Pallavolo
Julia Gordon: “Accolta bene a Conegliano, ambiente stimolante. Mi ispiro alla mentalità di Sinner”
Julia Gordon fa parte della rosa dell’Italia che ha vinto gli Europei Under 18 di volley femminile: l’azzurrina, classe 2009, è già nell’orbita di Conegliano, ed è figlia d’arte in ambito sportivo. Il padre Winston, infatti, è un judoka britannico, mentre la madre è Lucia Morico, judoka azzurra bronzo ad Atene 2004.
Quando e come hai conosciuto la pallavolo?
“La pallavolo mi è capitata un po’ per caso. Inizialmente facevo judo, poi, quattro anni fa, durante una vacanza in Salento con l’US Pallavolo Senigallia, mi sono avvicinata a questa realtà. Non è stato subito il classico colpo di fulmine. La presenza delle mie amiche e le dinamiche del gioco di squadra mi hanno appassionata e spinta a continuare“.
Tua madre è un’atleta olimpica di judo ed anche tuo padre è un ex judoka. Lo sport è di famiglia. Questo può essere, in qualche modo, un vantaggio secondo te?
“Assolutamente sì, lo considero un enorme vantaggio. Crescere con genitori che hanno vissuto lo sport ad alto livello significa avere in casa persone che capiscono perfettamente i tuoi sacrifici, la gestione delle pressioni, le sconfitte e i momenti di stanchezza. Non mi hanno mai forzata a seguire la loro disciplina, anzi, mi hanno lasciata libera di scegliere. Però mi hanno trasmesso fin da subito la cultura del lavoro, la disciplina e il rispetto per l’allenamento. Avere il loro supporto e i loro consigli è una risorsa inestimabile“.
Sei ancora giovanissima e giochi tra le fila delle giovanili del Conegliano, dove ti sei trasferita. Come ti trovi e come hai vissuto questo cambio di vita?
“Questo è stato il mio secondo anno fuori casa. Grazie all’educazione che ho ricevuto sono sempre stata una ragazza molto indipendente, la verità però è che nessuno ti prepara davvero a trasferirti in un’altra città, da sola e con persone che non conosci. Non è affatto facile lasciare casa a 15 anni: significa salutare la famiglia, le amicizie di sempre e tutte le proprie abitudini. È un’esperienza che ti porta a maturare molto velocemente e ad affrontare dinamiche che solitamente un ragazzo della mia età affronta più avanti negli anni. Non nego che, soprattutto durante il primo anno, ci sono stati tanti momenti bellissimi, ma anche periodi difficili, in cui la nostalgia era forte e volevo mollare tutto per tornare a casa. Il tempo, però, cura ogni cosa e pian piano quella nuova vita diventa la tua quotidianità. D’altronde, Conegliano è una delle realtà migliori al mondo, un ambiente incredibilmente stimolante dove si respira pallavolo d’altissimo livello ogni singolo giorno. La società e le mie compagne mi hanno accolta benissimo, facendomi sentire subito a casa. Gestire la mia vita da sola mi sta facendo crescere tantissimo, non solo come giocatrice, ma soprattutto come persona“.
Parliamo adesso del successo recente all’Europeo U18. Raccontaci quest’esperienza e cosa ha significato per te questa vittoria.
“È stata un’emozione indescrivibile, di quelle che ti restano dentro per sempre. Indossare la maglia azzurra è già di per sé un onore immenso, ma salire sul gradino più alto del podio europeo, dopo un percorso lungo e impegnativo, è stato il ripagamento di ogni singolo sacrificio. Questa vittoria mi ha dimostrato che con il duro lavoro e la forza del gruppo si possono raggiungere traguardi enormi. Come si dice spesso tra di noi: siamo andate davvero oltre il cuore“.
Sei una delle giovani più promettenti a livello nazionale. Questo potrebbe metterti pressione o è invece energia positiva da mettere dentro e fuori dal campo?
“L’obiettivo è sempre quello di trasformarla in energia positiva, anche se non è un percorso semplice. È innegabile che la pressione si senta e non nascondo che in passato sia capitato anche a me di crollare sotto il peso delle aspettative. Con l’esperienza, però, sto imparando a gestire questi momenti e a trovare il mio equilibrio. Il mio coach mi dice sempre una cosa che mi è rimasta dentro, la pressione è una virtù. All’inizio non è facile capirlo, ma poi comprendi che la pressione non è un nemico da temere, è un privilegio. Significa che ti trovi esattamente dove la posta in gioco è alta, che quello che fai ha un valore enorme e che la gente crede nelle tue capacità. Non mi sento affatto arrivata, ma capire che la pressione fa parte del percorso mi dà la carica per dare il massimo e superare ogni volta i miei limiti“.
Come concili sport e studio?
“Richiede tanta organizzazione e spirito di sacrificio. La mia giornata è incastrata tra lezioni, studio e sessioni di allenamento. Sfrutto ogni momento libero, i viaggi in pullman, le pause tra una seduta e l’altra, per portarmi avanti con i libri. Non è sempre facile, ma tengo molto a portare avanti entrambi i percorsi con la massima serietà“.
Hai un’atleta in particolare che prendi come punto di riferimento?
“Amo osservare i grandi campioni per cercare di rubare con gli occhi i dettagli tecnici e soprattutto l’atteggiamento in campo. Se guardo alla pallavolo, giocatrici come Isabelle Haak o Myriam Sylla ti fanno capire cosa serva davvero per stare ai vertici mondiali, non solo doti fisiche, ma una forza mentale ed una grinta pazzesche nei momenti decisivi. Se guardo fuori dal mio sport, mi ispiro tantissimo alla mentalità di Jannik Sinner. Se però devo essere del tutto sincera, i miei atleti di riferimento preferiti, in assoluto, restano i miei genitori. Avendo vissuto lo sport ad altissimo livello, sono il mio esempio quotidiano perfetto di dedizione, sacrificio e passione per quello che si fa“.
Il tuo sogno nel cassetto?
“Il sogno più grande è senza dubbio vestire la maglia della Nazionale maggiore ed esordire alle Olimpiadi. Avendo vissuto il mito olimpico in casa fin da bambina grazie a mia madre, poter vivere un giorno quel momento da protagonista sarebbe il coronamento di tutto“.
