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Biathlon, caos sulla riammissione di russi e bielorussi. L’ufficio stampa IBU smentisce il presidente!
Sono giorni caotici in seno all’IBU, l’International Biathlon Union, ossia l’organo di governo internazionale del biathlon. Il tema è l’eventuale riammissione dei biathleti russi e bielorussi. Si parla di confusione perché siamo arrivati al punto di vedere l’ufficio stampa della federazione smentire il presidente stesso nell’arco di poche ore!
Tutto comincia la scorsa settimana, quando la RBU – la Federazione Russa – rilascia una nota stampa nella quale annuncia che, nonostante le raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale, l’IBU non prenderà neppure in considerazione la tematica della riabilitazione dei biathleti russi durante il suo congresso programmato a Berchtesgaden (Germania) dal 17 al 20 settembre.
Contestualmente, RBU dichiara che l’unica possibilità di riammissione passa attraverso il TAS di Losanna, che deve ancora esprimersi relativamente alla causa intentata dalla federazione con base a Mosca contro quella sovranazionale stanziata a Salisburgo. Il procedimento è pendente da dicembre 2025 e verte su una possibile discriminazione basata esclusivamente sul passaporto.
Ebbene, nella giornata di lunedì 24 agosto, la testata russa sport24.ru, citando nome e cognome di un proprio giornalista (Sergei Kozlov), afferma che in una conversazione avuta tra Kozlov e il presidente dell’IBU Olle Dahlin, quest’ultimo avrebbe dichiarato che “la materia della riammissione dei russi sarà discussa ufficialmente”. Pertanto, uno scenario opposto a quello palesato dalla RBU pochi giorni prima.
Nel giro di qualche ora, l’ufficio stampa dell’IBU ha però smentito il presidente tramite una nota rilasciata a tutte le agenzie (quelle russe in primis). “La materia della sospensione dei membri delle federazioni russe e bielorusse non è inserita nell’agenda del congresso di Berchtesgaden. Al congresso sarà presentato un rapporto dettagliato del comitato esecutivo in merito alla situazione attuale di entrambe le federazioni, così come la posizione del comitato esecutivo stesso in merito alla decisione di sospenderle, presa nel 2022. A seguire verrà effettuata una votazione in merito al fatto di proseguire il monitoraggio della situazione e il soddisfacimento dei requisiti necessari per rimuovere la sospensione”.
Un giro di parole che smentisce in pieno la dichiarazione di Dahlin! Viene da chiedersi cosa sia accaduto, perché l’IBU è una delle federazioni internazionali più intransigenti (se non la più intransigente in assoluto) sulla materia della riabilitazione della Russia e della Bielorussia (che in questo sport, soprattutto in campo femminile, è nazione di vertice). Il settantaduenne svedese, in carica dal 2018, non è certo un “russofilo”, anzi!
Possibile che una sua frase sia stata fraintesa dal giornalista russo? Oppure c’è sotto dell’altro? Di sicuro, a settembre l’IBU avrà un nuovo presidente, poiché Dahlin a espletato due mandati. Il suo successore è già deciso, sarà lo sloveno Tim Farcnik, unico candidato allo scranno più alto. Questo significa che per la prima volta nella sua storia (cominciata nel 1992) l’IBU non avrà un presidente scandinavo, il che tuttavia non implica un ammorbidimento della posizione nei confronti di Russia e Bielorussia.
Si resta in attesa di capire cosa accadrà. Nel frattempo si prende atto che tante carriere di atlete e atleti di vertice sono state interrotte ex abrupto (Dzinara Alimbekava, Hanna Sola, Alexander Loginov per fare i nomi più eclatanti), altre promettenti sono state stroncate sul nascere e una generazione di protagonisti futuri è stata letteralmente falciata da vicissitudini che, con lo sport, nulla hanno a che fare.
