PallavoloVolley Night
Massimo Righi: “La Serie A italiana sta vivendo un’epoca d’oro, ma il meglio deve ancora venire”
Stiamo probabilmente vivendo la golden era del volley italiano. Ma il bello, come sempre, deve ancora venire. Così come confermato da Massimo Righi, Presidente della Lega Pallavolo Serie A intervenuto nell’ultima puntata di Volley Night, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Luciano De Gregorio con Laura Partenio, Paolo Cozzi ed Alessandro Gennari.
In prima battuta l’autorità sportiva ha rimarcato l’importanza del brand Serie A nel mondo: “Bellissimo viaggio in questi anni – ha detto Righi – Il Campionato di Serie A è un Campionato quotato in tutto il mondo. A me non interessa tanto il risultato agonistico, quanto la struttura delle singole società che consentono di dare un futuro al Campionato. Su questo abbiamo lavorato tanto a partire dalla parte tecnica. All’epoca c’erano cinque Campionati obbligatori in modo tale che avessero continuità sul territorio ed una grande attenzione sui bilanci, che adesso sono a posto”.
La ricetta del trionfo parte da lontano: “Il successo nasce dall’attitudine al lavoro che hanno avuto i club in questi anni, lavorando su tutte le opportunità che si possono cogliere. Per il secondo anno consecutivo battiamo il record di presenze di spettatori nei nostri impianti, questo significa che c’è fame di pallavolo anche se noi abbiamo pochissimi grandi centri. Nonostante questo non siamo così distanti da altri sport come media spettatori: questo significa che siamo riusciti ad ottenere delle politiche molto buone. La pallavolo piace, è uno sport pulito e clamoroso perché è davvero di squadra”.
La Serie A è apprezzata, tra le altre cose, per l’attenzione verso i giovani: Qualcosa di importante dal punto di vista sociale, figlio di un grande investimento nei settori giovanili. C’è stato anche un mercato aggressivo da parte di altre leghe: adesso l’Italia non è più il Campionato economicamente più forte del mondo, ci hanno superato sia la Turchia che il Giappone. Sopportare le sirene di mercato degli atleti che vanno a giocare all’estero ci ha indotti a dover puntare su altre tattiche. Ma il nostro Campionato è meraviglioso perché chiunque giocatore, italiano o straniero che sia, migliora. Perché il livello medio è alto e ci consente di avere dei ricambi. Si cresce, e questo è un grande vantaggio. Non siamo i più ricchi, ma speriamo di essere ancora tra i migliori. L’accordo con il Giappone è di fatto la continuazione della strada che la lega ha intrapreso una decina di anni fa nel condividere l’esperienza con tutte le leghe del mondo. Sono partito da un ragionamento semplice: ci dicevano che eravamo la migliore lega del mondo, io rispondevo che eravamo l’unica. Bisogna essere onesti, dieci anni fa c’eravamo solo noi. La cosa importante era che tante altre leghe del mondo crescessero perché la diffusione di qualità comporta un miglioramento globale. Noi siamo l’unico sport in cui le Nazionali hanno un ruolo molto più importanti dei Campionati. Non succede con il basket o con il baseball in America. Con il Giappone c’è la volontà di scambiare eventi, idee, informazioni sui settori giovanili e sugli arbitri. Farà crescere il Giappone, ma qualcosa impareremo anche noi”.
Un tema da affrontare nel futuro prossimo sarà quello di migliorare l’esperienza complessiva all’interno dei palazzetti: “Noi abbiamo dei margini di crescita nel costo del nostro spettacolo. In alcuni palazzetti costa molto meno andare a vedere una partita di pallavolo piuttosto che un film al cinema, non si capisce perché. Io spettatore vado al cinema e spendo 12 e 14 euro, ma non voglio spenderli per una partita di pallavolo. Al tempo stesso noi siamo uno sport per famiglie che però sta lentamente cambiando, siamo in una fase meno omogenea rispetto al passato. Abbiamo un pubblico giovane, la nostra media è 40 anni. Probabilmente una piccola politica sui prezzi dei biglietti si potrebbe cominciare a fare. E’ chiaro che se li metti alti senza logica e senza criterio vai incontro a problematiche, va fatto con attenzione. Una fascia di prezzo deve essere riservata alle famiglie, con il resto non devi solo limitarti ad alzare il biglietto, ci sono tante cose che si possono dare ai tifosi che pagano qualcosa di più. Questa è la strada che stiamo perseguendo insieme ai club. Quelli che hanno un rendimento del 90-95%, e ne abbiamo, devono lavorare in questa direzione, per quelli che hanno il 40% ci vogliono delle politiche differenti“.
Non è mancato inoltre un auspicio per il futuro: “Mi auguro che ci sia questa opportunità di iniziare a promuovere la pallavolo italiana all’estero sempre di più. I mercati italiani in termini economici di visibilità sono saturi per uno sport come la pallavolo. C’è tanto da fare sul web e sui social ma nel mondo della comunicazione si può crescere con spazi ristretti. Nel mondo devo dire che siamo molto stimati, io a volte sono imbarazzato quando vado all’estero, siamo trattati benissimo come successo in tempi recenti a Tokyo. Vedono semplicemente le partite dell’Italia, ti riconoscono. Siamo stimati molto, dobbiamo costruire un percorso per portare queste risorse in Italia. Vinciamo sempre tutto o quasi tutto, vincere però è sempre una fatica, ripetersi è sempre più faticoso. Noi siamo percepiti bene perché abbiamo continuato a creare una cultura della pallavolo. Non solo nei Campionati ma anche con gli allenatori: abbiamo il top dei coach, una classe arbitrale di primo livello e giocatori di alto livello. Questo ha consentito di creare una notorietà ed una risonanza nel nostro Campionato che dura ancora. Non so se siamo il Campionato più forte al mondo, sicuramente siamo quello più strutturato”.
Ma qual è il rammarico di un Presidente che può vantare nell’arco della sua carriera una serie di risultati così prestigiosi? “A metà degli anni 2000 ho cercato di portare Firenze in Serie A, ho fatto tanti eventi lì, Coppa Italia compresa. Purtroppo non ci siamo riusciti, così come in altri capoluoghi di regione importanti“.
