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Rugby

Rugby, Troppi errori e poca intensità: l’Italia si smarrisce a Tokyo

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Italia contro Giappone
Italia contro Giappone / Federugby via GettyImages

La sconfitta contro il Giappone vale molto più dello 0 in classifica. A Tokyo l’Italia ha dato soprattutto l’impressione di aver fatto un passo indietro sul piano della maturità, tornando a mostrare quei limiti che negli ultimi due anni sembravano progressivamente superati. Più ancora del punteggio, preoccupa l’atteggiamento di una squadra apparsa incapace di adattarsi all’intensità imposta dagli avversari, poco lucida nelle scelte e troppo incline a commettere errori banali. Per lunghi tratti gli azzurri sono sembrati quasi aspettarsi che il proprio maggiore tasso tecnico fosse sufficiente per avere la meglio, finendo invece travolti dall’aggressività e dalla disciplina del Giappone.

Il dato che sintetizza meglio la partita è quello evidenziato anche da Gonzalo Quesada: i 25 possessi persi tra prima, seconda e terza fase. Un numero enorme, che racconta un’Italia incapace di costruire continuità e costretta troppo spesso a difendere. Quando gli azzurri sono riusciti a conservare il pallone hanno creato situazioni interessanti, ma è accaduto troppo raramente per mettere davvero in difficoltà una squadra giapponese che, al contrario, ha saputo capitalizzare quasi ogni errore italiano. Il possesso, più che un aspetto statistico, è diventato il simbolo di una squadra che non è mai riuscita a prendere il controllo della partita.

Quesada ha richiamato anche le difficoltà legate al lungo viaggio, al poco tempo per recuperare e a una condizione fisica non ottimale. Spiegazioni comprensibili, soprattutto considerando il calendario, ma che il commissario tecnico è stato il primo a non trasformare in alibi. “Non dobbiamo normalizzare questa partita”, ha ribadito nel dopogara, sottolineando come molti degli errori siano stati completamente non forzati. È probabilmente questo l’aspetto più preoccupante: non tanto essere stati messi sotto da un Giappone preparato e brillante, quanto aver contribuito alla propria sconfitta con leggerezze evitabili.

La buona notizia, se così si può definire, è che questa battuta d’arresto arriva all’inizio del Nations Championship e offre ancora margini per reagire. Quella cattiva è che già la prossima sfida in Nuova Zelanda presenterà un livello di difficoltà enormemente superiore. Per questo Tokyo deve rappresentare un campanello d’allarme più che un incidente di percorso. L’Italia costruita da Quesada ha dimostrato negli ultimi mesi di poter competere con avversari di alto livello, ma questa prestazione ricorda che quel salto di qualità non è ancora definitivo: senza intensità, precisione e umiltà, anche contro squadre considerate alla portata il rischio di tornare indietro è sempre dietro l’angolo.

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