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Europei volley femminile, gli altri quarti: Serbia, Polonia e Turchia favorite, ma le sfide delle big nascondono insidie

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Tijana Boskovic
Tijana Boskovic / Cev

Bošković contro Anthouli, Stysiak sfida Dambrink, Vargas incrocia Grozer. Tre duelli che da soli bastano ad alzare la temperatura dei quarti di finale degli Europei 2026 di volley femminile, anche senza considerare la sfida che vedrà protagonista l’Italia. Tra Brno e Istanbul si assegnano gli altri tre posti in semifinale e il menu propone Serbia-Grecia, Polonia-Olanda e Turchia-Germania, confronti nei quali le gerarchie sembrano abbastanza definite ma che la fase a eliminazione diretta può rapidamente trasformare in trappole.

C’è soprattutto molta Italia in panchina. Stefano Lavarini guiderà la Polonia contro l’Olanda, mentre a Istanbul andrà in scena il derby tutto italiano tra Daniele Santarelli e Giulio Cesare Bregoli, rispettivamente alla guida di Turchia e Germania. Soltanto Serbia-Grecia sfugge a questo filo conduttore, proponendo però uno dei confronti tecnicamente più intriganti: la potenza della squadra di Zoran Terzić, costruita attorno a Tijana Bošković ma tutt’altro che dipendente dalla sua fuoriclasse, contro una Grecia che si presenta all’appuntamento con Martha Anthouli come principale terminale offensivo e la convinzione di poter provare a sovvertire un pronostico nettamente contrario.

A Istanbul l’equilibrio potrebbe invece aumentare. La Polonia di Lavarini proverà a imporre centimetri e potenza facendo leva su Magdalena Stysiak e sulla qualità delle proprie centrali, mentre l’Olanda dispone di una distribuzione offensiva più articolata e delle soluzioni rappresentate da Elles Dambrink e Indy Baijens. Poi toccherà alle padrone di casa: la Turchia mette sul tavolo Melissa Vargas, Zehra Güneş, Eda Erdem e una profondità di organico da candidata al titolo, ma dall’altra parte troverà una Germania che può affidarsi alla potenza di una Leana Grozer reduce da una prestazione di enorme peso negli ottavi.

Favorite sì, semifinaliste ancora no. Serbia, Polonia e Turchia partono davanti nelle rispettive sfide, ma Grecia, Olanda e Germania hanno caratteristiche sufficienti per provare a complicare i piani delle avversarie. La prima sfida presenta una Serbia nettamente favorita sulla Grecia, ma l’ottavo di finale ha offerto indicazioni che suggeriscono prudenza. Le serbe hanno eliminato la Croazia 3-1 dopo aver perso il primo set, crescendo progressivamente soprattutto a muro e nella capacità di aumentare il livello dell’attacco. La squadra di Zoran Terzić ha chiuso con 15 muri punto, dato che racconta bene una delle principali differenze strutturali rispetto alle avversarie: altezza, presenza sopra la rete e capacità di trasformare il sistema muro-difesa in una fonte continua di break point.

Il riferimento offensivo resta naturalmente Tijana Bošković, che contro la Croazia ha realizzato 18 punti con il 52% in attacco, ma la Serbia ha il vantaggio di non dipendere esclusivamente dalla propria fuoriclasse. Aleksandra Uzelac ha chiuso a sua volta con 18 punti, mentre Hena Kurtagić ne ha prodotti 12 con sei muri e Mina Popović ha aggiunto altri quattro punti diretti a muro. È proprio questa distribuzione a rendere complicato il lavoro della Grecia: concentrare troppo il muro su Bošković significa lasciare spazio alle bande e soprattutto a un reparto centrale serbo capace di incidere sia in primo tempo sia nella fase di contenimento.

La Grecia arriva però al quarto sulle ali di un risultato di grande peso, il 3-0 inflitto alla Francia negli ottavi, e soprattutto con una fase offensiva che nell’ultima partita ha funzionato ad altissimo livello. Il 54% complessivo in attacco contro il 41% francese rappresenta il dato più significativo, insieme ai sette muri e ai sei ace. La protagonista principale è stata Martha Anthouli, autrice di 20 punti con un eccellente 65% offensivo, ma accanto a lei hanno prodotto bene anche Papageorgiou e Bakodimou. Per avere possibilità contro la Serbia, la squadra di Apostolos Oikonomou dovrà riuscire a mantenere una qualità simile anche sotto una pressione a muro decisamente superiore.

Il confronto diretto della Pool B, vinto 3-0 dalla Serbia, rappresenta un precedente pesante, ma la Grecia arriva al secondo confronto con una consapevolezza diversa. La chiave sarà soprattutto il servizio: sporcare la ricezione serba e limitare la velocità di Maja Ognjenović è probabilmente l’unica strada per impedire alla Serbia di utilizzare tutta la propria superiorità offensiva. Se la palleggiatrice serba potrà giocare costantemente con palla in testa, gestendo Bošković, Uzelac e le centrali su tutta la rete, il divario potrebbe emergere rapidamente. La Grecia dovrà invece cercare di allungare gli scambi, difendere e trasformare la partita in un confronto meno lineare.

Polonia-Olanda sarà il primo quarto di finale in programma a Istanbul, una sfida tra due Nazionali che arrivano all’appuntamento attraverso percorsi diversi ma con ambizioni molto simili. La squadra di Stefano Lavarini ha superato senza particolari affanni il Portogallo negli ottavi, imponendosi 3-0, mentre l’Olanda di Felix Koslowski ha dovuto lavorare molto di più per piegare 3-2 la Slovenia al termine di una partita lunga e dispendiosa. Il confronto mette di fronte una Polonia più lineare e fisica a una formazione olandese capace di variare maggiormente il proprio gioco e di restare dentro le partite anche quando il rendimento offensivo non è costante.

La Polonia ha mostrato fin qui una struttura molto chiara. Il riferimento offensivo principale resta Magdalena Stysiak, che contro il Portogallo ha chiuso con 22 punti e il 50% in attacco, sostenendo un volume importante di palloni senza perdere efficacia. Attorno a lei, però, Lavarini dispone di diverse soluzioni: Julita Piasecka ha garantito qualità in attacco, Magdalena Jurczyk ha inciso al centro con il 75% offensivo e la squadra ha chiuso complessivamente l’ottavo con il 49% in attacco e otto muri.

Uno dei temi principali sarà proprio la capacità della Polonia di imporre la propria fisicità sopra la rete. Con ricezione positiva e palla vicina a rete, Katarzyna Wenerska può distribuire il gioco su più fronti, coinvolgendo centrali e bande e impedendo al muro olandese di concentrarsi esclusivamente su Stysiak. Se invece l’Olanda riuscirà a sporcare la prima costruzione polacca con il servizio, la partita potrebbe diventare più prevedibile e costringere Lavarini ad affidarsi con maggiore frequenza alla palla alta.

L’Olanda arriva al quarto dopo una partita completamente diversa. Contro la Slovenia ha dovuto attaccare 180 palloni in cinque set, chiudendo con il 36% complessivo, ma ha trovato una distribuzione offensiva molto più ampia. Elles Dambrink ha realizzato 24 punti, Indy Baijens 22 con il 60% in attacco e quattro ace, mentre Britte Stuut ha aggiunto 11 punti. Sono numeri che raccontano una squadra meno dipendente da un solo terminale e capace di costruire soluzioni anche al centro.

Proprio Baijens può rappresentare una delle chiavi della partita. Se Sarah van Aalen riuscirà a coinvolgerla con continuità, il muro polacco sarà costretto a rimanere più aperto e Dambrink potrà trovare condizioni migliori sulla palla alta. Al contrario, una ricezione olandese staccata da rete favorirebbe la fisicità della Polonia e renderebbe più semplice organizzare muro e difesa.

L’altra grande differenza riguarda la seconda linea. L’Olanda ha mostrato contro la Slovenia una ricezione non sempre brillante, chiudendo con il 36% positivo, mentre la Polonia contro il Portogallo si è fermata al 29%. Nessuna delle due squadre arriva dunque al quarto facendo della ricezione il proprio punto di forza assoluto: per questo il servizio potrebbe diventare il fondamentale decisivo, soprattutto nella capacità di togliere ritmo alla costruzione avversaria.

La Polonia parte con un leggero vantaggio per continuità e potenziale offensivo, ma l’Olanda ha dimostrato di saper sopravvivere anche alle partite sporche e lunghe. Se Stysiak troverà percentuali elevate e le centrali polacche potranno entrare con continuità nel gioco, la squadra di Lavarini avrà gli strumenti per imporre la propria superiorità fisica. L’Olanda, invece, dovrà provare a distribuire il più possibile le responsabilità, coinvolgere Baijens e Stuut e impedire alla Polonia di costruire una partita lineare.

Potenza contro potenza, Vargas contro Grozer e due allenatori italiani a contendersi un posto tra le prime quattro d’Europa. Turchia-Germania promette scintille giovedì 3 settembre alle 18.00 a Istanbul, dove Daniele Santarelli e Giulio Cesare Bregoli si ritroveranno uno di fronte all’altro nel quarto di finale degli Europei 2026. Le padrone di casa partono favorite, ma la Germania arriva all’appuntamento con la consapevolezza di poter reggere partite lunghe e complicate e con una Leana Grozer che rappresenta una minaccia tutt’altro che trascurabile.

I numeri degli ottavi fotografano bene le differenti armi a disposizione. La Turchia ha una distribuzione offensiva decisamente più ampia: contro l’Azerbaijan Melissa Vargas ha chiuso con 16 punti, ma alle sue spalle Zehra Güneş ne ha messi a terra 12, Hande Baladin 10, Eda Erdem e İlkin Aydın 9. Santarelli può dunque affidarsi alla sua fuoriclasse senza essere costretto a sovraccaricarla, sfruttando soprattutto un reparto centrale di enorme peso. Güneş ha attaccato con il 67% e firmato quattro muri, Erdem con il 56%: numeri che indicano chiaramente uno dei problemi che la Germania dovrà provare a risolvere.

Bregoli arriva invece al quarto con una certezza chiamata Leana Grozer. I 28 punti realizzati contro il Belgio, con 24 attacchi vincenti, tre muri e un ace, raccontano quanto l’opposta possa incidere sul gioco tedesco. Attorno a lei servirà però una Germania più completa: Emilia Weske ha chiuso l’ottavo con 14 punti, Lina Alsmeier con 13 e Camilla Weitzel con 11. Proprio Alsmeier, fermatasi al 24% offensivo, può rappresentare uno dei margini di crescita più importanti in vista della sfida con la Turchia.

Il confronto potrebbe decidersi soprattutto sulla pressione al servizio e sulla battaglia a muro. La Germania dovrà cercare di staccare dalla rete la ricezione turca per impedire a Elif Şahin di sfruttare con continuità Güneş ed Erdem e rendere più prevedibile il gioco delle padrone di casa. Dall’altra parte la Turchia proverà inevitabilmente a mettere sotto pressione la seconda linea tedesca e a costruire il proprio muro sulla diagonale Grozer-Alsmeier.

Le due squadre si conoscono già, essendosi affrontate nella fase a gironi con successo della Turchia per 3-1, ma giovedì il peso della partita sarà completamente diverso. Santarelli dispone di più alternative e maggiore profondità, Bregoli dovrà provare a trascinare la sfida fuori dai binari preferiti delle padrone di casa. Istanbul spingerà Vargas e compagne, la Germania proverà a trasformare il quarto in una battaglia: in palio c’è la semifinale europea.

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