare situazioni simili. Un po’ come in casa Cagnotto con Giorgio e Tania”.
Il movimento dei tuffi italiano come sta? “Ovviamente qualche impianto in più sul territorio servirebbe. In Italia ci sono davvero pochissime piscine, si contano sulle dita di una mano. I centri principali sono 5-6, quindi ci sono altri centri più piccoli che sono ridotti a livello di spazio e altri ancor più piccoli per cui la situazione non è semplicissima. Se si riuscisse da ampliare l’attività agonistica sarebbe importante anche per noi per trovare i talenti giovanili”.
Cosa si guarda per capire se un giovane è davvero un talento? “Mi interrogo spesso su cosa sia il talento. Secondo me non esiste una definizione corretta, soprattutto nei tuffi. C’è chi ha un ottimo ritmo sul trampolino, chi ha una spinta elevata oppure chi ha una eleganza innata. Per fare il campione serve un po’ di tutto. Se hai solo una di quelle cose non puoi pensare di vincere. Si sopperisce a tutto ciò con l’allenamento. Da svolgere in maniera seria, come la voglia di impegnarsi. Serve tanta ripetizione del gesto tecnico, della ricerca della perfezione. Si tratta di un lavoro che porta via tanto tempo. Non bisogna focalizzarsi sul tuffo in sé e per sé ma sulla correzione che fa il tecnico”.
Nicola Marconi racconta le sue difficoltà iniziali: “Io avevo tanti difetti – sorride – Molti mi avevano detto quando aveva iniziato che non era lo sport adatto a me. Non avevo la predisposizione giusta, ma il mio talento era la caparbietà. Ho fatto di tutto per diventare bravo passo dopo passo, superare le mie carenze. Grazie al giusto tecnico, Domenico Rinaldi, ho sfruttato la mia potenza e la mia voglia di fare”.
Un atleta quando sbaglia deve essere lasciato libero di capire e migliorare o va instradato? “Si può lasciare spazio all’atleta a qualsiasi età. Quando è più maturo lo si fa con un certo obiettivo, quando è più giovane lo si fa per stimolare il suo ragionamento per capire quale sia la strada giusta e quale quella sbagliata. Si inizia sin da giovani, ma tra quello che dice un tecnico e quello che fa un atleta deve esserci correlazione. L’importante è che l’atleta ci metta la testa”.
Ci sono atleti che hanno colpito Marconi a livello di impegno: “Senza tirare in ballo gli atleti della nazionale o chi ha già vinto, che sono tutti grandi lavoratori, penso a atleti delle giovanili che avevano difficoltà e, invece, lavorando su sé stessi, sul proprio carattere e sui propri tuffi, hanno saputo non deprimersi e migliorare. Penso a Giorgia Tasca che quando entra in vasca non vorrebbe più uscire. Anche Sofia Conte, la sorella di Simone, che ha fatto un salto di qualità notevole negli ultimi 2 anni. Ovviamente non può essere ancora impeccabile, ma ci dà modo di capire che siamo sulla giusta strada”.
Qual è l’errore più comune nel mondo dei tuffi? “Quello che fa un principiante che inizia con i tuffi? Fare il tuffo con gli occhi chiusi. Qualcosa che si fa quasi senza pensarci, ma è come andare in bicicletta senza guardare. I rischi sono inevitabili. Ad occhi aperti, invece, il cervello recepisce tutto e aiuta a migliorare. A livello agonistico, invece, è andare fuori ritmo. La rincorsa è scandita da una coordinazione gambe-braccia. Sbagliare quello può rovinare tutto”.
I clamorosi risultati degli Europei 2026 sono troppo belli per essere veritieri? “A Parigi rispecchiano quello che è il movimento dei tuffi italiano. Anzi forse abbiamo anche lasciato per strada qualche medaglia. Non sto esagerando, ma uno come Santoro ha performato meno del previsto. Anche per Di Maria vale lo stesso discorso. Nel 2024 avevamo una squadra composta da gente a fine ciclo che ha portato a casa diverse medaglie, anche due ori. Nel 2025 c’è stato solo l’Europeo e abbiamo conquistato ancora qualche podio. Nel 2026 sono rimasti pochi veterani e sono arrivati tanti esordienti che hanno un’ottima prospettiva futura. Per ora sono ancora acerbi, ma sappiamo che potranno fare bene”.
