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Atletica

Atletica, l’Italia è una corazzata planetaria: perché gli Europei di Birmingham sono meglio di Roma 2024? 10 ori da padroni

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Andy Diaz
Andy Diaz / Grana/FIDAL

L’Italia ha vinto il medagliere degli Europei 2026 di atletica: si tratta del secondo trionfo consecutivo per la nostra Nazionale, ma l’apoteosi di Birmingham ha un valore tecnico ben maggiore rispetto a quella di due anni fa a Roma. Non stiamo sminuendo il valore dell’evento nella Capitale, si chiaro, ma si trattava di una kermesse collocata un paio di mesi prima delle Olimpiadi di Parigi 2024 e, inevitabilmente, le assenze dei big furono molteplici.

Quello in Gran Bretagna, invece, era l’evento più importante dell’intera stagione e ha goduto della presenza delle migliori stelle del circuito internazionale: salire sul podio e vincere all’Alexander Stadium di Birmingham era oggettivamente più complesso ed è questo il motivo che conferisce ancora maggiore spessore all’affermazione della nostra Nazionale. Dieci ori, sei argenti, sei bronzi e ventidue allori complessivi contro gli undici titoli e ventiquattro podi di Roma.

Nei fatti ci si è ripetuti sulle stesse numeriche (l’oro in più nella Città Eterna è legato alla gara a squadre nella mezza maratona, che meriterebbe una riflessione a parte), con lo stesso numero di finalisti (45 atleti tra i migliori otto, record) e con il primo posto nella classifica a punti (solo sei lunghezze in meno rispetto a due anni fa). Battere la Gran Bretagna di fronte al proprio pubblico, imponendosi nella decisiva ultima gara, nella prova da loro più amata (la 4×400 maschile), ha un prezzo speciale.

Le note amare sono state gli infortuni di Marcell Jacobs e Mattia Furlani: il ribattezzato Messia era lanciato verso il trionfo sui 100 metri, ma l’adduttore lo ha frenato alla vigilia della finale; il Campione del Mondo di salto in lungo ha avuto una ricaduta del problema accusato in primavera, fermandosi dolo un solo salto nel turno preliminare. Due contraccolpi che avrebbero potuto dare una svolta negativa alla settimana, invece l’Italia è stata brava a ricompattarsi e a rilanciarsi, con le sue punti e con gli outsider.

Nadia Battocletti ha confermato il suo strapotere su 5000 e 10.000 metri, Leonardo Fabbri ha difeso il titolo da world leader stagionale e numero 1 del mondo nel getto del peso, Gianmarco Tamberi è riemerso da fenomeno assoluto e ha dettato legge nel salto in alto, Andy Diaz è planato oltre le Colonne d’Ercole e ha accarezzato il record del mondo nel salto triplo (mancano 14 cm…), Dariya Derkach ha messo la firma da outsider sul salto triplo dopo tre operazioni ai tendini d’Achille, Larissa Iapichino ha vinto il salto in lungo dopo una gara di testa, Massimo Stano e Sofia Fiorini sono stati i padroni della maratona di marcia (peccato che non sia prova olimpica), la 4×400 maschile ha posto la ciliegina in una staffetta del miglio mai vinta in 92 anni di storia.

Un plauso alla costanza da podio di Sara Fantini (argento nel lancio del martello), alla concretezza di Zane Weir (argento nel getto del peso, storica doppietta), al nome nuovo di Alexandrina Mihai (seconda nella mezza maratona di marcia), bene la piazza d’onore di Pietro Riva nella maratona, mentre con Francesco Fortunato si sognava l’apoteosi nella mezza maratona di marcia. Il bronzo di Fausto Desalu sui 200 metri è un premio alla carriera, Matteo Sioli è il presente e futuro del salto in alto, Andrea Dallavalle si è confermato nel salto triplo dopo l’argento iridato, Micol Majori ha stupito sui 5000 metri e la 4×400 donne sa sempre dire la sua.

Da non dimenticare un momento epocale come il record italiano degli 800 anni battuto dopo 46 anni da parte di Eloisa Coiro. Criticità? Le staffette veloci non hanno convinto, ma gli infortuni hanno condizionato il tutto e Zaynab Dosso non è nella miglior forma. Aspettiamo di recuperare Lorenzo Simonelli sui 110 ostacoli, ci si poteva aspettare qualcosa in più da parte di Antonella Palmisano nella marcia, si sono qualificati un uomo e una donna alla finale del tiro del giavellotto e i lanci sembra essere in ripresa media (oltre agli exploit di peso uomini e martello donne), il mezzofondo maschile soffre (Yeman Crippa è ormai un maratoneta).

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