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CiclismoStrada

Mattia Gaffuri: “Vorrei diventare da classifica nei Grandi Giri. Tanti aspetti da migliorare”

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Mattia Gaffuri
Mattia Gaffuri / IPA Agency

Dopo aver conquistato il salto tra i professionisti grazie alle ottime prestazioni con lo Swatt Club di Carlo Beretta e al periodo di stage vissuto nella seconda parte della scorsa stagione con la Polti VisitMalta, il 2026 ha rappresentato per Mattia Gaffuri l’inizio di una nuova avventura nel World Tour con la Picnic PostNL. Il debutto è arrivato il 16 febbraio all’UAE Tour e, da quel momento, il corridore lombardo ha iniziato a confrontarsi con il massimo livello del ciclismo internazionale, collezionando esperienze preziose e affrontando diverse “prime volte”: dalle gare a tappe affrontate con ambizioni di classifica fino al confronto quotidiano con i migliori corridori del mondo. Nei primi sei mesi di stagione Gaffuri ha mostrato segnali incoraggianti, sfiorando risultati importanti e dimostrando di poter crescere ulteriormente. Tra cadute, giornate difficili e tanti insegnamenti, il bilancio è comunque positivo.

Come stai?
“Sto recuperando dopo la caduta al Campionato Italiano. Fortunatamente non è stato nulla di grave: ho riportato solo qualche botta e adesso sono già in fase di ripresa.”

Prima stagione nel WorldTour: dopo i primi sei mesi qual è il bilancio?
“Direi che il bilancio è positivo. Se penso a un anno fa, essere qui era quasi impensabile, quindi non ero partito con aspettative particolarmente alte. L’obiettivo principale era riuscire a trovare il mio posto in gruppo, prendere confidenza con questo livello e capire come muovermi. Da questo punto di vista sono soddisfatto.”

Ti aspettavi così l’esordio nei professionisti?
“Lo stage dello scorso anno mi è stato molto utile perché mi ha permesso di avvicinarmi gradualmente a questo mondo. Arrivare già conoscendo l’ambiente ha reso tutto più semplice. Il livello del World Tour è davvero altissimo e ogni gara ti mette alla prova, però credo che quel periodo di inserimento mi abbia aiutato molto.”

Al Tour of the Alps per la prima volta hai provato a curare la classifica generale. Che sensazioni hai avuto?
“Fino alla quarta tappa stava andando tutto molto bene. Inizialmente la squadra non aveva programmato di puntare alla classifica generale, ma quando mi sono ritrovato terzo abbiamo deciso di provarci. Purtroppo, nella quarta frazione sono caduto in discesa. Sono riuscito a rientrare in gruppo, ma il giorno successivo non stavo bene e ho perso parecchi minuti. Per me le corse a tappe rappresentano ancora un terreno da scoprire e devo imparare soprattutto a gestire meglio le energie nell’arco di più giorni. Al Tour de Suisse, ad esempio, sono riuscito a farlo meglio e questo mi fa pensare che sia soprattutto una questione di esperienza e lavoro.”

Come proseguirà la tua seconda parte di stagione? La Vuelta è nei programmi?
“Al momento non è ancora stato definito il roster per la Vuelta. Sono nella long list e ovviamente spero di meritarmi una convocazione, perché sarebbe il mio primo Grande Giro. Sicuramente correrò la Clásica San Sebastián, mentre per il resto dobbiamo ancora definire il programma.”

Come ti trovi con la squadra? Ti sei ambientato bene?
“Sì, mi sto trovando bene. È un ambiente molto diverso rispetto a quello di una squadra italiana, soprattutto per le dimensioni dell’organizzazione. Ci sono tantissime persone che lavorano nel team e non sempre capita di incontrarle con frequenza, proprio perché la struttura è così grande. Però mi sto ambientando bene.”

Quali sono le differenze più grandi che hai notato in un team di prima fascia?
“Sono davvero tante. La differenza principale è sicuramente la quantità di persone che lavorano attorno alla squadra: staff tecnico, preparatori, nutrizionisti, meccanici e tante altre figure. Anche la Polti è una squadra ben organizzata, ma qui tutto è ancora più strutturato. Poi, alla fine, le basi restano sempre le stesse: bisogna pedalare forte.”

Su cosa senti di dover ancora migliorare?
“Su tanti aspetti. Il primo è sicuramente la gestione delle energie durante la gara: devo imparare a essere un po’ più conservativo e a spendere meno quando non serve. Credo però che sia qualcosa che arriva con l’esperienza. Anche il posizionamento nei momenti decisivi è un aspetto su cui posso crescere. Dal punto di vista fisico spero di avere ancora margini di miglioramento, soprattutto in salita. In generale, però, sono soddisfatto dei progressi fatti finora.”

A fine stagione sarai felice se…
“A inizio anno mi ero posto l’obiettivo di conquistare una top ten e ci sono riuscito al Tour of the Alps. Adesso mi piacerebbe riuscire a entrare nella top ten della classifica generale di una corsa a tappe di livello minore oppure, se dovessi essere alla Vuelta, sarebbe bellissimo riuscire a essere protagonista in una tappa”. 

Qual è il sogno nel cassetto?
“Il sogno è quello di diventare un corridore da classifica nei Grandi Giri. So benissimo che è un obiettivo molto ambizioso e difficile da raggiungere, ma è quello verso cui voglio lavorare ogni giorno.”

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