Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Tennis

Bertolucci: “Sinner non si fa problemi: tornerà solo quando sarà al 100%. Cobolli ha sbagliato la programmazione”

Pubblicato

il

Jannik Sinner
Jannik Sinner / IPA Sport

Ultimi capitoli della stagione del tennis. All’orizzonte c’è la trasferta asiatica, che precederà la serie di tornei indoor fino ad arrivare all’evento clou, le ATP Finals di Torino. Un percorso che andrà a definire gli equilibri al vertice della classifica mondiale e non solo.

Gli US Open, ultimo Major dell’anno, hanno sorriso al tedesco Alexander Zverev, che in maniera del tutto inattesa chiuderà il 2026 come il giocatore ad aver conquistato più titoli Major, approfittando anche delle varie vicissitudini di Jannik Sinner e dello spagnolo Carlos Alcaraz, dominatori del circuito negli ultimi due anni e mezzo. Di questo e di altro si è parlato con Paolo Bertolucci, ex tennista di grande livello e apprezzata voce tecnica su Sky Sport e penna sulla Gazzetta dello Sport.

Bertolucci, partiamo da Zverev. Lo US Open ha confermato la sua qualità. Può davvero accorciare le distanze da Sinner e Alcaraz?
Non lo so. Mi sembra che non li abbia mai battuti negli ultimi anni. Io credo che i due, se sono a posto, siano un gradino sopra. Lui sicuramente, in un match, li può anche battere: è il numero tre al mondo, quando sono tutti in salute, quindi c’è una certa distanza, ma non è che ci sia un abisso. Quello che non credo sia mai possibile è che lui magari riesca a batterne uno in semifinale e poi l’altro in finale. Questo, sinceramente, non credo“.

A New York, però, è mancato anche il solito effetto trainante di Sinner. E quando il numero uno non c’è, inevitabilmente il rendimento complessivo di una nazione cambia. Il problema, semmai, è che il tennis italiano ha abituato tutti a risultati straordinari con una continuità quasi normale.  Senza Jannik, quanto perde il movimento italiano?
Senza il numero uno perdi per forza. Pensa alla Germania senza Zverev come sarebbe messa. Pensa come sarebbe messa la Serbia senza Djokovic. Certo che perdiamo, ci mancherebbe. Però il problema è che ci hanno abituato male. Gli ultimi due anni, in generale, tutti quanti ci hanno abituato male. In primis Sinner, però ci ha abituato male anche Musetti, che ha fatto tante semifinali di tornei importanti; ci ha abituato male Cobolli, una volta Berrettini e Arnaldi. Il tennis italiano è nettamente primo al mondo. Questo, però, è d’altronde il bello dello sport: non ti garantisce poi, a ogni torneo, una prestazione al massimo livello“.

Quindi, nessun campanello d’allarme?
Uno può non essere in forma, un altro avere dei problemi fisici, un altro ancora può aver incontrato un avversario che, per caratteristiche tecniche, gli dà particolarmente fastidio. Ed ecco che qualcuno parla di disastro: siamo ritornati al buio degli anni ’90. Ci vuole equilibrio, come tutte le cose. C’è una classifica mondiale: abbiamo il numero uno e il numero sette del mondo, e lascio perdere Musetti, Darderi e tutti gli altri. Quindi stiamo belli sereni e tranquilli. Sono altre nazioni che hanno problemi più grossi di noi“.

Entrando nel dettaglio, lei ha parlato di un errore nella programmazione di Cobolli. Perché?
Di Cobolli l’ho detto e l’ho scritto: secondo me ha sbagliato programmazione. È andato a giocare addirittura la Serie A e la Serie B in Germania. Quando tu fai la finale a Parigi ed entri nei primi dieci, a quel punto devi modificare completamente la programmazione. C’è una logica per la top-10, un’altra per i primi venti, un’altra ancora per i primi quaranta e così via, che va modulata in base ai risultati“.

E quindi alcune scelte sono inevitabili?
Se scendi in classifica devi scendere anche, come dire, nella qualità e nell’importanza dei tornei. Quando sali, i tornei minori li devi cancellare completamente. Se c’è da pagare, paghi anche la multa, ma non puoi andare a giocare a Umago…“.

E Musetti? Lei si aspettava di vederlo diverso prima dello US Open?
Musetti, sinceramente, io pensavo che dopo l’infortunio e tutto il resto, a parte il malore degli US Open, nei tornei precedenti avrebbe reso in maniera più convincente. Sinceramente non l’ho visto sulla versione che mi aspettavo. E allora, a quel punto, pensavo che lo avremmo visto in forma a New York. Poi agli US Open è successo quello che è successo. Quindi diciamo che va rivisto“.

Lui ha parlato di una stagione come di un’Odissea. E’ d’accordo?
Assolutamente sì.  Ho ancora negli occhi la partita degli Australian Open: senza l’infortunio avrebbe probabilmente battuto Djokovic. Poi, purtroppo, è arrivato quel problema muscolare che ha complicato tutto e speravo che rientrasse prima e a un certo livello. Invece vedo che sta faticando molto“.

E poi c’è Sinner. Il suo rientro è uno dei temi centrali dell’ultima parte della stagione. Asia oppure Europa? Il calendario offre diverse possibilità. Lo rivedremo già nella tournée asiatica o direttamente nella stagione indoor?
Non saprei cosa rispondere. Sappiamo che ha quest’infiammazione al ginocchio destro. Io, a questo punto, sono sicuro che lui rientrerà solo quando sarà a posto, al 100%. Se sarà in Asia, bene, e altrimenti sarà dopo, in Europa. Non penso che si faccia problemi. Ha deciso di rinunciare agli US Open, tra gli obiettivi stagionali. Non penso a questo punto che lui voglia correre dei rischi per giocare un 500 o un 1000. Quindi rientrerà solo quando sarà perfettamente a posto“.

E sul ritorno di Juan Carlos Ferrero, si è fatto il nome anche di Sinner. Lei cosa ne pensa?
Non posso esprimere giudizi a riguardo. Ogni giorno se ne legge uno diverso”.

Si dovrà attendere quindi, come si aspettano novità dal n.1 del mondo tra incertezze e silenzi.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
Pubblicità