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Basket femminile: Berlino apre all’Italia. I Mondiali azzurri iniziano contro la Cechia
Nella sua storia conosciuta l’Italia non aveva mai giocato a Berlino. Lo farà per la prima volta nel 2026, e nell’occasione più importante di tutte, quella rappresentata dai Mondiali. Il basket femminile italiano ritorna nel contesto iridato dopo 32 anni, e ci ritorna per una sesta partecipazione a tinte ormai completamente diverse da quelle che si sono viste dal 1964 al 1994.
Nel 1964 la squadra finì nona, ed era sotto la guida di uno dei padri fondatori della scuola cestistica italiana, Giancarlo Primo, mentre nel 1975 e 1979 i risultati furono importanti: un quarto e un quinto posto, in un’epoca nella quale le azzurre a tratti lottavano con potenze quali il Giappone e l’allora Cecoslovacchia, e in cui i nomi erano quelli di Mabel Bocchi, Lidia Gorlin, Wanda Sandon, Mariangela Piancastelli, Antonietta Baistrocchi. Sono poi venuti gli Anni ’90, con il 13° posto del 1990 e l’11° (sfortunato, peraltro) del 1994 di squadre pur ricche di talento, che rispondeva ai nomi, tra l’una e l’altra edizione, di Mara Fullin, Silvia Todeschini, Renata Salvestrini, Cinzia Zanotti, Elena Paparazzo, Susanna Bonfiglio, Viviana Ballabio e forse più di tutte Cata Pollini, prima italiana non solo a giocare in WNBA nel 1997, ma a vincere anche l’anello con le Houston Comets. Ed era l’epoca di Aldo Corno, altro decano delle panchine italiane.
Quest’anno, ormai, la situazione si è radicalmente modificata, anche perché di generazioni ne sono passate un paio, di epoche dal buio alla risalita anche, e adesso si vive di un roster che ha parecchie dimensioni da poter mostrare al mondo. La stella è fuor di dubbio Cecilia Zandalasini, arrivata dalla miglior stagione della carriera in WNBA, ma parliamo di un roster con un’identità precisa, un forte senso del gruppo e tante opzioni diverse a disposizione.
Oltre a Zandaalsini, da sottolineare la completa variabilità del discorso play-guardie. C’è l’ordine di Costanza Verona, la licenza di fare tutto di Mariella Santucci, l’estro in entrata di Francesca Pasa, l’irruzione nel lotto delle grandi di Vittoria Blasigh, e c’è naturalmente Matilde Villa che, occasionalmente, si è vista semplicemente “parlare” un linguaggio cestistico, con Zandalasini, che sembra appartenere a loro e poche altre. Poi c’è Martina Fassina che ha ampiamente dimostrato di poter essere pronta in qualsiasi evenienza, come il Belgio ormai sa molto bene. E andando più internamente c’è Francesca Pan capace di piazzare strisce importanti da tre, poi la solidità di Sara Madera, la capacità di Jasmine Keys di andare vicino a canestro e portarsi via le avversarie quando necessario a creare dei buchi importanti per le altre sotto canestro (senza contare che lei stessa, come opzione offensiva, è importante). E, più vicino a canestro, due figure così diverse e così vicine come Lorela Cubaj e Olbis Andrè, la nuova capitana dopo che Laura Spreafico (che è con il gruppo a Berlino) è stata costretta a chiudere la carriera non nel modo che voleva, con il guaio muscolare che l’ha tolta di mezzo in preparazione.
La prima avversaria è la Cechia, una squadra che, da quando è arrivata l’indipendenza, le azzurre hanno sfidato 18 volte con un bilancio di 9-9. Quest’anno la selezione alla cui guida tecnica è Romana Ptackova deve però fare a meno di due opzioni di enorme peso. La prima è Julia Reisingerova, l’altra è Emma Cechova. In pratica, per infortuni differenti è assente il pacchetto lunghe di spicco della selezione ceca. Che, però, non per questo si dimostra meno pericolosa. C’è tutto il pacchetto piccole da tenere d’occhio, con in play Eliska Joklova (peraltro unica WNBA del gruppo, alle Minnesota Lynx più potenzialmente d’impatto rispetto a Katerina Zeithammerova. E le esterne ceche, da Veronika Vorackova in giù, possono vantare anche un fattore centimetri importante (Vorackova, poi, anche tutta la lunga e proficua esperienza nei club continentali). Saranno lei, Gabriela Andelova, Julia Pospisilova e ancora di più Petra Holesinska a dover ricevere le maggiori cure sul piano difensivo. Sotto canestro resta Natalie Stoupalova, la versione ormai moderna del ruolo di 5 che può anche allontanarsi dal canestro, mentre con la necessaria presenza delle meno esperte (a livello internazionale) Natalie Koucka e Katerina Kalna c’è per la coppia Cubaj-Andrè la possibilità di sfruttare tanto in fatto di tecnica e conoscenza del panorama internazionale. In un modo o nell’altro, però, questa resta la vera classica europea del girone. Che, poi, può davvero diventare il crocevia immediato per tentare l’approdo almeno al barrage per cercare i quarti di finale.
