Tennis
Flavio Cobolli in cerca della finale a Cincinnati, lo aspetta Fils. Sabato da ammirare nell’Ohio
Dopo la prima finale Slam al Roland Garros, Flavio Cobolli vuole anche la prima finale Masters 1000. A Cincinnati, il numero 2 d’Italia vuole andarsi a prendere l’ultimo atto: con lui dalle 19:30 ci sarà l’Italia tennistica, quella che ha imparato ad apprezzarlo non solo negli ultimi due anni, ma anche quando non si arrendeva di fronte alle difficoltà che, per un brevissimo periodo, lo avevano arenato nel circuito Challenger tra 2022 e 2023.
E a proposito di difficoltà, ma di diverso tipo, c’è una specie di sentire comune con l’avversario di quest’oggi, il francese Arthur Fils. Il più atteso tra i 2004 quando si cercavano sempre nuovi nomi, infatti, è nella fase in cui può riprendere terreno a tutti perché, dopo il Roland Garros 2025, l’infortunio occorso nel match contro Munar gli ha sostanzialmente impedito di fare qualsiasi altra cosa nell’annata. Da quando è rientrato, poi, i risultati sono stati anche significativi, bastino la finale a Doha e la semifinale a Madrid come esempi. Nondimeno, è un giocatore che sa come essere offensivo da fondo e non solo: del resto andare all’attacco è quello che ha annunciato di voler fare contro Cobolli. Flavio, peraltro, viene da soli incontri vinti in tre set, spesso in rimonta, ma sempre con la convinzione di poter ribaltare ogni situazione, una capacità di non mollare che costituisce un vero extra del suo tennis. Nondimeno, è anche rimasto come testa di serie più alta in gara. Il che non significa che sia automaticamente favorito per il titolo: significa, banalmente, che ora chi rimane guarda cosa fa lui. E, anche nella proiezione del tennis italiano, è qualcosa che fa piacere vedere.
L’altra semifinale è tra Brandon Nakashima e Frances Tiafoe. Forse, per risultati, il vero numero 1 teorico del torneo dovrebbe essere proprio Nakashima tra quelli rimasti, dal momento che non solo si è portato fino alla finale di Montreal, ma anche qui ha messo insieme diversi colpi di rilievo, Medvedev e Fritz in testa. Anche per questo molte teste dovrebbero essere giustamente girate dalla sua parte, anche se in una certa misura Tiafoe è proprio uno di quegli avversari scomodi, difficili, che sanno esaltarsi nella lotta, mai facili da prevedere. La finale, poi, questi l’ha già raggiunta nel 2024, anche se le condizioni di gioco erano leggermente diverse. In breve, nulla di scontato si può dire, ma il carattere con cui Tiafoe è riuscito a battere Lorenzo Musetti, un Musetti che sta davvero ritrovando il sale della competitività, lascia immaginare che la sfida odierna possa avere più di un risvolto.
E non si possono, assolutamente, dimenticare le semifinali femminili perché sono ricchissime di temi. La prima in ordine temporale odierno: Jessica Pegula contro Iga Swiatek, la regolarità contro l’attacco, la capacità di far perdere la pazienza contro una giocatrice che forse non è ancora ai livelli dell’epoca da numero 1, ma che sta sicuramente riprendendosi parecchio valore ultimamente. Ma di Swiatek, soprattutto, va capito qual è il reale momento, perché il quarto interrotto troppo presto contro Elena Rybakina ha lasciato più domande ancora aperte che risposte; domande alle quali dovrà giocoforza rispondere nella sfida che, da parte americana, può anche essere sia la più attesa del giorno.
La seconda: Sara Bejlek contro Coco Gauff, un’esponente della scuola ceca contro la più celebre delle americane di questa era, ma sarebbe ingiusto ridurre tutto a questo. Un po’ perché Bejlek non ha dimostrato maturità solo in questo torneo, ma anche lungo tutto il 2026, e quello che è accaduto contro Sabalenka e Keys è soltanto la conseguenza naturale della traiettoria dell’anno, e un po’ perché Gauff, alla lontana, ha un’opportunità a dir poco clamorosa. Certo, dovrebbe vincere Cincinnati e US Open, ma all’orizzonte, lì, c’è il numero 1 del mondo. Quello che fino a poche settimane fa pareva intoccabile e che, ora, con il calo di Sabalenka degli ultimi tempi appare più attaccabile.
