TennisUS Open
Ambesi: “Se Sinner sarà vicino a quello abituale, può rimanere n.1. Zverev ha più chance di vincere con Alcaraz”
Alexander Zverev supera Ben Shelton in quattro set e vince gli US Open. Il tedesco porta a casa il secondo Slam stagionale e conferma la sua clamorosa crescita negli ultimi mesi. Della finale di New York, del rientro di Sinner e di tanto altro si è parlato nell’ultima puntata di Tennis Mania, rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport. Ospite Massimiliano Ambesi, giornalista di Eurosport.
Il momento chiave della finale: “Più che altro come gestisce il primo gioco del quarto Shelton perché va 30-0 facile, l’altro sostanzialmente è ancora a pensare come aveva perso il set prima e poi gli regala un gioco e lo rimette in partita nel momento di difficoltà anziché fargli aumentare i dubbi. Gli hai aperto un’autostrada e poi da lì chiaramente Shelton ha lottato con qualche demone in quel set ed effettivamente è stato il punto più basso della sua partita”.
L’analisi della finale e la netta superiorità del tedesco: “Mi dispiace per Shelton perché lo ritengo un personaggio positivo. Gli Stati Uniti credo che dovranno aspettare ancora tanto per vincerlo questo Slam, perché comunque Shelton non è pronto, è un ottimo giocatore, lotterà per chiudere la stagione come numero 3 al mondo, però poi i numeri della classifica spesso e volentieri lasciano il tempo che trovano. C’è una categoria abbondante di differenza rispetto a Zverev, ce ne sono due con Alcaraz, secondo me nell’incastro con Sinner ce ne sono anche più di due, quindi o preghi che questi abbiano disgrazie, problemi fisici e quant’altro o è difficile. Poi te la giochi su due tornei perché su terra e erba mi sembra ancora più complesso. Ciò permesso, per me Shelton ha avuto le sue possibilità. Nel primo set, quando si apre uno spiraglio, lui sbaglia sistematicamente con il dritto, secondo set idem come sopra e sta di fatto che per tutti questi motivi arriva a metà del terzo, senza aver mai visto una palla break. E questo forse è una testimonianza della superiorità di Zverev, del modo in cui ha impostato la partita, delle certezze che aveva. Zverev ha visto tutte le partite di Sinner con Shelton e il primo set lo gioca quasi alla Sinner. La debolezza di Shelton sulla diagonale, dritto Zverev, rovescio suo, si vede tantissimo nel primo set e mezzo. Poi è stato bravo a rimanere in partita, perché Zverev nei primi tre set gioca tre palle break e ne converte due nel primo. Però i punti importanti, quelli decisivi, togliamo quel gioco sciagurato del terzo set con Zverev che perde quel parziale, li ha vinti tutti il tedesco ed è lì la differenza, quindi onore al predestinato tedesco che a questo punto fuga ogni dubbio su chi sia il giocatore più vincente degli anni ’90, ammesso e non concesso che ci fossero dubbi. L’unico che ha vinto il secondo Slam in un’età più avanzata è Wawrinka che aveva più di 30 anni. Ha avuto pazienza, ha aspettato. Ho apprezzato la sua onestà perché a domanda specifica se lui in questo momento sia il reale numero 1, risponde ‘il lungo stop per infortunio di Alcaraz e l’assenza di Sinner non mi consentono di rispondere correttamente alla domanda’, ma quello da battere è Jannik Sinner senza alcun tipo di dubbio, anche perché ci si è scontrato. Alla fine se vai a vedere il suo percorso, ha più possibilità di vincere con Alcaraz che con Sinner in tempi recenti. Onore e merito a lui. Secondo me è molto cresciuto nella gestione di tanti momenti della partita e questo suo attendismo con determinati giocatori paga oltremodo i dividendi”.
Sull’incastro favorevole per Zverev con Shelton: “C’è da dire che giocare contro Shelton in qualche modo lo facilita. Poi, se ha affrontato sei partite vincendole tutte, aveva una striscia di dodici set vinti, poi ha perso il terzo e comunque alla fine ne vince 13 su 15. Significa che si trova bene, l’altro non risponde”.
Sulla natura dei limiti dello statunitense: “Per me non è tanto mentale quello di Shelton, è tecnico. E con la risposta raramente mette in difficoltà Zverev, che quindi può iniziare a tessere la sua tela e a quel punto, con un giocatore che ha una debolezza evidente su uno dei due lati, quella tela ti imbriglia, l’avevamo detto anche prima della partita”.
Sui pregi e i difetti dell’americano: “Shelton ha grande resistenza, la potenza non è in discussione, ma sugli scambi prolungati va in deficit d’ossigeno in maniera evidente, quindi andatevi a vedere tutti gli scambi sopra i dieci colpi. Quando noi ragioniamo su l’atletismo di un atleta, di un tennista nel caso di specie, su Shelton ho dei grossi dubbi sullo scambio prolungato, quindi entriamo su quello che già è nel discorso aerobico. Tutti gli scambi lunghi si sono conclusi con lui in deficit d’ossigeno, che quindi non aveva delle soluzioni in quel momento. Non è che Zverev forzasse. Perché soprattutto per come lui gestisce qui gli scambi, c’è sempre tanta energia spesa per allungarsi dal lato del dritto, per tirare il dritto e sovente evitare di giocare di rovescio”.
Sulla capacità di crescere in progressione nei precedenti match: “Io semplifico questo discorso. Nelle partite con Tiafoe e Alcaraz, lui perde il primo set in cui gli altri effettivamente sono meglio. Shelton dall’inizio dei secondi set inizia a rispondere meglio, trova le misure e gli altri hanno i loro dubbi e quindi la partita diventa equilibrata. E con Zverev questo non succede, perché continua a servire come una macchina. Infatti, la prima palla break l’americano la vede nella seconda metà del terzo set”.
Sulla ritardata esultanza finale di Zverev: “Lo sapeva benissimo ed è stata una recita. Sono convinto di questa cosa. È il motivo per cui sono convinto che ci abbia giocato, è un modo diverso di festeggiare. Poi la verità non la sapremo mai. Comunque 18-2 è il bilancio di Shelton nei match con Zverev, Alcaraz e Sinner. Con Sinner non vince un set da tanto tempo, nelle ultime nove partite non ha mai vinto un set. Con Zverev il set lo vince ieri e la partita con Alcaraz è particolare per mille e più motivi. Manca quel quid per affrontare questi giocatori. Il suo punto di debolezza in questo momento non gli consente di essere competitivo se gli altri stanno bene, per giocarsela alla pari, perché poi magari sei lì in partita, arrivi a giocarti due tie-break. Con Sinner è successo, ma nel momento in cui l’altro alza il livello, il tuo punto debole sul lato del rovescio pesa troppo, perché questo dice la storia di tutti questi match. Io quelli con Sinner me li ricordo anche abbastanza bene, e in alcuni Shelton ha giocato alla grande, ma senza poi avere mai la possibilità di portare a casa la partita”.
Sullo storico della finale come strumento di lettura: “Lo storico della partita racconta che nei momenti in cui può provare a dare una svolta primo e secondo set quindi è 15-30 servizio Zverev, il colpo che sbaglia è sempre il diritto. Se togliamo il break a fine terzo set i punti decisivi li vince sempre Zverev”.
Le dinamiche dei tornei 500 di alto livello: “Poi spieghiamo come sono le dinamiche di un 500 di alto livello, perché quello è un torneo con un prize money non indifferente. Al primo turno rischi di trovare Cerundolo, Khachanov, Bublik. È la prima partita che giochi fondamentalmente perché hai otto teste di serie e poi ti può capitare ogni cosa, quindi spesso come impatto è molto più duro, anzi sempre molto più duro di un 1000. Non abbiamo elementi per dire che cosa succederà”.
Sul viaggio di Sinner in Asia: “Io penso che se ci saranno le condizioni per andare si andrà. Il discorso numero uno non so quanto interessi davvero onestamente. Settecento punti di differenza, considerando quelli che ci sono a disposizione, non è che siano così tanti, e comunque sia in un modo o nell’altro Sinner rimane numero uno fino alle finali. Se è nelle condizioni di essere vicino al Sinner abituale può provare a rimanere al numero uno”.
Sulla lotta per le ATP Finals: “Adesso il tema è capire chi deciderà cosa in vista delle finali, quindi quale sarà la strategia per rimanere tra i migliori otto. I punti in palio sono tanti, Medvedev va a cercare di fare legna da subito nei 250 cinesi. Lo scorso anno non gli andò bene ad Hangzhou, uscì nei quarti. Se vince si porta 500 punti di margine sul nono e poi bisogna vedere perché tra nono e forse sedicesimo, quello prima di Darderi che credo sia Nakashima, ci sono 200-300 punti, quindi è battaglia. In tanti se trovano la giusta chiave di lettura per un mese e quindi raccattano punti pesanti nel 500 asiatico e a Shanghai possono rientrare in gioco”.
Sul mancato legame tra diabete e prestazioni sportive: “Però attenzione, il diabete non influisce sulla prestazione, è una cosa che deve monitorare, deve monitorarla ma sicuramente è un qualcosa che non aiuta, è una complicazione ma non va a influire soprattutto dal punto di vista della gestione mentale e dell’energia”.
