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Roland Garros 2026: oltre Andreeva e Chwalinska, un torneo tra conferme e sorprese

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Mirra Andreeva Maja Chwalinska
Mirra Andreeva, Maja Chwalinska / LaPresse

Il Roland Garros, a livello femminile, è terminato con la vittoria di Mirra Andreeva. Per la russa, da tempo, non era tanto una questione di se quanto di quando avrebbe vinto un torneo del Grande Slam. Ce l’ha fatta a 19 anni, diventando la più giovane giocatrice dal 1992 (Monica Seles) a vincere a Parigi, nonché la quarta più giovane a vincere il suo primo Slam sulla terra transalpina. L’ha fatto cedendo solo 17 game nella seconda settimana, un numero che è il quarto nella storia dell’Era Open dietro agli 11 di Iga Swiatek nel 2024, ai 14 di Steffi Graf nel 1988 e dei 15 sempre di Swiatek nel 2020.

Ma non è stato solo lo Slam della russa, che comunque ha avuto un cammino di tutto rispetto per farcela: dal terzo turno in poi Bouzkova, una rediviva Teichmann, Cirstea e una Kostyuk che fino ad ora non aveva mai perso sul rosso nel 2026. Quella che ha acceso le fantasie quest’anno, a Parigi, è stata un’altra. Maja Chwalinska, Polonia. Segni particolari prima del torneo: amica di Iga Swiatek. Segni particolari dopo il torneo: la figura sulla bocca di tutti.

Ancora più clamoroso, se vogliamo, il suo cammino. Già nelle qualificazioni, dopo le francesi Ramé e Monnet, aveva eliminato l’olandese Suzan Lamens che, testa di serie per testa di serie (erano 8 e 17 nel tabellone cadetto, rispettivamente), non è mai facile da affrontare. Ma sono i nomi del tabellone principale a far rabbrividire. Primo turno: Qinwen Zheng, campionessa olimpica proprio due anni prima in quello stesso impianto. Secondo turno: Elise Mertens, e battere la belga vuol dire sempre tanto. Terzo turno: Maria Sakkari, apparsa in forma molto migliore qui rispetto ad altre apparizioni. Ottavi: Diane Parry, cioè il confronto sia con la giocatrice che con lo Chatrier quando gioca chi ha il tricolore transalpino. Quarti: Anna Kalinskaya, al miglior torneo da tempo. Semifinale: Diana Shnaider, talento cui però è sempre mancato qualcosa per completare tutto il completabile.

Ecco, di fronte a un tipo di nomi del genere chiunque si spaventerebbe. Non l’ha fatto lei, la classe 2001 che già nel 2022 si era fatta notare a Wimbledon superando un turno nel tabellone principale. Già allora si sapeva del suo grande passato junior, dei buoni rapporti con Iga Swiatek. Ma qui si è tutto moltiplicato all’ennesima potenza. E si è scoperta una giocatrice molto particolare, estremamente attenta al lato strategico del tennis, all’utilizzo del massimo campionario possibile di armi esistenti in questo sport. Con questo è riuscita a creare problemi irrisolvibili per le sue avversarie, una dopo l’altra, e a guadagnarsi la simpatia di tutti. E forse non è un caso che due delle giocatrici meno scontate del panorama tennistico femminile siano proprio polacche, e anzi siano proprio Swiatek e Chwalinska, in una fase nella quale chi tifa un certo tipo di manualità tende ad aggrapparsi, e non poco, alla ceca Karolina Muchova e alla speranza che il suo fisico resti integro almeno per il tempo necessario a garantirle almeno un’impresa.

In generale è stato un torneo tra conferme e sorprese. Le conferme riguardano Elina Svitolina e Marta Kostyuk, con la prima che continua ad avere una seconda carriera davvero di livello. E, anche se ancora il trionfo Slam non riesce ad arrivare, conta che sia ancora in grado di prendersi il ruolo di big. La seconda, invece, ha davvero preso in mano il ruolo che è ormai di una top player, ed è pronta a entrare definitivamente nel tennis che conta a grandi passi. E si conferma anche Sorana Cirstea, che a 36 anni sta vivendo, proprio all’ultimo giro di giostra, la più grande stagione della sua carriera.

Le sorprese, in negativo, riguardano altre. Aryna Sabalenka, innanzitutto: doveva essere il suo primo Roland Garros, si è trasformato in un inferno nei quarti contro Shnaider e chissà dov’è ora, a promettere rivincita al mondo. In misura minore Iga Swiatek, perché in questa fase perdere contro Kostyuk non è assolutamente disonorevole visto che si è parlato della miglior giocatrice sul rosso entrando nel torneo. In misura molto più ampia, Coco Gauff, che al terzo turno con la russa di bandiera austriaca Anastasia Potapova non avrebbe, perlomeno nella sua testa, mai dovuto perdere, e non nel modo in cui l’ha fatto. Ci si rivedrà a Wimbledon, in condizioni che più diverse non potrebbero essere. E con una speranza in chiave Italia: che i problemi di Jasmine Paolini si risolvano, una volta per tutte. E nella loro interezza.

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