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Aliassime: “Dovrò esprimere il mio miglior tennis per vincere. Posso dire solo cose positive su Djokovic”

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Felix Auger-Aliassime
Felix Auger-Aliassime / LaPresse

Oggi pomeriggio si troveranno faccia a faccia nel match che mette in palio uno slot per la semifinale del singolare maschile del torneo di Wimbledon. Felix Auger-Aliassime, testa di serie numero tre, affronta il serbo Novak Djokovic nel match dei quarti di finale dello Slam inglese. Il canadese ha presentato il match odierno, ha elogiato il prossimo avversario e si è soffermato sulla propria crescita mentale.

Sul tipo di partita da interpretare nel match odierno: “È molto semplice: dovrò giocare il mio miglior tennis. Non c’è alcuna possibilità di vincere se non esprimo il massimo del mio livello. Il piano partita è piuttosto chiaro. Spero di poter dimostrare quanto sono cresciuto come giocatore. Per me è una grandissima opportunità e un enorme onore disputare questa partita. È uno di quegli incontri che ogni tennista sogna di giocare e per cui si allena ogni giorno”.

Il giudizio estremamente positivo sulla leggenda serba: “Posso dire solo cose positive su Novak. Da bambino forse non riuscivo ad apprezzarlo fino in fondo, ma ora che sono un professionista mi rendo conto dell’enorme quantità di lavoro che ha fatto nel corso degli anni. Io non mi avvicino minimamente a quei livelli. Basta pensarci per rendersi conto di quanto sia incredibile. Nutro un enorme rispetto nei suoi confronti. Inoltre, è sempre stato molto generoso con il suo tempo con me. In diverse occasioni l’ho contattato per chiedergli consigli e fare domande. Mi piace ascoltare e imparare dai giocatori più esperti e dalle generazioni precedenti. È sempre stato disponibile con me e per questo gli porto un grandissimo rispetto, non solo come campione, ma anche come persona”.

Sulla propria crescita mentale: “Con il passare degli anni tutto diventa sempre più evidente. Credo che dipenda dal fatto che cerco di essere molto disciplinato nel lavoro che svolgo: non solo in campo e in palestra, ma anche fuori, nelle ore tra una partita e l’altra. Mi preparo proprio per momenti come questi. Lavoro molto anche dal punto di vista mentale e sento che il mio dialogo interiore è diventato sempre più stabile e positivo. Inoltre, anche se non ho ancora trent’anni, nella mia carriera ho già vissuto tante situazioni diverse. Questa è semplicemente un’altra esperienza da aggiungere”.

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