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Olimpiadi invernali 2030, in Francia monta la polemica attorno al comitato organizzatore

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Julia Simon
Julia Simon Lapresse

Siamo ormai entrati nel ciclo olimpico invernale che culminerà con i Giochi delle Alpi francesi 2030. Al riguardo, le notizie provenienti da Oltralpe denotano una situazione tutt’altro che ideale nel percorso di avvicinamento alla manifestazione. Vengono svelati loghi ed effettuati annunci in pompa magna legati alla forma dei Giochi, ma dietro al paravento della comunicazione, stanno volando stracci.

Uno stato delle cose che, a Parigi, qualcuno non tollera più. Difatti, domenica, il giornale finanziario “La Tribune” ha pubblicato un’intervista ad Amélie Oudéa-Castéra, ministra dello sport dal maggio 2022 al settembre 2024 (dunque durante i Giochi di Parigi) e attuale presidentessa del Comitato Olimpico francese. Il fatto che la funzionaria transalpina abbia rilasciato certe dichiarazioni a una testata slegata dallo sport, ma attenta agli aspetti economici, è emblematico della forza del messaggio lanciato.

“Il progetto dei Giochi delle Alpi Francesi 2030 sta facendo progressi e le sue fondamenta sono solide. Tuttavia, ci troviamo di fronte a grossi problemi gestionali e non ce li possiamo più permettere. Ora è il momento di passare dalla preparazione all’esecuzione pratica. È la fase in cui è necessario essere efficienti, oppure non si avrà successo.

Il problema è profondo e radicato. Alcuni funzionari che avrebbero dovuto essere rimossi, stanno invece mantenendo ruoli chiave. Al contrario, persone di valore, hanno lasciato il comitato organizzatore. Questo è il problema, perché se si va avanti in questo modo, arriveranno altre dimissioni e l’organizzazione non potrà essere efficiente”.

Il comitato organizzatore, negli ultimi mesi, ha perso diverse figure di rilievo, a cominciare dall’amministratore delegato Cyril Linette per arrivare alla direttrice operativa Anne Murac, passando per il direttore della comunicazione Arthur Richer. Tutti dimissionari. Peraltro, proprio Linette, nell’andarsene aveva dichiarato di essere in profondo disaccordo con il presidente del comitato organizzatore stesso, Eric Grospiron.

Quest’ultimo non viene mai citato da Oudéa-Castéra, ma il riferimento a lui è chiaro. Se “persone di valore hanno lasciato il comitato organizzatore e funzionari che avrebbero dovuto essere rimossi stanno mantenendo ruoli chiave” è evidente come abbia voluto lanciare un messaggio trasversale. Solo una presa di posizione? Un avvertimento a Grospiron? Oppure lo si è voluto far sapere al governo, che nel frattempo è cambiato da quando è stato scelto il management organizzativo?

Non è una situazione ideale. Anzi, siamo all’esatto opposto. Vale la pena di ricordare come i Giochi delle Alpi Francesi 2030 abbiano già dovuto ricorrere a “Piani B” e “Piani C” riguardo le sedi di gara a causa del conflitto politico generatosi tra il nuovo sindaco di Nizza Eric Ciotti e il presidente del Consiglio regionale della Provenza-Alpi-Costa azzurra Renaud Muselier.

Una bagarre al termine della quale la città della Costa Azzurra si è tirata indietro dall’organizzazione, ritenendone insostenibile la realizzazione e l’adeguamento delle infrastrutture necessarie. Come conseguenza, si è deciso di ripiegare su Lione e Heerenveen (nei Paesi Bassi) per gli impianti del ghiaccio. Si sono inoltre presentati grossi problemi legati allo sci alpino, in questo caso legati all’impatto ambientale.

Insomma, verrebbe da dire che tutto il mondo è Paese. Certe dinamiche legate a contrasti, litigiosità, inefficienza gestionale si presentano spesso in Italia (poi, in qualche modo, lo Stellone vede e provvede, permettendo di traghettare in porto qualsiasi nave organizzativa).

Noi ci siamo abituati. Chissà come andrà in Francia, dove si devono gestire frizioni e il rischio di trovarsi a fronteggiare difficoltà inattese dopo Parigi 2024, edizione olimpica catalogata come un successo nonostante alcune dinamiche piuttosto discutibili. C’è (ancora) tutto il tempo per superare senza affanni queste salite in vista delle Alpi Francesi 2030.

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